Alimentazione e tumori
Salute

Alimentazione e tumori: perché non si parla più solo di farmaci

11/06/2025
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Al Meet Immune Conference 2025, ospitata dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, non si è parlato solo di oncologia. O meglio: si è parlato di un’oncologia che allarga il campo e integra nuove componenti. È una medicina che, accanto ai farmaci e ai protocolli terapeutici, inizia a dare pieno spazio a metabolismo, immunità e nutrizione. In una parola: alla persona nella sua interezza. Del resto, fra alimentazione e tumori c’è una relazione molto stretta.

«Il futuro della cura oncologica non si giocherà soltanto sull’efficacia delle molecole o sulla sofisticazione delle tecnologie – spiega il Professor Filippo De Braud, Direttore del Dipartimento e della Divisione di Oncologia Medica dell’Istituto –. Si giocherà anche su quanto saremo capaci di integrare queste innovazioni con una conoscenza più profonda della biologia del paziente, del suo sistema immunitario e delle sue risposte metaboliche».

 

Quanto influisce l’alimentazione sui tumori?

La conferenza, dal titolo “How Metabolism Meets the Immune System in Human Malignancies”, ha messo al centro un concetto chiave, le condizioni biologiche del paziente possono influenzare l’efficacia delle terapie. Una dieta specifica, una modulazione mirata dei nutrienti, un intervento sul metabolismo possono cambiare l’esito di una cura.

È un cambio di paradigma che non riguarda solo la teoria. A sostenerlo sono sempre più dati clinici, tra cui quelli raccolti su strategie come la restrizione calorica temporanea o la dieta mima-digiuno. In pratica: periodi brevi (4-5 giorni) in cui l’introito calorico viene drasticamente ridotto, pur mantenendo un minimo apporto di nutrienti, per “spingere” l’organismo a reagire.

«Abbiamo osservato che, in risposta a questo stress controllato, il sistema immunitario si riorganizza – continua De Braud –. Le cellule T effettrici, che sono le più attive nel riconoscere e distruggere le cellule tumorali, si attivano maggiormente. Allo stesso tempo si riduce l’effetto delle cellule immunosoppressive, che spesso aiutano il tumore a sfuggire alla terapia».

 

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Terapie evolute, ma serve un corpo in grado di rispondere

Questa rivoluzione non è in contrasto con le terapie oncologiche più avanzate: le affianca. Oggi la ricerca ha prodotto strumenti potentissimi, come gli anticorpi monoclonali coniugati a farmaci o radioisotopi, gli anticorpi bispecifici che attivano i linfociti T, o ancora le terapie target contro specifici recettori tumorali. Ma l’efficacia di queste terapie dipende anche dallo “sfondo” biologico su cui agiscono.

«Il tumore evolve in fretta, impara a eludere le cure, si nasconde. Ecco perché dobbiamo rafforzare non solo l’attacco farmacologico, ma anche la capacità del corpo di partecipare attivamente alla lotta – prosegue De Braud –. E questo avviene anche attraverso la nutrizione: non come intervento esterno, ma come modulazione interna del sistema immunitario e metabolico». Alimentazione e tumori insomma vanno a braccetto.

BREAKFAST2: quando la terapia comincia a tavola

Un esempio concreto di questa visione e del legame fra alimentazione e tumori è BREAKFAST2, uno studio clinico in corso presso l’Istituto, che coinvolge donne con carcinoma mammario triplo negativo, uno dei tumori più aggressivi e difficili da trattare. Le pazienti, prima dell’intervento chirurgico, seguono un regime nutrizionale personalizzato che combina una temporanea restrizione calorica a una selezione mirata dei nutrienti.

«L’obiettivo – racconta De Braud – è quello di rendere più efficace la terapia neoadiuvante, cioè quella somministrata prima dell’intervento, aumentando la risposta immunitaria e riducendo la crescita del tumore. In questo contesto, l’alimentazione non è un semplice supporto, ma diventa parte integrante del percorso terapeutico».

La partecipazione attiva del paziente

Questa nuova visione ha anche un forte impatto sul ruolo del paziente. Non più spettatore passivo, ma protagonista attivo del proprio percorso di cura. Modificare la dieta, aderire a un protocollo nutrizionale, comprendere come il proprio corpo può rispondere alle terapie diventa parte della strategia.

«Parliamo di medicina partecipata – sottolinea De Braud –. Una medicina in cui il paziente non riceve soltanto una terapia, ma partecipa alla costruzione del proprio percorso terapeutico. Questo rafforza il legame medico-paziente e migliora anche l’aderenza alle cure».

Oltre la terapia: prevenzione, recidive, qualità della vita

Non è solo una questione di efficacia terapeutica. Intervenire sul metabolismo e sull’alimentazione ha effetti anche nella prevenzione, nella gestione delle recidive, nel miglioramento della qualità della vita. Perché alcuni meccanismi alla base dello sviluppo del cancro – come l’infiammazione cronica, lo stress ossidativo, l’insulino-resistenza – sono direttamente influenzati da ciò che mangiamo.

«Chiariamolo: nessuna dieta può curare da sola un tumore. Ma l’alimentazione consapevole può essere un alleato formidabile. Ci permette di agire sui processi che favoriscono la malattia, anche quando la terapia farmacologica è terminata», ribadisce De Braud.

Un nuovo paradigma per l’oncologia

Il messaggio che emerge dalla Meet Immune Conference 2025 è chiaro: la lotta al cancro non è più solo questione di “cosa diamo al paziente”, ma anche di “come risponde il suo corpo”. E in questa risposta giocano un ruolo fondamentale la dieta, il metabolismo, il sistema immunitario.

«L’oncologia del futuro sarà sempre più integrata, sistemica, personalizzata – conclude De Braud –. E soprattutto, sarà sempre più consapevole che curare un tumore significa curare una persona. Con tutti gli strumenti disponibili. Anche quelli che, fino a poco tempo fa, sembravano marginali».

Foto di copertina di JillWellington via Pixabay.

Manager della comunicazione, che da circa 20 anni si occupa di di tecniche di relazioni e sviluppo strategico per aziende e privati che cercano visibilità. Dopo un necessario passaggio (e sosta) nelle principali agenzie di comunicazioni internazionali (Edelman, Gruppo Publicis e Hill&Knowlton) con ruoli apicali, continua a creare eventi e rafforzare il proprio know-how attraverso l'attività in proprio. Allena la sua capacità organizzativa, gestionale e di relazione anche in famiglia, con 1 marito, 3 figli, 1 cane, 4 tartarughe, 4 pesci rossi, 1 geco e un terrazzo.