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Paola Maria Taufer, quando la realtà supera drammaticamente l’invenzione fantastica

Paola Maria Taufer, quando la realtà supera drammaticamente l’invenzione fantastica

Non si eccede mai, quando si decide di raccontare le donne, soprattutto se esse sono state protagoniste di storie che possono servire da esempio e da monito.

Paola Maria Taufer, psicologa e psicoterapeuta, ha fatto suo questo assunto nel momento in cui ha reso nota la storia di una donna con cui si è confrontata a lungo, per aiutarla a superare i traumi di una vita matrimoniale di certo non facile.

Occorre sottolineare la premessa che la stessa Dottoressa Paola Maria Taufer ha ribadito in più occasioni, ovvero che la paziente stessa ha voluto che la sua vicenda si trasformasse da intimamente privata a pubblica, con la speranza che altre donne, precipitate nel suo stesso metaforico pozzo, ne potessero trarre giovamento.

La terapeuta ha pazientemente raccolto nel corso di tre anni i suoi ricordi lunghi una vita, li ha rielaborati in forma narrativa ma ha voluto riportare alcuni stralci con le precise parole della paziente, per dare l’esatta dimensione delle emozioni e degli stati d’animo della protagonista.

I giorni raccontati da Julia sono una testimonianza di dolore e sofferenza, sia fisica che psicologica, ma contengono anche una forma di amore, per quanto distorta ed inaccettabile da chiunque la veda con occhi estranei, un sentimento misto di sudditanza femminile e prepotenza maschile per il quale andrebbe coniato un nuovo epiteto.

L’amore non può essere mai quello che troviamo nelle pagine di questo libro, che ci appare piuttosto come una dipendenza, una rinuncia a se stessi in nome di un legame con un uomo capace di concretizzare il concetto di inferno in terra.

Paola Maria Taufer racconta una forma di amore malato

Il racconto della intera vita di Julia ( perché di questo parliamo, non di giorni o di mesi, ma di anni e anni) è confluito in “Marito Amore Incubo”, resoconto di un’esitenza vissuta tra soprusi e angherie di ogni tipo.

Mai come oggi si fa pressante l’urgenza di educare le donne, di e-ducere, portare via, allontanare da, le vittime dai loro carnefici, gli uomini che nascondono sotto un’apparenza di normalità una visione straniata dal mondo.

La parola femminicidio è stata coniata per l’esigenza di definire con precisione un reato di genere, quello che identifica le sue vittime con le compagne, le fidanzate, le mogli di uomini che non accettano un abbandono, un riscatto, una vita diversa dalla loro precedente.

A Julia è andata bene, ha potuto contattare la Dottoressa Paola Maria Taufer e con tanta, troppa fatica ha ricostruito passo dopo passo la sua relazione con Daniel, dal loro primo incontro sino al presente, ma non è stato così per decine di altre donne, accoltellate, scaraventate giù da un balcone, bruciate, fatte letteralmente a pezzi e chiuse in sacchi di immondizia.

Fino a quando dovremo assistere a questo scempio? Fino a quando gli uomini troveranno accettabile un simile comportamento nella considerazione che la donna sia una loro proprietà, una suppellettile che si può scaraventare a terra mandandola in frantumi, un oggetto di piacere o di noia, a seconda del momento?

L’aspetto più sconcertante della vita di Julia è l’accettazione, per lo più passiva, del suo matrimonio, la dipendenza affettiva dal suo aguzzino, l’incapacità di tagliare per sempre la corda con cui era tenuta legata.

I segnali che preannunciavano un futuro cupo erano già evidenti prima del matrimonio, tra imposizioni sessuali e violenze fisiche, sino ad un voluto incidente stradale: ma di tutto questo la protagonista sembra essere incapace di valutare la portata, sposando l’uomo che poi la rende più volte madre.

