Semaglutide
Salute

Semaglutide orale e gestione del peso: le domande più importanti dopo l’autorizzazione europea

24/08/2026
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L’autorizzazione europea di Wegovy in compresse introduce una nuova modalità di somministrazione per l’uso della semaglutide per la gestione del peso negli adulti che rientrano nelle indicazioni previste. La novità, tuttavia, va letta senza confondere approvazione, disponibilità nazionale e appropriatezza clinica. La dott.ssa Anna Cavallero, medico esperto in nutrizione clinica, che opera all’interno dei servizi di Gestione del peso di Serenis, risponde alle domande più frequenti sulla formulazione orale di semaglutide e sulle conseguenze pratiche per alimentazione, attività fisica e monitoraggio.

Che cos’è il nuovo GLP-1 orale autorizzato nell’Unione europea?

Si tratta di semaglutide 25 mg in compresse, da assumere una volta al giorno. È la prima formulazione orale di un agonista GLP-1 autorizzata a livello europeo specificamente per la gestione del peso negli adulti. La compressa va assunta a stomaco vuoto, dopo almeno 8 ore di digiuno, e dopo l’assunzione bisogna attendere almeno 30 minuti prima di mangiare, bere o prendere altri medicinali.

L’indicazione riguarda adulti con obesità, oppure con sovrappeso e almeno una malattia specificamente correlata al peso. Come per la versione iniettabile, è un medicinale esclusivamente su prescrizione medica, da usare insieme a una dieta a ridotto contenuto calorico ed a una maggiore attività fisica.

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L’approvazione europea rende il medicinale subito disponibile e rimborsato?

No, ed è un punto importante da chiarire senza creare false aspettative. L’autorizzazione significa che il rapporto tra benefici e rischi è stato valutato positivamente per specifiche situazioni cliniche in Europa. Non significa che il medicinale sia immediatamente disponibile, rimborsato o accessibile allo stesso modo in tutti i Paesi europei: prezzo, rimborsabilità e modalità di accesso dipendono dai successivi passaggi nazionali.

Nel caso dell’Italia, è necessario attendere il parere di AIFA. E soprattutto non lo rende  improvvisamente adatto a chiunque: indicazione, controindicazioni e monitoraggio restano di competenza medica.

Come agisce la semaglutide su fame, sazietà e quantità di cibo?

La semaglutide imita l’azione del GLP-1, un ormone coinvolto nella regolazione della glicemia e dell’appetito. In pratica, il trattamento può aumentare il senso di sazietà e ridurre fame, desiderio e quantità totale di cibo assunta. È un effetto rilevante, perché rende più facile una riduzione dell’introito energetico.

Ma vorrei sottolineare un aspetto: il farmaco non aiuta a scegliere gli alimenti, non costruisce automaticamente pasti completi e non sostituisce l’apprendimento di comportamenti sani in cucina ed a tavola. Il farmaco può modificare quanto si mangia. Il percorso nutrizionale lavora su cosa si mangia, come lo si fa e con quale regolarità, per stabilire una dieta sana.

Quali differenze pratiche ci sono tra compressa quotidiana e iniezione settimanale?

È sicuramente una novità importante e, per molte persone, anche una buona notizia. È comprensibile che l’idea di assumere una compressa possa sembrare più semplice e rassicurante rispetto a una puntura: può ridurre una barriera psicologica e far vivere la terapia con maggiore serenità. Detto questo, è importante non creare aspettative irrealistiche. La formulazione orale elimina l’iniezione, ma richiede comunque alcune attenzioni: va assunta ogni mattina a digiuno, rispettando tempi precisi prima di mangiare o assumere altri farmaci. Per qualcuno questa routine sarà naturale, per altri potrebbe risultare più impegnativa di una singola somministrazione settimanale.

Per questo credo che non abbia senso parlare di una formulazione “migliore” in assoluto. Esiste piuttosto la terapia più adatta a quella persona, in quel momento della sua vita. Il nostro compito è ascoltare il paziente, comprenderne abitudini, esigenze e difficoltà e scegliere insieme la soluzione che abbia le maggiori probabilità di essere seguita nel tempo. In fondo, il vero vantaggio non è passare dall’ago alla pillola, ma offrire una possibilità in più. Perché quando una persona si sente ascoltata, coinvolta nelle decisioni e può contare su un percorso costruito intorno ai propri bisogni, aumentano anche le probabilità di ottenere risultati duraturi.

