
Perdita dell’udito: conoscete l’ipoacusia da rumore?
Secondo un articolo pubblicato su PubMed il 5% della popolazione mondiale soffre di perdita dell’udito indotta dal rumore (ipoacusia da rumore).
Un dato da non sottovalutare, soprattutto se consideriamo che al primo posto troviamo solamente la perdita dell’udito causata dall’età (presbiacusia).
Tornando a parlare dell’ipoacusia da rumore, le cause sono principalmente due: l’esposizione a rumori in maniera costante e prolungata nel tempo (trauma acustico cronico), oppure sotto forma di shock acustico, dovuto principalmente all’ascolto ravvicinato di un boato intenso e improvviso (per esempio un colpo d’arma da fuoco o lo scoppio di un macchinario industriale).
Tuttavia, è bene ricordare che con sordità intendiamo la totale assenza di udito (tutte le frequenze) in una o in entrambe le orecchie; con ipoacusia, invece, la diminuzione dell’udito relativa a gran parte delle frequenze.
Inoltre, va specificato che ciò che comunemente potremmo definire come ‘volume‘, in termini scientifici, è chiamata intensità; la frequenza, invece, cioè la misurazione dell’oscillazione di un’onda sonora ogni secondo, caratterizza i suoni da gravi ad acuti.
Perdita dell’udito da rumore: ecco i principali sintomi
L’ipoacusia da rumore si manifesta attraverso sintomi comuni:
- Difficoltà nella conversazione con le persone
- Difficoltà nell’ascolto di radio, televisione ecc.
- Vertigini
- Sensazione di orecchio ovattato
- Acufeni (fischi all’orecchio in assenza di stimoli sonori esterni)
“Non esiste una cura per la perdita dell’udito. Per questo motivo è proprio la prevenzione la nostra migliore arma. I sintomi spesso compaiono quando ‘è già troppo tardi’, per questo molte persone ritengono superflua una visita di controllo che può, invece, aiutare pazienti e specialisti a intervenire in tempo”, spiega Stefano Di Sipio, tecnico audiometrista di Torino.

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La perdita dell’udito causata dal rumore avviene quando le cellule ciliate nell’organo uditivo (la coclea) si danneggiano. Si tratta di un danno irreparabile, dal momento che queste cellule non sono in grado di rigenerarsi. La lesione arriva quindi a interessare il nervo acustico.
“Possiamo immaginare la coclea come un pianoforte nel quale i tasti rappresentano le frequenze. L’ipoacusia ci permette comunque di sentire una melodia sebbene incompleta, poiché ad alcuni tasti non corrisponde alcun suono o risulta comunque alterato. Il cervello dovrà quindi ‘riempire’ questi vuoti, sforzandosi notevolmente, attraverso altre informazioni (contesto della frase, leggendo il labiale ecc.)”, aggiunge l’esperto.
L’ipoacusia da rumore porta con sé una serie di problematiche: si abbassa la soglia di ‘fastidio’ se esposti a rumore, si confondono le lettere in una conversazione (per esempio le s e le f), mal di testa ecc.
Queste conseguenze possono indurre le persone all’isolamento e, talvolta, anche alla depressione, il tutto per evitare le difficoltà che le interazioni sociali possono presentare.
Quanto sono ‘intensi’ i rumori attorno a noi?
Come possiamo capire se il nostro udito è a rischio? Ecco alcuni esempi pratici (ricordiamo che il decibel, db, indica l’intensità del suono).
- 30 dB: persone che parlano a bassa voce come in biblioteca.
- 60 dB: una normale conversazione tra due persone.
- 70 dB: traffico intenso o aspirapolvere. Da qui in su si possono registrare fastidi.
- 85 dB: tosaerba. È possibile subire danni dopo l’esposizione di circa 2 ore.
- 90/95 dB: per esempio l’asciugacapelli. Può essere dannoso dopo un’esposizione diretta di soli 50 minuti.
- 100 dB: il rumore prodotto moto, una motosega oppure un treno in arrivo. Rischioso dopo 15 minuti.
- 110 dB: il clacson di un’auto o un martello pneumatico da una distanza ravvicinata.
- 120 dB e oltre: concerti rock, sirene di ambulanze, fuochi d’artificio da vicino o motori di jet.
Teniamo in mente questa semplice equazione: maggiore è l’intensità del suono, minore è il tempo necessario per produrre un danno all’udito.
Regole e comportamenti utili per prevenire la perdita dell’udito
Partiamo da una semplice considerazione: come dimostra l’elenco precedente, non sono solo le persone esposte a rumori intensi (per esempio per lavoro) a essere a rischio. Potenzialmente lo siamo tutti.
Dovremmo quindi partire da una sorta di ‘autovalutazione‘: potremmo chiederci, per esempio, quanto siamo esposti quotidianamente a fonti di rumore.
Detto ciò, ecco alcuni accorgimenti utili da seguire.
- Utilizzare dispositivi di protezione per le orecchie: per esempio tappi e cuffie.
- Monitorare i livelli di rumore tramite app o dispositivi che possono aiutarci a individuare la soglia critica di 85-90 dB attorno a noi.
- Fare pause dal rumore, cercando così di non esporci per periodi prolungati.
- Fare attenzione all’uso delle cuffiette per la musica: non ascoltarla ad alto volume (per esempio non più del 60% di volume per più di un’ora). Scegliere cuffie di qualità in grado di cancellare i rumori esterni, così da non costringerci ad alzare il volume.
- In discoteca o a un concerto, prediligere una posizione lontana dalle casse.
- Fare visite di controllo dall’otorino e dall’audiometrista.
Quando è necessaria una visita? Come si effettua?
Come affermato in precedenza, non dovremmo aspettare di avere problemi all’udito per recarci dai professionisti del settore. Anzi, sono proprio le visite di controllo che potrebbero fare la differenza. Infatti, sentire bene non significa che il nostro orecchio stia bene.
Facciamo un esempio di una visita di controllo.
Prima di tutto ci si reca dall’otorinolaringoiatra: l’esperto, durante la visita otorinolaringoiatrica, indaga la salute di naso, orecchie e gola.
In caso di problemi all’udito, può prescrivere un esame audiometrico tonale ( per la valutazione della soglia uditiva).
Questo esame viene eseguito dal tecnico audiometrista all’interno di una speciale cabina insonorizzata e prevede l’utilizzo di un paio di cuffie da mettere sulle orecchie.
Il tecnico audiometrista invia alle cuffie dei suoni (partendo dai toni bassi per arrivare a quelli alti, soffermandosi ogni volta sulle frequenze percepite poco chiaramente) e chiede al paziente, di volta in volta, di dare un cenno di consenso o di premere un pulsante tutte le volte che percepisce il suono.
In base alle risposte del paziente, lo specialista è in grado di valutare la funzionalità dell’orecchio esterno e dell’orecchio medio e, di conseguenza, la ‘qualità’ dell’udito.
Copertina Foto di Andrea Piacquadio: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-in-camicia-di-polo-rossa-che-si-siede-vicino-alla-lavagna-3779448/
Foto di Photo By: Kaboompics.com: https://www.pexels.com/it-it/foto/medico-dottore-marca-dispositivo-5206942/




