
Le staminali che riparano i danni
Una scoperta tutta italiana riguarda un genere particolare di cellule staminali, che riparano i danni al livello del nostro organismo. Dove il problema si manifesta, queste cellule si affollano al fine di sistemare la situazione, appena il danno viene segnalato.
Lo studio è all’attivo del dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università di Genova, diretto da Ranieri Cancedda. Sono autrici della scoperta Claudia Lo Sicco e Roberta Tasso. Pubblica la ricerca Scientific reports.
Staminali che riparano i danni, a che punto è la ricerca
E’ nel sangue periferico dei topi che le cellule staminali che riparano i danni sono state trovate. Ora si tratta di cercarle nell’essere umano.
Cancedda spiega la natura di queste cellule staminali: “Sono cellule simili a quelle embrionali”, afferma, e sono parte di una popolazione originale, la cui esistenza non era stata mai riscontrata prima. Le cellule, una volta scoperte nei topi, sono state prelevate e iniettate in altri topi, che erano colpiti da fratture alla coda. Le staminali che riparano i danni si sono moltiplicate di conseguenza, sia nelle ossa, sia nella cartilagine e nei muscoli.
Staminali che riparano i danni, la parola all’esperto
Secondo Cancedda, “Il prossimo passo sarà cercare di identificarle nell’uomo”.
Dopo ciò gli scienziati isoleranno questo tipo di staminali e proveranno a farle moltiplicare. Potranno poi “riattivare meccanismi endogeni di riparazione perduti nel corso dell’evoluzione”.

Alberto Coco racconta un presente che affonda le sue radici in un passato magico
Alberto Coco, direttore marketing nella filiale italiana della Ubisoft Spa, ricorderà per sempre non solo con…Staminali che riparano i danni, il futuro della medicina rigenerativa

Alberto Coco racconta un presente che affonda le sue radici in un passato magico
Lucertole e salamandre, del resto, si auto-riparano: pensate alla coda della lucertola, che ricresce quando qualcuno la taglia. Anche l’essere umano non è estraneo a questi accadimenti, che si determinano nel fegato e nel corso dello sviluppo del feto. L’ultima falange delle dita, dall’osso al muscolo, fino alla pelle, può in tal modo ricrescere.
Così si esprime Cancedda: “Capire questi meccanismi credo sia il futuro della medicina rigenerativa”.