Cercare azioni diversificate tra le pagine del libro è ricerca vana: la vita di Julia e di Daniel è terribilmente ripetitiva, ma la donna sembra non aver neppure cercato una reale via di fuga, abbandonandosi ai pochi momenti in cui il marito dimostrava un minimo di affettività e di “amore” nei suoi confronti.

Neppure la violenza sui figli, su uno dei tre in modo particolare, è stato un deterrente. Come può una donna accettare di avere a fianco un uomo che vede prendere a calci il loro figlio?

Troppe volte, nel procedere della lettura, viene da porsi questa domanda, a cui non si trova risposta.

Daniel, a quanto si legge, non si è mai posto limiti qualitativi, la sua violenza è stata fisica, psicologica, sessuale, economica e sociale.

Eppure Julia è capace di dire a Paola Maria Taufer “Penso che ogni uomo abbia pregi e difetti, Lui però sono sicura mi ha sempre amato anche se ripeto in questo suo modo di amarmi molto particolare.”

Un’esperienza più incisiva di qualsiasi parola attraversa il racconto di Julia e Paola Maria Taufer

Nell’uomo a fianco di Julia si cela una doppia personalità, ma lei stessa si considera tale: se da lui sono arrivate le botte, le calunnie, il dolore e le umiliazioni talvolta temperate da gesti deliziosi ed affabili non riconducibili ad una mente farneticante, dal parte di lei ci sono stati  l’insofferenza alternata alla tolleranza, il desiderio di fuggire sempre annullato dal ritorno a casa.

La sua salvezza, a suo dire, è stata la capacità di costruirsi un rifugio interiore, “ un mondo fittizio dove vivere una vita parallela immaginaria, dove evitare la vita reale” (Paola Maria Taufer).

Ma è questa la vita di una moglie e di una madre?

Secondo la protagonista, a fermare la sua volontà di lasciare il marito sono stati i suoi figli , il suo desiderio di dar loro un padre, di avere una famiglia perfetta, di avere per sé quell’uomo che era stato un ragazzo che tutte le coetanee le invidiavano, non conoscendo i retroscena.

Julia è rimasta con il marito per più di quarant’anni.

Ha anteposto il dovere nei confronti della famiglia al dovere nei confronti di se stessa di garantirsi una vita dignitosa, che non può essere tale se tuo marito ti accusa pubblicamente per anni di essere una puttana, se ti trovi rintanata nel bagno in attesa del suo ultimo calcio, se alza sul tuo capo la lama di un’accetta, se ogni occasione è buona per essere colpita dalle sue mani possenti e forti, anche solo per essere inciampata e aver versato una tazza di the.

Julia dichiara in conclusione che raccontare a Paola Maria Taufer e alla sua amica le sue giornate l’aiutava a scaricare la tensione, la rabbia, il dolore, in attesa che tutto ricominciasse per l’ennesima volta da capo.

Il resoconto di vita vissuta scritto da Paola Maria Taufer non è un libro bello.

E’ un libro duro, a volte tanto realista da far nascere il dubbio che sia inverosimile, se non avesse alle spalle una psicoterapeuta, un libro da leggere per imparare a guardare sotto la superficie delle cose.

Non crediamo alle donne che ripetono di aver sbattuto ancora una volta contro una porta, ricordiamoci che la violenza è subdola, che sotto l’apparenza del marito o compagno perfetto si nasconde talora un animo malvagio e delirante.

Facciamo in modo che le donne, tutte le donne, possano trovare un’alleata nelle loro battaglie quotidiane e non illudiamoci di essere sempre delle privilegiate.

Apriamo gli occhi sulla realtà che ci circonda: è questo che il libro di Paola Maria Taufer ci invita a fare.

Paola Maria Taufer, quando la realtà supera drammaticamente l’invenzione fantasticaAUTORE : Paola Maria Taufer

TITOLO : Marito Amore Incubo

EDITORE : Reverdito

PAGG. 160,  EURO 14,00

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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