Calcoli renali
Salute

Calcoli renali: cosa sono, perché si formano e come si curano?

14/07/2025
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Secondo gli ultimi dati, tra il 6,8% e il 10,1% della popolazione soffre di calcoli renali, e fra il 30 e il 50% di chi ha avuto un episodio va incontro a una recidiva entro 5-10 anni. Questo disturbo è più frequente tra i 30 e i 60 anni, anche se può comparire a qualsiasi età, e interessa con maggiore frequenza il sesso maschile. I calcoli renali sono formazioni solide che si sviluppano nei reni a causa dell’accumulo di sali minerali e altre sostanze presenti nelle urine. Possono variare per dimensione e composizione, causando dolore intenso, soprattutto durante l’espulsione. Tra i fattori di rischio ci sono disidratazione, dieta squilibrata e predisposizione genetica. La prevenzione include una buona idratazione e un’alimentazione equilibrata, specialmente d’estate, una stagione particolarmente delicata per i reni.

Cosa ti fa venire i calcoli renali?

I calcoli renali sono formazioni solide che si formano nei reni a causa dell’accumulo e della cristallizzazione di sali minerali e altre sostanze presenti nelle urine, come carbonati, acidi, fosfolipidi, ossalato, fosfati di calcio. La maggior parte (circa l’80-90%) è composta da ossalato o fosfato di calcio. Possono avere dimensioni variabili, da pochi millimetri fino a diversi centimetri, e causare forti dolori quando si spostano lungo le vie urinarie.

I calcoli renali si formano quando l’urina è troppo concentrata e le sostanze cristalline non riescono a dissolversi. Alla base possono esserci cause diverse. Le principali includono:

  • scarsa assunzione di liquidi;
  • dieta ricca di proteine animali, sale e zuccheri;
  • famigliarità e predisposizione genetica;
  • infezioni urinarie ricorrenti;
  • disturbi metabolici;
  • alterazioni del pH e degli elettroliti urinari;
  • obesità;
  • assunzione eccessiva di farmaci, come antiacidi, acido acetilsalicilico, diuretici, e/o di integratori di calcio o vitamina D;
  • altre malattie, come iperattività delle ghiandole paratiroidi e patologie intestinali.

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Dove ti fa male quando hai un calcolo?

In realtà, spesso i calcoli renali non provocano dolore né altri sintomi, se non quando si sviluppa una colica. Solo in alcuni casi possono comparire disturbi come:

  • difficoltà a fare pipì,
  • bruciore e frequente stimolo di urinare,
  • infezioni urinarie,
  • sangue nelle urine.

Se i calcoli sono molto grandi o arrivano fino all’uretere (il condotto di passaggio verso la vescica) e le loro sporgenze urtano contro le sue pareti, possono provocare una colica renale. Si tratta di un disturbo temporaneo che provoca un dolore acuto e intenso, spesso descritto come una fitta, nella zona lombare.

In genere, per diagnosticare la presenza di un calcolo si ricorre a un’ecografia dell’apparato urinario. In alcuni casi, il medico può richiedere una TC addome senza mezzo di contrasto. Possono essere utili anche gli esami del sangue e delle urine.

Quali sono i sintomi premonitori della colica renale?

Il sintomo d’esordio di una colica, di solito, è un dolore improvviso, molto forte e a tratti insopportabile che parte dal fianco e può irradiarsi verso l’inguine o la parte bassa dell’addome. Può associarsi a nausea, vomito, dolore e bruciore alla minzione, presenza di sangue nelle urine e bisogno frequente di urinare. In caso di infezione può esserci anche febbre. La persona colpita tende ad agitarsi e muoversi per cercare sollievo, difficilmente riesce a stare ferma.

Spesso la colica inizia la notte o al mattino presto, svegliando la persona che avverte improvvisamente un dolore acuto in sede lombare, che va e che viene, che raggiunge il suo picco rapidamente ma che altrettanto rapidamente può scomparire. Infatti, durante il riposo notturno, l’urina tende a essere più concentrata perché si beve meno e si urina di meno. Questo favorisce il movimento dei calcoli già presenti, che possono ostruire le vie urinarie. Un altro momento a rischio è quello che segue l’attività fisica sostenuta e gli sforzi intensi, specie se si è sudato molto.

Attenzione all’estate

La stagione più a rischio per i reni è l’estate, come ricordato anche dalla Società Italiana di Nefrologia (SIN). Infatti, la perdita di liquidi e sodio attraverso il sudore, condizione molto comune durante i mesi caldi, porta a una riduzione del volume di plasma e all’aumento della concentrazione urinaria, condizioni che favoriscono la precipitazione dei sali (in particolare calcio e ossalati).

