
Endometriosi: sintomi, diagnosi e nuove prospettive dalla ricerca
L’endometriosi è una malattia infiammatoria cronica che colpisce circa il 10% della popolazione femminile in età fertile. Solo in Italia si stimano oltre 3 milioni di donne interessate. Consiste nella crescita dell’endometrio, il tessuto che riveste l’utero, al di fuori dalla sua sede naturale. Può provocare dolore pelvico persistente, difficoltà nei rapporti sessuali e problemi di fertilità. Non esiste una cura definitiva, ma terapie ormonali, chirurgiche e un adeguato supporto possono alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita. Nonostante sia così diffusa, le cause precise dell’endometriosi non sono ancora note e la diagnosi arriva spesso con anni di ritardo, rallentando l’avvio di terapie mirate. Oggi, però, arrivano buone notizie per le pazienti: un importante studio italiano sta indagando su un nuovo possibile fattore coinvolto nella malattia, il microbiota.
BIOME-ENDO: uno studio pionieristico sull’endometriosi e il microbiota
Un gruppo di ricercatori dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella (Verona) ha avviato uno studio che analizzerà il rapporto tra microbiota femminile ed endometriosi, denominato BIOME-ENDO. Il microbioma è l’insieme dei microrganismi che abitano il corpo, un ecosistema invisibile composto da miliardi di batteri, virus e funghi. Un suo squilibrio (chiamato in termini tecnici disbiosi) può contribuire allo sviluppo o al peggioramento di diverse patologie, inclusa l’endometriosi.
La ricerca, realizzata in collaborazione con Wellmicro (Named Group), coinvolgerà 2.000 donne dai 18 anni in su, alcune con endometriosi (ovarica, peritoneale o profonda) e altre con patologie ginecologiche benigne. L’obiettivo è capire il ruolo che le alterazioni del microbiota vaginale, cervicale, rettale ed endometriale possono avere sulla gravità e sulla progressione della malattia. Grazie a tecnologie di metagenomica Shotgun e algoritmi di machine learning, gli esperti cercheranno di individuare i microorganismi responsabili della malattia, anche nelle sue forme più severe. Capire se esistono “firme microbiche” specifiche dell’endometriosi, infatti, significa poter prevedere complicanze post-operatorie e identificare nuove strategie terapeutiche personalizzate.
“Questo studio punta a studiare e a mettere a confronto i microbiomi di vagina, cervice, intestino ed endometrio nelle pazienti con endometriosi per capire se questa popolazione di microrganismi possa avere un ruolo su gravità e progressione della malattia. Lo scopo è quello di andare alle radici della patogenesi, possibilmente individuando i microorganismi responsabili delle forme più severe, con l’obiettivo di permetterci in futuro di giocare d’anticipo” conferma il dottor Marcello Ceccaroni, direttore del Dipartimento per la tutela della salute e della qualità di vita della donna e presidente di ISSA.

A lezione di italiano da Luca Serianni e Lucilla Pizzoli
Luca Serianni e Lucilla Pizzoli sono i nomi di due autori sconosciuti ai più, ma certamente…Cos’è l’endometriosi

A lezione di italiano da Luca Serianni e Lucilla Pizzoli
L’endometriosi è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale al di fuori dell’utero. Queste “isole” di endometrio possono localizzarsi su ovaie, tube di Falloppio, peritoneo pelvico e, in alcuni casi, su organi extra-pelvici come intestino o vescica. Anche se si trova in sedi anomale, questo tessuto risponde agli ormoni del ciclo mestruale, ispessendosi e sanguinando ogni mese. I risultati sono infiammazione cronica, formazione di aderenze e dolore persistente.
Sintomi principali
I sintomi possono variare molto da donna a donna, ma i più comuni sono:
- dolori mestruali intensi (dismenorrea);
- dolore pelvico cronico anche al di fuori del ciclo;
- dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia);
- disturbi intestinali;
- problemi urinari ciclici;
- problemi di fertilità.
La gravità dei sintomi non sempre corrisponde all’estensione delle lesioni: alcune donne presentano forti dolori con lesioni minime, altre hanno forme estese ma quasi asintomatiche. Nella maggior parte dei casi, comunque, la malattia causa disagi importanti e compromette la qualità della vita.
La diagnosi non è facile
Individuare l’endometriosi non è sempre facile. Infatti, alcune donne, pur avendo i sintomi tipici della malattia, non presentano alterazioni visibili all’ecografia. Può succedere, dunque, che la diagnosi arrivi solo tempo dopo, alla comparsa di cisti e focolai. Inoltre, non di rado donne e medici sottovalutano i disturbi presenti.
Le cure per l’endometriosi
Un percorso personalizzato e multidisciplinare è spesso la chiave per migliorare la qualità della vita. Quando possibile, si prescrive una terapia medica a base di farmaci ormonali, per ridurre la crescita delle lesioni. L’unico farmaco registrato per l’endometriosi è il dienogest, un progestinico orale in grado di controllare sia la proliferazione delle cellule endometriali e l’infiammazione sia i sintomi della malattia. Tuttavia si possono usare anche altri medicinali, come i contraccettivi orali, il danazolo e gli analoghi del Gnrh. Se i dolori sono molto forti, il ginecologo può consigliare trattamenti a base di farmaci antidolorifici e antinfiammatori o una vera e propria terapia del dolore. Nei casi più gravi, si procede con la chirurgia laparoscopica per rimuovere lesioni e aderenze. Può essere utile anche un supporto psicologico. Un’alimentazione equilibrata e sana, un’attività fisica moderata e tecniche di gestione dello stress possono aiutare a migliorare i sintomi.
Foto di copertina di Saranya7 via Pixabay.




