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Sovrappeso e obesità: è ora di agire

Sovrappeso e obesità: è ora di agire

Con 800 milioni di persone che ne sono colpite al mondo, l’obesità è considerata una malattia sociale, sanitaria, economica e clinica.

Diventa fondamentale quindi, considerarla una priorità sociosanitaria e sollecitare a un’azione sinergica e rapida, dando priorità agli investimenti per la lotta a questa patologia.

“È necessario agire urgentemente sia a livello nazionale che internazionale”, spiega Luca Busetto, Co-chair Obesity Management Task Force della European Association for the Study of Obesity – EASO.

“Basti pensare che in Europa il 53% della popolazione è affetta da sovrappeso o obesità e che annualmente sono circa 340.000 le morti causate da questa malattia.

Inoltre, l’obesità grava sull’economia con dei costi diretti, sociali, economici e clinici pari a circa 70 miliardi di euro.

Questo senza considerare i costi indiretti legati alla perdita di produttività.

“Per questo motivo è fondamentale investire nella prevenzione e nella cura dell’obesità, in quanto problema rilevante di salute pubblica e di spesa per il nostro sistema sanitario.

Infatti, in Italia rappresenta il 9% della spesa sanitaria annua e porta a una riduzione del PIL del 2,8%.

Se non affrontiamo l’obesità, la spesa medica diverrà insostenibile”.

Sovrappeso e obesità: i dati

L’obesità rappresenta, oggi, uno dei maggiori problemi di salute pubblica a livello mondiale.

Essa incide in maniera decisa sulla durata della vita perché si accompagna spesso a una numerosa serie di comorbidità. Cioè una sovrapposizione e influenza reciproca di più patologie connesse fra di loro, tra le quali:

“L’obesità è una malattia cronica multifattoriale che necessita di cure e trattamenti adeguati.

È associata allo sviluppo di malattie croniche non trasmissibili come diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ipertensione, malattie del fegato e almeno 12 tipi di tumori.

Nell’ultimo anno è stato osservato come l’eccesso di peso sia inoltre un fattore predittivo significativo dello sviluppo di complicanze, talvolta fatali, da COVID-19”, dice Paolo Sbraccia, World Obesity Federation.

In Italia

“Secondo i dati Istat, in Italia, circa il 46% delle persone sopra i 18 anni sono in sovrappeso, mentre 1 persona su 10 è obesa“, spiega Andrea Lenzi, Presidente OPEN ITALY e Presidente Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei ministri.

“Ma il dato più preoccupante riguarda l’obesità infantile che interessa 1 bambino su 3 sotto gli otto anni.

Questi bambini sono a rischio di sviluppare ora e nel futuro malattie non trasmissibili come cancro, diabete, malattie autoimmuni.

Una percentuale decisamente superiore alla media europea che fa collocare il nostro Paese al quarto posto in Europa”.

Nel mondo

A livello mondiale circa il 39% della popolazione adulta è in soprappeso o obesa.

Secondo le proiezioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, se non si inverte la rotta nel 2030 avremo quasi un raddoppio dell’obesità che sommata al sovrappeso costituirà circa il 70% della popolazione globale.

Ad oggi, i decessi attribuibili direttamente all’obesità sono circa 3 milioni all’anno nel mondo, rappresentando, obesità e sovrappeso, il quinto più importante fattore di rischio per mortalità globale.

Inoltre, è da tener presente che un obeso grave riduce la propria aspettativa di vita di circa 10 anni e ne passa ben 20 in condizioni di disabilità.

Le strategie sul piano nazionale

È necessario creare percorsi assistenziali chiari, implementando le strutture specialistiche multidisciplinari a sostegno del trattamento dell’obesità, ma anche della diagnosi e della cura delle sue complicanze per portare a un reale cambiamento.

“Diventa fondamentale incrementare la capacità del Sistema Sanitario Nazionale di erogare e monitorare i servizi per la persona con obesità”, dice Giuseppe Fatati, Presidente Italian Obesity Network – IO NET.