Che cosa mostrano gli studi OASIS, STEP e SURMOUNT?

Un dato che tengo sempre a evidenziare è che i principali programmi clinici su semaglutide e tirzepatide hanno valutato questi farmaci all’interno di percorsi che comprendevano sistematicamente anche alimentazione e attività fisica. Negli studi fondamentali di questi farmaci, questi interventi non erano elementi marginali: facevano parte del disegno dello studio e del contesto in cui l’efficacia è stata misurata.

Sulla formulazione orale, lo studio OASIS 4 ha coinvolto oltre 300 adulti con obesità o sovrappeso e almeno una malattia correlata al peso, senza diabete, seguiti per 64 settimane. Tutti hanno ricevuto indicazioni sullo stile di vita. Il gruppo trattato con semaglutide orale ha mostrato una perdita media del peso corporeo del 13,6%, contro il 2,2% del placebo; e il 76,3% delle persone trattate ha raggiunto una perdita di almeno il 5% del peso, contro il 30,5% del gruppo placebo.

Gli studi STEP, sulla versione iniettabile, hanno valutato il farmaco insieme a interventi sullo stile di vita, alcuni con programmi comportamentali più intensivi. Attenzione però: le differenze tra gli studi non permettono di attribuire il maggior calo di peso esclusivamente al supporto nutrizionale. Il punto rilevante è che il farmaco è stato studiato dentro un percorso strutturato, non come intervento isolato. Lo stesso vale per gli studi SURMOUNT su tirzepatide: in SURMOUNT-3, per esempio, il farmaco è stato introdotto dopo una fase iniziale di intervento intensivo sullo stile di vita.

Su quali aspetti lavora il nutrizionista quando l’appetito diminuisce?

Esatto, ed è qui che il percorso nutrizionale diventa fondamentale. La riduzione della fame rende più semplice mangiare meno, ma non garantisce un’alimentazione adeguata. Quando le porzioni si riducono, ogni scelta alimentare pesa di più in proporzione: diventa fondamentale che ciò che si riesce a mangiare fornisca tutti i nutrienti compatibili con i propri bisogni. Il nostro lavoro non è applicare una dieta standard, ma adattare l’alimentazione alla risposta individuale alla terapia, definendo priorità realistiche in base a età, condizioni cliniche, attività fisica, sintomi e quantità di cibo effettivamente tollerata.

In concreto prestiamo attenzione a diversi aspetti. Parlando di proteine e funzione muscolare: durante una perdita di peso importante un apporto proteico adeguato, associato quando possibile all’attività fisica di forza, può aiutare a preservare massa e funzione muscolare. Ma il fabbisogno va  comunque valutato caso per caso.

Importante anche la densità nutrizionale: quando il volume dei pasti diminuisce, conviene privilegiare alimenti che apportano nutrienti senza richiedere porzioni esagerate, difficili da consumare. Per quanto concerne la distribuzione dei pasti: in caso di sazietà precoce, porzioni piccole, consumate lentamente e distribuite nella giornata, sono spesso più gestibili. Nausea, vomito, diarrea, stipsi o una generale riduzione dell’introito possono rendere difficile bere a sufficienza, quindi i liquidi vanno distribuiti e adattati per garantire un’adeguata idratazione,in particolare nella stagione calda. A proposito delle fibre: utili, ma aumenti troppo rapidi o senza liquidi adeguati possono peggiorare gonfiore e stipsi. Ricordiamo sempre che l’obiettivo non è solo ridurre le calorie, ma costruire un’alimentazione sana, tollerabile e sostenibile nelle diverse fasi.

È corretto dire che il farmaco fa perdere muscolo?

Serve chiarezza, senza creare inutili allarmismi. È vero che durante un importante calo di peso una parte della perdita riguarda anche la massa magra: negli studi la quota è variabile, spesso compresa tra circa un quarto e due quinti del peso perso. Ma dire semplicemente che “il farmaco fa perdere muscolo” è una semplificazione che rischia di essere fuorviante.Innanzitutto, gli strumenti utilizzati negli studi, come la DXA, misurano la massa magra, che non coincide esclusivamente con il muscolo: comprende anche acqua, glicogeno, organi e altri tessuti privi di grasso.

