Vitamina D e cuore
Salute

Vitamina D: se è scarsa ne risente anche il cuore?

16/06/2025
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Nota per i suoi effetti benefici sul sistema scheletrico, in realtà la vitamina D gioca un ruolo cruciale anche nei confronti del sistema cardiovascolare. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che una sua carenza può aumentare il rischio di sviluppare diverse malattie cardiache, come l’ipertensione, l’aterosclerosi, l’infarto e l’insufficienza cardiaca. La conferma arriva anche da un documento promosso recentemente dall’Istituto Nazionale per le Ricerche Cardiovascolari (INRC), che sottolinea come l’ipovitaminosi D sia un fattore di rischio cardiovascolare modificabile.

 

Le novità dalla ricerca

Il documento di consenso promosso dall’Istituto Nazionale per la Ricerca Cardiovascolare (INRC), consorzio che riunisce atenei con competenze integrate tra ricerca clinica e di base, è stato elaborato da 31 esperti afferenti a 20 università italiane e pubblicato sulla rivista internazionale Nutrients. Gli esperti concordano sul fatto che la vitamina D non sia semplicemente una sostanza, ma un ormone che agisce a più livelli, su diversi sistemi, compresi il sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAAS), il metabolismo lipidico, lo stato infiammatorio e la funzione endoteliale. Si tratta di sistemi che hanno un ruolo fondamentale per la salute cardiovascolare.

«Le evidenze che collegano bassi livelli di vitamina D a un aumentato rischio cardiovascolare erano già disponibili, ma frammentarie», spiega la professoressa Anna Vittoria Mattioli (Alma Mater Studiorum – Università di Bologna), prima firmataria del documento. «Con questo consensus abbiamo voluto fornire una sintesi critica e operativa, utile anche al clinico nella pratica quotidiana. L’ipovitaminosi D va considerata un nuovo fattore di rischio modificabile, come già accade per altri biomarcatori».

 

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Come fare l’integrazione?

Il consensus vuole anche essere una base scientifica condivisa da usare come punto di riferimento per l’integrazione vitamina D in ambito cardiovascolare. Gli esperti invitato a seguire una strategia personalizzata. L’ideale non è prescrivere una dose fissa di vitamina, bensì una dose calibrata sul singolo caso, sulla base dell’età e dello stile di vita della persona, delle eventuali comorbidità e della carenza basale.

«Nel nostro consensus proponiamo un modello “treat-to-target”: bisogna misurare i livelli di vitamina D del paziente, definire l’obiettivo della terapia in caso di carenza, adattare il trattamento in base alla risposta e monitorare nel tempo i risultati. È lo stesso principio che già applichiamo per
la gestione delle dislipidemie o della ipertensione arteriosa», spiega Mattioli.

 

Perché la vitamina D fa bene al cuore?

La vitamina D, fra le altre cose, influenza tutta una serie di processi, meccanismi e fattori che incidono sulla salute cardiovascolare. Ecco i principali:

  • funzione endoteliale: aiuta a mantenere l’integrità e la salute delle pareti dei vasi sanguigni;
  • contrasta l’ipertensione: agisce come un regolatore negativo del sistema renina-angiotensina, responsabile del controllo della pressione sanguigna;
  • riduce il grado di infiammazione, nociva per il sistema cardiocircolatorio, e regola il sistema immunitario;
  • influenza la contrattilità cardiaca e la regolazione del calcio intracellulare;
  • è essenziale per l’assorbimento e l’utilizzo del calcio, un minerale importante per la salute cardiaca;
  • può migliorare la capacità del cuore di pompare sangue;
  • può influenzare i livelli di colesterolo e altri grassi nel sangue, riducendo il rischio di aterosclerosi.

Vitamina D e cuore: i rischi di una carenza

Numerosi studi clinici e osservazionali hanno evidenziato che bassi livelli di questa vitamina possono aumentare il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari. Fra i principali meccanismi coinvolti ci sono:

  • vasocostrizione;
  • aumento della pressione arteriosa;
  • incremento dei livelli di citochine pro-infiammatorie;
  • accelerazione della formazione della placca aterosclerotica;
  • maggiore instabilità delle placche aterosclerotiche;
  • aumento del rischio di infarto miocardico acuto;
  • influenza della contrattilità cardiaca e della regolazione del calcio intracellulare;
  • maggiore incidenza di aritmie atriali.

Quali sono i sintomi di carenza di vitamina D?

La vitamina D svolge tutta una serie di funzioni essenziali, non solo dal punto di vista cardiovascolare. Per questo una sua carenza può causare diversi sintomi, come dolori ossei e articolari, debolezza muscolare, stanchezza cronica, aumento della probabilità di fratture, caduta dei capelli. Altri possono disturbi legati a un’insufficiente quantità di vitamina D sono sbalzi d’umore, insonnia, e, nei casi più gravi, forme di rachitismo e osteoporosi.

Per quale motivo si abbassa la vitamina D?

  • Scarsa esposizione alla luce solare
  • Dieta povera di alimenti contenenti vitamina D
  • Età avanzata (la pelle diventa meno efficiente nella sintesi)
  • Malassorbimento intestinale (a causa di malattie come celiachia, Crohn, resezioni)
  • Patologie epatiche o renali croniche
  • Obesità (la vitamina D si accumula nel tessuto adiposo)
  • Fumo di sigaretta

 

Come prevenire la carenza di vitamina D

Per non correre i rischi connessi all’ipovitaminosi D è imporrante adottare alcune semplici strategie.


Esporsi correttamente al sole

La maggior parte della vitamina D viene prodotta grazie all’esposizione solare. È sufficiente esporre viso, gambe e braccia 15-30 minuti al giorno, nelle ore centrali della giornata, per contrastare la carenze di vitamina D. In inverno o nelle zone nordiche, questa esposizione può non essere sufficiente.

Fare attenzione all’alimentazione

Solo una piccola parte della vitamina D viene ricavata dagli alimenti. Fra i più ricchi di questa sostanza ci sono:

  • pesci grassi (salmone, sgombro, aringa);
  • olio di fegato di merluzzo;
  • tuorlo d’uovo;
  • fegato;
  • latticini e alimenti fortificati.

Ricorrere agli integratori

In caso di carenza accertata, il medico può consigliare di ricorrere a integratori di vitamina D3, in dosi personalizzate (da 800 UI fino a 4000 UI/die in alcuni casi). L’integrazione va sempre monitorata per evitare ipervitaminosi.

Esami diagnostici e monitoraggio

L’unico modo per sapere se si è carenti è eseguire un dosaggio ematico della 25(OH)D, la forma di deposito della vitamina D. Normalmente, i valori adeguati di vitamina D sono compresi tra i 30 e i 100 ng/ml. Valori inferiori a 20 ng/mL indicano una carenza, mentre valori tra 20 e 30 ng/mL indicano un’insufficienza.

Foto di copertina di Tumisu via Pixabay.