“Un aiuto potrebbe venire attraverso l’istituzione della Rete Regionale per la Prevenzione e la Terapia Integrata dell’Obesità.

Questo progetto coinvolgerà diversi centri specialistici locali e medici di medicina generale per formare professionisti sanitari in grado di assistere pienamente la persona con obesità. Garantendo supporto personale, familiare, scolastico e lavorativo”.

“Il 13 novembre del 2019 è stata approvata la Mozione sul riconoscimento dell’obesità come malattia presso la Camera dei deputati”, spiega l’Onorevole Roberto Pella, Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete.

Ma a causa del Covid19 poco è stato fatto per incrementare l’assistenza e fornire un adeguato supporto professionale.

Infatti, ad oggi, la chirurgia bariatrica è l’unico trattamento rimborsato e non vi è un numero sufficiente di centri per l’obesità per supportare efficacemente le persone che ci convivono.

Investire nella cura e nella prevenzione di questa malattia deve essere una questione prioritaria”.

L’inserimento nei LEA

Un ulteriore passo in avanti potrebbe essere l’inserimento dell’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), traguardo fondamentale per garantire un pari accesso alle cure su tutto il territorio nazionale.

“Bisogna ottenere il riconoscimento governativo, clinico, sociale e sanitario dell’obesità come malattia cronica, così da inserire le prestazioni riguardanti l’obesità nei LEA e creare una rete nazionale di cura per l’obesità e anche un Piano Nazionale sull’obesità.

Se non affrontiamo l’obesità, la spesa medica per il trattamento delle malattie che ne derivano finirà per condizionare le generazioni future con conseguenze importanti sul sistema sanitario”, spiega la Senatrice Daniela Sbrollini, Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete.

Sovrappeso e obesità: l’alimentazione

La situazione italiana, in materia di alimentazione, è particolarmente preoccupante.

I lockdown e la situazione straordinaria della pandemia hanno favorito l’impennata del tasso di sovrappeso e obesità a livello globale, derivanti da maggiore sedentarietà e abitudini alimentari peggiorate.

“Queste errate abitudini alimentari predispongono a infiammazione, peggioramento del sistema immunitario e della flora intestinale, con conseguente alterazione delle vie che controllano il senso di fame e sazietà”, spiega la dottoressa Romina Inés Cervigni, responsabile scientifica della Fondazione Valter Longo.

La chiave di volta è legata soprattutto all’educazione alimentare, che deve essere condotta già a casa, grazie all’esempio dei genitori, ma anche a scuola.

La dieta della longevità

Dall’assistenza sanitaria in ambito nutrizionale svolta presso la Fondazione Valter Longo emerge che i pazienti obesi che seguono una dieta della longevità con regolarità, per almeno 6 mesi, possono perdere peso in eccesso e grasso viscerale.

Diminuendo così il rischio di malattie cardiovascolari.

Questa dieta ha un’alimentazione ricca di:

  • cereali integrali
  • verdura
  • basse quantità di grassi cattivi
  • cereali raffinati
  • dolci
  • carne rossa

Secondo i dati raccolti dal team nutrizione della Fondazione sui propri pazienti, la perdita di peso che si ottiene nella popolazione di pazienti obesi grazie alla dieta della longevità può arrivare anche a -14 kg nell’arco di 6 mesi.

Il progetto Obecity

Obecity è il progetto nato per sensibilizzare la popolazione sui gravi rischi dell’obesità.

Quest’anno, nelle giornate del 7,8 e 9 marzo si potranno avere teleconsulti gratuiti con gli esperti.

Per beneficiare della possibilità di una consulenza gratuita basterà registrarsi sul sito live.Obecity.it e farne richiesta.

Sono 30 gli slot di teleconsulenza disponibili.

Gli utenti avranno così la possibilità di fissare una sessione di teleconsulto one to one con i medici che aderiscono all’iniziativa.

Gli appuntamenti saranno fissati in base all’ordine temporale di ricevimento della richiesta.

 

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