Inoltre, una riduzione della massa magra è un fenomeno fisiologico che accompagna qualsiasi dimagrimento significativo, indipendentemente dal metodo con cui viene ottenuto.La vera domanda non è se si perda una quota di massa magra, ma quanta massa muscolare funzionale riusciamo a preservare. Ed è qui che entra in gioco il percorso terapeutico.

Un adeguato apporto proteico, un’attività fisica che includa esercizi di forza e un monitoraggio nutrizionale personalizzato consentono nella maggior parte dei casi di limitare questa perdita e di preservare forza, autonomia e qualità di vita, soprattutto nelle persone anziane o già a rischio di fragilità. Il messaggio, quindi, non è avere paura del farmaco, ma evitare di utilizzarlo senza una strategia. Quando la terapia è inserita in un percorso medico e nutrizionale completo, l’obiettivo non è semplicemente perdere peso, ma perdere prevalentemente massa grassa, proteggendo il più possibile il patrimonio muscolare della persona.

Quali sono gli effetti gastrointestinali più comuni e come vanno affrontati?

Nausea, diarrea, stipsi, dolore addominale, difficoltà digestive e vomito sono tra gli effetti indesiderati più comuni della formulazione orale, soprattutto all’inizio e durante l’aumento della dose. Sarò chiara: un percorso nutrizionale non può promettere di prevenirli o eliminarli. Può però aiutare ad adattare dimensione, ritmo e composizione dei pasti, a mantenere un’idratazione adeguata, e ad aiutare la persona a distinguere un disturbo gestibile, che fa parte degli effetti del farmaco, da un sintomo che richiede un confronto tempestivo con il medico.

Perché il mantenimento del peso è un tema centrale?

Gli studi di sospensione mostrano che, interrompendo il trattamento, la fame e i meccanismi biologici che favoriscono il recupero del peso possono riemergere. La gestione dell’obesità non finisce quando la bilancia raggiunge un certo numero. Nell’estensione dello studio STEP 1, un anno dopo la sospensione di semaglutide e del supporto sullo stile di vita, i partecipanti avevano recuperato in media circa due terzi del peso perso durante il trattamento. Va però sottolineato che questi pazienti avevano interrotto non solo il farmaco, ma anche il percorso strutturato di accompagnamento.

È proprio per questo che l’educazione nutrizionale deve iniziare fin dall’avvio della terapia: serve a costruire competenze concrete e durature, come riconoscere fame e sazietà, organizzare pasti completi, gestire i contesti sociali, mantenere un’attività fisica regolare e imparare a intercettare precocemente le difficoltà.

C’è poi un messaggio che considero fondamentale: questi farmaci non sono una scorciatoia e non dovrebbero essere giudicati come tali. Oggi sappiamo che il sovrappeso e l’obesità sono malattie complesse, influenzate da fattori biologici, genetici, ormonali, ambientali e psicologici; non dipendono semplicemente dalla forza di volontà. Proprio per questo la terapia farmacologica può rappresentare un aiuto prezioso, ma resta un supporto, non un sostituto del cambiamento delle abitudini di vita. Il farmaco crea una finestra di opportunità, rendendo più semplice mettere in pratica comportamenti che, senza quel supporto, possono essere estremamente difficili da mantenere.

Il vero obiettivo del percorso è quindi fare in modo che i risultati possano durare nel tempo. Solo un accompagnamento che prosegue oltre la fase farmacologica, attraverso educazione, consapevolezza e cambiamento dello stile di vita, permette di consolidare il calo ponderale e di preservare i benefici metabolici e cardiovascolari ottenuti con il trattamento

Quali aspetti cambiano davvero con la formulazione orale?

Cambia la formulazione del farmaco, non il suo scopo. L’obiettivo resta lo stesso: trattare una patologia cronica come l’obesità aiutando il paziente a raggiungere e mantenere un calo di peso clinicamente significativo, sempre all’interno di un percorso strutturato.

Dal punto di vista pratico non serve più l’iniezione, ma l’assunzione diventa quotidiana e richiede comunque alcune attenzioni: la compressa va assunta al mattino a digiuno, seguendo precise indicazioni e rispettando il tempo necessario prima di mangiare, bere o assumere altri farmaci. Per alcune persone questo potrà rappresentare una modalità più familiare e meglio accettata, ma non significa necessariamente che la gestione della terapia sarà più semplice.

