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Malattie ambiente-correlate: colpiti 6 milioni di italiani

Malattie ambiente-correlate: colpiti 6 milioni di italiani

Il legame tra salute e ambiente e le ricadute del cambiamento climatico sono i nuovi scenari che potrebbero portare a una diffusione di nuove malattie infettive, nell’amplificare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza e peggiorare la pandemia silenziosa delle malattie non trasmissibile in atto da anni.

Inoltre, emergono prove inequivocabili sul legame tra inquinamento atmosferico e tumore polmonare anche nei non fumatori.

Malattie ambiente-correlate: i dati

“Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, i decessi per Covid-19 in Italia sono stati circa 75.000 nel 2020 e quasi 60.000 nel 2021.

Tuttavia, è necessario porre attenzione ad altre situazioni che ogni anno provocano conseguenze di cui non abbiamo adeguata consapevolezza”, spiega Alessandro Miani, Presidente Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA).

“L’Italia primeggia in Europa per decessi prematuri dovuti direttamente all’inquinamento atmosferico con in media 77.000 decessi all’anno.

Ma l’ambiente ha ricadute anche sul rischio di cancro che causa circa 200mila decessi all’anno in Italia e che negli ultimi 10 anni in Italia è la prima causa di morte per malattia in età pediatrica.

Per l’Oms dei 35 mila decessi totali per infarto o eventi coronarici, 9.000 sono correlati all’esposizione a inquinanti, per l’ictus, su 50mila eventi, 12 mila correlati a fattori ambientali.

Complessivamente, si stima che circa 6 milioni di italiani siano affetti da malattie ambiente-correlate.

Inoltre, uno studio inglese presentato all’ESMO ha individuato per la prima volta uno dei meccanismi alla base dell’insorgenza di tumori polmonari nei non fumatori, collegando questa drammatica patologia all’inalazione di polveri sottili, con particolare riferimento al PM 2.5”.

“Le cose sono destinate a peggiorare a causa dei cambiamenti climatici che “stanno favorendo fenomeni che potranno avere un impatto sula salute”, dice Aldo Grasselli, Presidente Onorario Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva.

“Abbiamo malattie infettive umane che stanno ampliando l’area di diffusione, ma anche malattie animali che stanno diventando abituali nel nostro contesto.

La pandemia da Sars-Cov-2 è l’esempio più lampante di queste dinamiche.

A oggi ha causato oltre 600 milioni di contagi e più di 6 milioni di morti”.

Nesso tra cancro e polveri sottili nell’aria: lo studio

Uno studio inglese conferma per la prima volta un nesso tra cancro e polveri sottili nell’aria.

Lo afferma la Sima commentando i risultati della ricerca su 247 campioni bioptici polmonari presentata al Congresso Europeo di Oncologia Medica (ESMO) e realizzata dalla University College of London.

Nei modelli animali utilizzati, l’esposizione al particolato atmosferico era infatti in grado d’indurre il tumore polmonare in topi portatori di mutazione del gene EGFR.

In pratica la ricerca inglese ha dimostrato come il PM 2.5 (polveri sottili) si comportasse da vero e proprio innesco per l’espressione della mutazione pro-cancerosa.

La stessa mutazione è stata poi ritrovata nella maggioranza dei campioni bioptici polmonari provenienti da pazienti non fumatori ospedalizzati con la frequenza di 1 cellula ogni 600 esaminate.

“L’esposizione alle polveri sottili come quelle che respiriamo nelle nostre città innescherebbe, tra le altre cose, un meccanismo di amplificazione delle mutazioni del gene EGFR mediato dalla proteina pro-infiammatoria Interleuchina 1 Beta”, dice Miani.

“Tuttavia, è ipotizzabile che gli inquinanti che respiriamo e che raggiungono le profondità del nostro albero respiratorio per poi entrare nel circolo sanguigno siano in grado di eseguire una più ampia azione di innesco di oncogeni e inattivazione di geni oncosoppressori, di cui la scoperta dei ricercatori britannici rappresenta la punta dell’iceberg, costituendo tuttavia una prima prova sperimentale della nocività per la nostra salute dell’inquinamento dell’aria”.

È ora di agire

“Queste scoperte non devono soltanto aprire nuove strade per auspicabili terapie farmacologiche, ma potenziare il focus sulla necessità di una vera prevenzione primaria rimuovendo l’esposizione dei cittadini agli inaccettabili livelli di inquinanti atmosferici a cui siamo sottoposti in Italia, come in Europa”, spiega Miani.

“Lo studio dimostra inoltre come gli investimenti per la ricerca scientifica e biomedica siano indispensabili per raggiungere livelli di conoscenza adeguati a fronteggiare le sfide più attuali per la salute umana e planetaria.

È ora necessario che anche l’Italia aderisca alla proposta della nuova direttiva europea sulla Qualità dell’Aria in corso di predisposizione a Bruxelles, per rispettare i limiti stringenti di sicurezza sanitaria di recente fissati dall’OMS per contrastare le malattie ambiente-correlate”.

Malattie ambiente-correlate: cosa ci aspetta per il futuro?

“Prevedere le pandemie non è semplice”, dice Gianni Rezza, Direttore Generale Prevenzione Sanitaria Ministero della Salute.

“I candidati ad agenti pandemici sono tanti: può essere una zoonosi, oppure il virus Nipah, o, ancora, le febbri emorragiche.

I cambiamenti climatici potrebbero agevolare gli agenti trasmessi da vettori come Zika o chikungunya e poi c’è il vaiolo delle scimmie o un altro coronavirus.

E infine, l’Oms ci ricorda che c’è la malattia X, un agente che oggi non conosciamo.

Per essere pronti a questo scenario è necessario avere capacità diagnostica di identificare molto prontamente questi agenti”.

Tuttavia non sono le malattie infettive l’unica potenziale fonte di pandemia.

“L’Oms ha avvertito da tempo che rischiamo di andare incontro a una tempesta perfetta fatta da cambiamenti climatici, malnutrizione e obesità.

È quella che viene chiamata sindemia, uno dei problemi più importanti per la sanità del futuro”, spiega Roberto Vettor, Professore di Medicina Interna Università di Padova.

“Nel mondo ci sono 1,9 miliardi di adulti obesi o in sovrappeso e 41 milioni di bambini.

Un impatto enorme, dal momento che l’obesità favorisce la comparsa di altre malattie: è correlata per esempio a 13 tipi di cancro e ha costi stimati in 760 miliardi di dollari l’anno”.

L’importanza degli interventi sull’ambiente

Per contrastare questi fenomeni decisivi saranno anche gli interventi sull’ambiente che ci circonda, tutelando quello naturale ma salvaguardando e modificando quello antropico.

“Quello dell’ambiente indoor e di lavoro in generale è un tema di importanza cruciale”, dice Antonio Ferro, presidente della Società Italiana di Igiene (Siti).

Si pensi alle scuole: si stima che tra i bambini il 22,6% delle allergie sia legato ad allergeni interni alle scuole e che quasi il 30% degli ambienti scolastici sia non adeguato.

Negli interventi di ristrutturazione occorrerà prestare massima attenzione ai materiali, mettendo in gioco competenze multidisciplinari.

Fondamentale poi sarà optare per soluzioni che, oltre a migliorare la qualità abitativa, incidano sul risparmio energetico e sull’impatto ambientale.

In questo modo dagli interventi di ristrutturazione degli edifici si può arrivare a un miglioramento complessivo dell’ambiente”.

 

 

Immagine copertina di  Marcin https://pixabay.com/it/photos/inquinamento-ambiente-drone-aria-4796858/

 

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