
Scuole felici: un nuovo modo di intendere l’educazione
“Tutto ha inizio da una domanda: che cosa desidero veramente per il mio bambino? Non so voi ma io rispondo: la felicità“, afferma Giovanna Giacomini, autrice del libro “Scuole Felici” (Ed. Erickson).
Dall’amore dell’autrice verso il modello danese dell’educazione 0-6 anni, l’incontro con la cultura Hygge, la passione per il buddismo e le culture orientali nasce questo manuale, una vera e propria ‘vision pedagogica‘ incentrata sulla felicità e la libertà.
Ad oggi 10 scuole dell’infanzia in Italia hanno scelto di seguire la filosofia “Scuole Felici”.
“Diciamo subito che cosa questo libro non è. Non è un manuale che spiega un metodo. Il mio, in effetti, non è un metodo: preferisco definirlo una filosofia, un modo di vedere l’educazione e, più in generale, la vita”, continua Giacomini.
Secondo Giovanna è solo partendo dall’educazione che si possono gettare solide fondamenta per costruire una società migliore, più resiliente, più motivata, più creativa. In una parola. Più felice.
Non si può parlare di felicità senza parlare di libertà e non si può parlare di libertà senza parlare di infanzia.
Vediamo insieme alcuni dei pilastri sui quali si basa questa filosofia educativa.
Il progetto educativo “Scuole felici” parte dai ‘perché’
Il viaggio comincia dall’essere per poi spostarsi sul fare.
“La prima riflessione riguarda proprio noi educatori: chi siamo, in quale realtà ci troviamo a vivere, quali sono le nostre aspettative e il background che ci condiziona. La progettualità è parte integrante del benessere dell’educatore.
Significa mettere a fuoco lo scopo e perseguire ciò in cui crediamo davvero”, spiega l’autrice.
Come diceva il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche: “Chi ha un perché abbastanza forte supera tutti i come”.
Quali possono essere, a questo punto, i ‘perché’ degli educatori?
- Perché nella nostra vita l’unica cosa che davvero conta è la felicità.
- Perché non possiamo più immaginare gli educatori come persone infelici e insoddisfatte del loro lavoro.
- Perché per offrire un futuro alle generazioni che verranno abbiamo bisogno di mettere al centro la creatività, l’ingegno, la capacità di adattamento, l’empatia.
Analisi dei bisogni

“Lo studio che mi ha condotto a fondare Scuole Felici è basato sull’analisi delle criticità e dei bisogni che emergono a livello sociale. Stiamo vivendo un tempo di grandi sfide e di cambiamenti veloci che qualche volta hanno portato a dei veri sconvolgimenti, come ci ha insegnato la recente pandemia. L’educazione e la formazione sono due elementi essenziali per promuovere nuove competenze capaci di interpretare le rapide trasformazioni della nostra società”, spiega Giacomini.
I servizi educativi di oggi devono affrontare due grandi difficoltà:
1. la distanza dalla realtà (i servizi sono troppo centrati su pratiche di accudimento e sulla trasmissione di un sapere preconfezionato, mentre il bambino è una persona capace e protagonista del suo apprendimento);
2. il primato del ‘tutto subito‘.
Secondo l’autrice, quindi, sarebbe molto più importante concentrarsi sul percorso del bambino, rispetto ai suoi risultati che, pensandoci bene, non sono altro che il riflesso del percorso stesso.

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L’ambiente della scuola è il luogo in cui si sviluppano i rapporti educativi, lo spazio degli affetti. Ciò che conta è come ci si sente al suo interno.
“I criteri in base ai quali vengono suddivisi gli ambienti, sistemati gli arredi, collocati i giochi e i materiali, raccontano la nostra identità, parlano del nostro approccio pedagogico”, commenta l’autrice.
Se per i danesi la casa è un rifugio felice pensato all’insegna della condivisione e del relax, per Scuole Felici è importante offrire questa stessa sensazione ai bambini e alle famiglie.
Lo spazio si caratterizza dunque secondo tre principi fondamentali:
- Un ambiente caldo e famigliare. Ogni scelta di arredo asseconda il desiderio di circondarsi di natura e armonia.
- Un ambiente ordinato e minimalista. Un arredo semplice nel rispetto dei bambini, senza eccedere nel superfluo, che privilegia il legno e i materiali naturali, piante, luce, colori chiari.