Resta poi da capire quale sarà l’impatto della formulazione orale anche sul piano economico. Se la produzione industriale dovesse tradursi in un costo inferiore rispetto alla formulazione iniettabile, potremmo trovarci di fronte a un’opportunità importante: non tanto una terapia più facile, quanto una terapia potenzialmente più accessibile, permettendo a un numero maggiore di persone che ne hanno indicazione di poter beneficiare.

Non cambia invece il principio fondamentale: resta una terapia su prescrizione, che richiede una valutazione clinica accurata e un monitoraggio nel tempo. E non cambia nemmeno il ruolo del farmaco: anche la formulazione orale non rende automatico il mantenimento dei risultati. Il farmaco rappresenta un supporto, mentre il cambiamento delle abitudini alimentari, dell’attività fisica e dello stile di vita rimane il vero pilastro per ottenere benefici duraturi.

Perché servono sia il medico sia il nutrizionista?

Trasformare una terapia farmacologica in un cambiamento di salute duraturo. Significa tradurre gli effetti del farmaco nella vita quotidiana della persona, evitando che la naturale riduzione dell’appetito si trasformi in un’alimentazione povera, monotona o difficile da sostenere nel tempo. Vuol dire valutare abitudini, fabbisogni, preferenze, sintomi e fattori di rischio, costruendo un percorso realmente personalizzato che preservi massa muscolare, benessere metabolico e qualità di vita.

Ma c’è un aspetto ancora più importante: il paziente non deve sentirsi solo. Il compito del medico non si esaurisce con una prescrizione, così come quello del nutrizionista non termina con la consegna di una dieta. Il nostro ruolo è accompagnare la persona lungo tutto il percorso, sostenerla, ascoltarla e intervenire quando qualcosa cambia, quando emergono difficoltà o quando è necessario adattare la terapia o il piano nutrizionale. Perché il successo non dipende da un singolo farmaco o da una singola dieta, ma da una presa in carico continua, costruita insieme al paziente. L’obiettivo finale è renderlo progressivamente autonomo e consapevole, senza che si senta mai abbandonato nel proprio percorso di cura.

La dott.ssa Anna Cavallero è un medico esperto in nutrizione clinica, che opera all’interno dei servizi di Gestione del peso di Serenis.

Riferimenti:

Gli studi menzionati dalla dott.ssa Cavallero nel corso dell’intervista sono raccolti qui di seguito dalla redazione, per permettere a chi legge di consultare direttamente le evidenze scientifiche citate.

1. Novo Nordisk. European Commission approval of pill as first oral GLP-1 for weight management in the EU. 15 luglio 2026.

2. European Medicines Agency. First oral GLP-1 treatment for weight management. 22 maggio 2026.

3. European Medicines Agency. Wegovy: overview and mechanism of action.

4. Wharton S, Lingvay I, Bogdanski P, et al. Oral semaglutide at a dose of 25 mg in adults with overweight or obesity. N Engl J Med. 2025;393:1077-1087.

5. Wilding JPH, Batterham RL, Calanna S, et al. Once-weekly semaglutide in adults with overweight or obesity. N Engl J Med. 2021;384:989-1002.

6. Wadden TA, Bailey TS, Billings LK, et al. Effect of subcutaneous semaglutide vs placebo as an adjunct to intensive behavioral therapy on body weight. JAMA. 2021;325:1403-1413.

7. Wadden TA, Chao AM, Machineni S, et al. Tirzepatide after intensive lifestyle intervention in adults with overweight or obesity: SURMOUNT-3. Nat Med. 2023;29:2909-2918.

8. Neeland IJ, Linge J, Birkenfeld AL. Changes in lean body mass with GLP-1-based therapies and mitigation strategies. Diabetes Obes Metab. 2024.

9. Wilding JPH, Batterham RL, Davies M, et al. Weight regain and cardiometabolic effects after withdrawal of semaglutide: the STEP 1 trial extension. Diabetes Obes Metab. 2022;24:1553-1564.

10. Mozaffarian D, Agarwal M, Aggarwal M, et al. Nutritional priorities to support GLP-1 therapy for obesity: a joint advisory. Am J Clin Nutr. 2025.

Foto di copertina di Jarmoluk via Pixabay