“La disidratazione è uno dei principali fattori di rischio per la formazione dei calcoli renali, soprattutto in estate, quando la sudorazione aumenta e le urine si concentrano. Se la sudorazione aumenta ed è continua, come ormai accade spesso visto il cambiamento climatico, si può anche sviluppare una insufficienza renale acuta da deplezione di colume (carenza di sodio nel nostro organismo). I reni sono gli organi più intelligenti del nostro corpo: lavorano in silenzio per mantenere l’equilibrio di acqua, sali, pressione e vitamine. Ma senza una corretta idratazione e un apporto sufficiente di sale, non possono fare il loro lavoro” spiega Luca De Nicola, Presidente della SIN e Professore Ordinario presso l’Università Vanvitelli di Napoli.

“L’estate non solo aumenta il rischio di calcolosi ma anche quello di insufficienza renale acuta, soprattutto negli anziani, che hanno una ridotta capacità di trattenere il sale” continua il Presidente De Nicola. “Necessario, pertanto, aumentare in questo periodo l’introito di sale se la pressione arteriosa è normale (£130/80 mmHg) e non è presente edema generalizzato da scompenso cardiaco o cirrosi epatica scompensata”.

Come si fa a eliminare i calcoli renali?

Il trattamento dei calcoli renali dipende dalle loro dimensioni e posizione e della situazione specifica. Se non ci sono segni di una concomitante infezione o di un danno renale e le formazioni sono piccole, è possibile tentare una cura conservativa mirata alla loro espulsione naturale. In pratica, si inviata la persona a bere molto e a fare movimento, così da facilitare lo spostamento di questi “sassolini” lungo gli ureteri fino alla vescica, da dove possono essere eliminati attraverso le urine. Si possono anche prescrivere farmaci antidolorifici, antinfiammatori e/o miorilassanti.

Quando il calcolo non viene espulso in tempi ragionevoli, il dolore diventa poco gestibile, i reni iniziano a mostrare sofferenza e/o la formazione ha posizione o grandezza tali da non permettere l’espulsione naturale può essere necessario l’intervento chirurgico. Le tecniche oggi disponibili sono diverse. Le principali sono:

  • la litotrissia extracorporea: è la cura di prima scelta. Prevede l’utilizzo di onde d’urto generate esternamente da un apposito macchinario appoggiato all’addome della persona, capaci di frammentare il calcolo. Possono essere necessarie più sedute;
  • l’ureterorenoscopia: si basa sull’introduzione attraverso l’uretra di un endoscopio flessibile, un tubo lungo e sottile dotato di sistema di visione digitale. All’interno vengono fatti passare pinza e cestelli per la rimozione manuale della formazione oppure una fibra laser in grado di frammentare il calcolo;
  • la nefrolitotomia percutanea (PNL): si effettua un’incisione in corrispondenza del rene, attraverso cui si inserisce il nefroscopio, per navigare all’interno delle cavità renali alla ricerca del calcolo. Il calcolo viene frammentato attraverso la fibra laser ad Holmio. Si usano poi pinze e cestelli per asportare i frammenti residui;
  • chirurgia aperta: prevede un taglio sulla schiena per rimuovere direttamente il calcolo. Si tratta di una soluzione usata in rari casi.

In caso di colica, per alleviare il dolore il medico può prescrivere antidolorifici e/o antinfiammatori e consigliare di applicare un panno caldo o fare un bagno per rilassare la muscolatura liscia e l’uretere.

Calcoli renali: cosa mangiare

I calcoli, anche una volta eliminati, tendono facilmente a riformarsi. Per prevenire recidive è fondamentale controllare la dieta, che deve essere diversa a seconda della composizione del calcolo e di determinati parametri. In tutti i casi è fondamentale:

  • bere circa due-tre litri di acqua al giorno da distribuire uniformemente nelle 24 ore, ricordando che anche la scelta dell’acqua dovrebbe essere personalizzata,
  • via libera anche alle tisane,
  • mangiare in abbondanza frutta e verdura;
  • avere un consumo equilibrato di prodotti lattiero-caseari e normale di calcio;
  • mantenere, o raggiungere se necessario, un peso corporeo corretto attraverso un approccio alimentare bilanciato;
  • limitare l’uso di sale, proteine animali, zuccheri semplici, spinaci, crusca e frutta secca;
  • evitare le bevande gassate zuccherate, il tè concentrato (ricco di ossalati) e gli alcolici (aumentano i livelli di escrezione dell’acido ossalico e dell’acido urico);
  • su consiglio del medico usare in maniera mirata citrato di potassio.

 

Foto di copertina di Towfiqu barbhuiya via Pexels