
Virus respiratorio sinciziale negli adulti: sintomi, rischi e prevenzione
È conosciuto per la capacità di causare bronchioliti nei neonati e nei bambini piccoli. Tuttavia, il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) non è pericoloso solamente in età infantile. Rappresenta una seria minaccia anche per adulti e anziani, soprattutto per chi soffre di patologie croniche respiratorie o cardiocircolatorie. Secondo i dati aggiornati, ogni anno solo in Italia causa 290mila casi di infezioni tra gli over 60, con oltre 26mila ospedalizzazioni e circa 1.800 decessi in ambito ospedaliero. Nonostante la disponibilità di vaccini efficaci e sicuri molti non conoscono il rischio reale, né l’esistenza di strumenti per ridurlo.
Cos’è il Virus Respiratorio Sinciziale
L’RSV è un virus respiratorio altamente contagioso che si trasmette per via aerea o attraverso il contatto diretto con superfici contaminate. Nella maggior parte dei casi, provoca sintomi simili a quelli dei disturbi da raffreddamento:
- naso che cola e congestione nasale;
- starnuti;
- tosse secca o grassa persistente;
- mal di gola e raucedine;
- febbre moderata;
- stanchezza e dolori muscolari
Tuttavia, nei soggetti più vulnerabili, soprattutto neonati, over 65, immunodepressi o con patologie cardiache e respiratorie croniche (come BPCO, asma o insufficienza cardiaca), può evolvere in polmonite, bronchite, bronchiolite, riacutizzazioni di BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva) o asma. I campanelli di allarme cui prestare attenzione sono principalmente difficoltà a respirare o mancanza di respiro, affanno, sibilo o fischio durante la respirazione, tosse profonda e persistente.
Il virus circola soprattutto nella stagione fredda, in genere da novembre ad aprile con un picco nei mesi di gennaio, febbraio e marzo.

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Recentemente sono stati approvati dei vaccini per la prevenzione dell’infezione negli adulti, specificamente sviluppati per proteggere gli over 60 e le persone con patologie croniche. Sono ben tollerati e sicuri e garantiscono alcuni vantaggi:
- proteggono gli anziani e i fragili da complicanze respiratorie gravi;
- riducono i ricoveri e la mortalità ospedaliera;
- alleviano il carico sul sistema sanitario, già provato nei mesi invernali da altre infezioni respiratorie;
- prevengono le riacutizzazioni di malattie croniche come BPCO e asma.
Tuttavia, a oggi non sono inseriti nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale né nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Ecco perché istituzioni, comunità scientifica e associazioni di pazienti stanno lavorando per renderli disponibili a tutti.
I dati italiani
Secondo un’indagine condotta dall’Associazione Pazienti con BPCO e altre Malattie Respiratorie, il 50% dei pazienti intervistati non conosce l’infezione da RSV. Eppure si tratta di persone informate e consapevoli, in gran parte vaccinate contro l’influenza, e consce delle complicazioni legate alle malattie respiratorie croniche. Sebbene l’85% di loro sia affetto da patologie respiratorie moderate o gravi, solo il 64% si è detto disposto a vaccinarsi.
“Il RSV può esacerbare condizioni come la BPCO e l’asma fino a conseguenze gravi, come ospedalizzazione e decesso. I vaccini hanno dimostrato efficacia e sicurezza, limitando notevolmente le riacutizzazioni che sono alla base dei ricoveri” ha commentato il professor Salvatore D’Antonio, Presidente dell’Associazione.
Le regole di prevenzione
Oltre al vaccino, valgono le comuni regole di prevenzione:
- lavarsi frequentemente le mani;
- evitare contatti stretti con persone sintomatiche;
- bere spesso nell’arco della giornata;
- evitare di trascorrere troppo tempo nei luoghi affollati;
- usare la mascherina in ambienti affollati durante i picchi stagionali;
- arieggiare gli ambienti chiusi.
Come si cura l’RSV negli adulti?
Non esiste un farmaco antivirale specifico per l’RSV negli adulti. Il trattamento è principalmente sintomatico e si basa su:
- idratazione adeguata
- riposo
- farmaci antipiretici e analgesici (come paracetamolo o ibuprofene)
- broncodilatatori o corticosteroidi in caso di peggioramento respiratorio
Nei casi più gravi, specialmente in pazienti fragili, può essere necessario il ricovero ospedaliero con ossigenoterapia o terapia intensiva.
Foto di copertina di renateko via Pixabay.




