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Asma da pollini: attacchi d’asma durante i temporali, lo studio

Asma da pollini: attacchi d’asma durante i temporali, lo studio

Quasi un italiano su quattro soffre di allergie respiratorie, e molti di questi hanno sintomi che compaiono o peggiorano nei mesi primaverili.

L’allergia ai pollini è infatti una delle manifestazioni più note dell’allergia, con sintomi che sono caratterizzati prevalentemente da starnuti, naso chiuso, prurito nasale e oculare, e asma.

Le principali malattie respiratorie allergiche

L’allergia respiratoria è l’infiammazione di naso e bronchi causata da un allergene che viene respirato e inalato.

Tra queste troviamo:

  • La rino-congiuntivite allergica: è l’infiammazione di naso e occhi che si esprime con fastidio e prurito nasale, gocciolamento e starnuti a raffica spesso associati a naso chiuso e perdita dell’olfatto almeno in via transitoria e se il naso è irritato, anche gli occhi prudono e lacrimano.
  • L’asma allergico: è la risposta dei bronchi. Tosse e mancanza di respiro sono i sintomi più importanti, a volte associati a respiro sibilante soprattutto nelle ore notturne.

Gli allergeni respiratori

Sono quelli che inaliamo perché veicolati dall’aria.

Possiamo parlare di;

  • Allergeni stagionali: i pollini di cui l’aria respirata è satura solo in certi periodi dell’anno (stagione pollinica), quando le piante disperdono il loro polline per riprodursi.
  • Allergeni perenni che sono presenti nell’aria tutto l’anno come le allergie agli acari o al pelo di cani e gatti.

Inoltre, esistono allergeni inalati sul posto di lavoro e quindi definiti professionali come il lattice per gli operatori sanitari o la farina per i panificatori.

Asma da pollini

In un Paese come l’Italia, caratterizzato da un’eccezionale diversità di clima e di flora dovuta a una posizione geografica unica, anche l’allergia ai pollini ha caratteristiche particolari.

Sono infatti presenti moltissime piante che producono pollini allergenici, cioè in grado di provocare sintomi nei pazienti sensibilizzati, e la loro distribuzione è notevolmente variabile sul nostro territorio.

Quello che succede a livello microscopico quando guardiamo i pollini, o a un livello ancora più dettagliato quando si analizzano le molecole allergeniche, è ancora oggetto di studio e in parte ancora da comprendere pienamente.

Uno degli aspetti più interessanti è la capacità di alcuni pollini di provocare asma, una caratteristica clinicamente importante che è limitata prevalentemente ad alcune specie come la parietaria, le graminacee, l’ambrosia e l’olivo”, dice il dottor Lorenzo Cecchi, Presidente eletto AAIITO.

Nonostante il tema sia oggetto di studio da decenni, i meccanismi che rendono questi pollini più “asmogeninon è ancora del tutto chiaro.

Infatti, le dimensioni dei pollini allergenici sono prevalentemente intorno a 10-50 micron (un micron corrisponde a un millesimo di millimetro). Mentre le vie respiratorie critiche per l’infiammazione tipica dell’asma hanno un diametro inferiore ai 4 micron.

Anche se l’infiammazione allergica coinvolge generalmente sia le vie respiratorie superiori che inferiori e che quindi il contatto dell’allergene con le mucose nasali può comunque essere sufficiente a spiegare anche sintomi respiratori, si ritiene che il polline debba comunque entrare in contatto con le mucose delle piccole vie respiratorie.

“Il fatto che la maggior parte dei pollini in grado di provocare sintomi di asma sia generalmente di piccole dimensioni è sembrato un indizio sufficiente a spiegare questo fenomeno, nonostante che il diametro di uno dei più piccoli, quello della parietaria, sia comunque tra 12 e 16 micron”, spiega Lorenzo Cecchi.

L’asma da temporale: un indizio per indirizzare la ricerca

Un aiuto a indirizzare la ricerca in questo campo è venuto dalla cosiddetta asma da temporale.

Cioè delle “epidemie” di asma grave, anche fatale, che si concentrano durante e dopo eventi temporaleschi nei periodi di fioritura di piante allergeniche.

I sintomi compaiono in pazienti allergici soprattutto a parietaria, graminacee e olivo, non necessariamente affetti da asma o con asma lieve e non ben controllata con la terapia.

In queste occasioni, la comparsa di sintomi respiratori di tipo asmatico ha fatto pensare agli esperti che avvenisse una rottura del polline e che le particelle liberate, contenenti le molecole allergeniche, fossero in grado di entrare più profondamente nelle vie respiratorie e provocare asma.

Asma da pollini: la ricerca condotta dagli allergologi

Una recente ricerca, condotta dagli allergologi AAIITO (Associazione Allergologi Immunologi Italiani e Ospedalieri) in collaborazione con l’Università Milano Bicocca, ha sottoposto in laboratorio, i pollini di cipresso, ambrosia, parietaria, graminacee e olivo a condizioni simili a quelle che si verificano durante un temporale.

L’analisi molecolare ha dimostrato che i frammenti dei pollini implicati nell’asma da temporale contengono le molecole allergeniche mentre gli altri no, o ne contengono in quantità significativamente minore.

Questo significa che durante un temporale i pollini si rompono e si formano dei frammenti con diametro tra i 2 e i 4 micron che, nel caso di parietaria, graminacee e olivo contengono le molecole allergeniche e sono in grado, date le loro dimensioni, di penetrare profondamente nelle vie respiratorie.

Questo meccanismo di formazione di piccole particelle con proprietà allergeniche potrebbe svolgere un ruolo importante anche nell’asma da pollini in generale.

“È facile pensare che queste particelle possano essere presenti, magari in concentrazioni minori, anche in condizioni meteorologiche meno estreme come in giornate umide o semplicemente ventose e che siano così le responsabili dei sintomi asmatici nei pazienti affetti da allergia a pollini.

Le ricadute pratiche di queste nuove scoperte sono purtroppo limitate, e al momento rimangono fondamentali la prevenzione e, soprattutto, il trattamento, sia farmacologico che con l’immunoterapia specifica, dell’allergia ai pollini”, conclude il dottor Cecchi.

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