- Un ambiente diversificato. Gli spazi sono riconoscibili, e offrono diverse opportunità: stare insieme o stare da soli, esplorare, sviluppare l’autonomia.
Accogliere la famiglia a scuola: cosa ci dice “Scuole felici”
Accogliere significa andare incontro, rassicurare, ascoltare, contenere e verbalizzare le emozioni di bambini e genitori.
“Se il buongiorno si vede dal mattino, allora la qualità del servizio educativo si vede dall’ingresso”, spiega Giacomini.
Per questa ragione l’organizzazione dello spazio e dei tempi per l’accoglienza delle famiglie è molto importante.
Ma non solo, anche l’alleanza tra bambini, genitori ed educatori è un traguardo da raggiungere.
“Non possiamo sperare che automaticamente al momento dell’iscrizione del bambino al nostro servizio i genitori diventino i nostri migliori alleati”, continua l’autrice.
Perché questo avvenga occorre attraversare almeno tre fasi.
- L’ascolto reciproco. Per conoscersi, prima di tutto è necessario aprirsi all’ascolto, un ascolto che richiede l’astensione dal giudizio.
- Il dialogo. Si ha una comunicazione efficace quando famiglie ed educatori si mettono in gioco, mettono a disposizione reciprocamente il proprio contributo con la consapevolezza di operare in modo diverso, ma per lo stesso obiettivo. La felicità è il valore condiviso.
- La condivisione di intenti e prassi, che porta alla co-costruzione del percorso educativo.
Empatia: una dote fondamentale
Tutti ne abbiamo sentito parlare, ma sappiamo qual è la vera natura dell’empatia?
La parola ha le sue radici nel greco antico, deriva da en-pathos, letteralmente ‘sentire dentro’. Nel nostro linguaggio comune indica la capacità di ‘mettersi nei panni dell’altro‘ sino a provare le sue emozioni e i suoi stati d’animo.
In psicologia, l’empatia è una competenza emotiva che, tramite l’osservazione o l’immaginazione di stati affettivi altrui, ci permette una ‘condivisione’ con l’altro, una prima forma di comprensione.
“Il nostro compito è quello di educare fin da piccolissimi i bambini e le bambine alle emozioni. Aiutare il bambino a riconoscere le emozioni, a nominarle e a esprimerle promuoverà in lui empatia“, commenta Giacomini.
Ma come possiamo educare alle emozioni? Vediamo insieme alcune linee guida.
- Chiamare le emozioni con il loro nome. Ciò permette al bambino di iniziare a comprendere tutte le sfumature di una emozione. Prendiamo, ad esempio, l’emozione ‘paura’. “Ho paura” è la frase più frequente che viene utilizzata per esprimere questa emozione. livello di paura che si sta provando in quella determinata circostanza. Le parole che esprimono paura a un grado basso di intensità sono: sono preoccupato, sono agitato, sono irrequieto.
- Identificare l’emozione. Per aiutare i bambini a esprimere ciò che sentono, dobbiamo ricorrere a strumenti alternativi rispetto alla parola. I bambini più piccoli non sono ancora in grado di spiegare le emozioni. Occorre per questo dare ampio spazio all’arte, alla musica, al canto, alla danza, linguaggi che permettono di esprimere ciò che a parole non si riesce a dire.
- Creare un clima di fiducia. Attraverso l’ascolto attivo possiamo accogliere l’altro, consentendogli di esprimere se stesso e di condividere paure e insicurezze.
- Promuovere la conoscenza di sé. Uno strumento di fondamentale importanza con la prima infanzia è sicuramente la lettura di fiabe, racconti e albi illustrati. La rappresentazione mediante immagini promuove nei bambini l’empatia e la comprensione delle emozioni.
- Favorire la connessione con gli altri. Le relazioni che i bambini vivono ogni giorno sono parte delle esperienze che determinano lo sviluppo della loro personalità. È importante promuovere l’autocoscienza, la socialità, la relazione con l’altro, soprattutto con i pari.
Foto di Yan Krukau: https://www.pexels.com/it-it/foto/persone-giocando-scuola-gioia-8613366/
Foto di olia danilevich: https://www.pexels.com/it-it/foto/persone-libri-ragazza-seduto-5088188/




