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Studio di epigenetica della SLA: si aprono nuove frontiere di intervento

Studio di epigenetica della SLA: si aprono nuove frontiere di intervento

Uno studio internazionale ha permesso di analizzare l’epigenetica della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) evidenziando 45 siti di variata metilazione in 42 geni grazie all’analisi di ben 6.763 pazienti affetti da SLA.

Lo studio è il più vasto contributo di epigenetica e metilazione in una malattia neurodegenerativa.

Esso apre inattese prospettive terapeutiche con la definizione di frontiere di intervento legate alla correzione di alterazioni metaboliche con il colesterolo quale riferimento e potenzialmente correlato all’infiammazione e immunità.

Studio di epigenetica della SLA 

“Questo vasto studio di metilazione nella SLA è senza precedenti”, dice il professore Vincenzo Silani, ordinario in Neurologia dell’Università degli Studi di Milano e primario di Neurologia all’Auxologico di Milano. “E dimostra alterazioni della metilazione in 45 posizioni in rapporto a 42 geni in stretta relazione al metabolismo del colesterolo HLD e indipendentemente anche dall’immunità, dal basso Body Mass Index o BMI che caratterizza i pazienti che tendono a perdere peso e dall’ assunzione di alcol.

In particolare, la biosintesi del colesterolo risulta di importanza biologica fondamentale relativamente:

  • alla fluidità di membrana
  • la formazione di sinapsi
  • la crescita neuritica
  • i potenziali d’azione con il long-term potentiation.

Due siti di alterata metilazione sono stati dimostrati nel gene SGMS2, responsabile della produzione di sfingomielina sintetasi 2, suggerendo che anche gli sfingolipidi possono avere un ruolo nella SLA.

Vien poi sottolineato il cointeressamento del sistema immunitario nella malattia, come già da tempo dimostrato”.

La ricerca integra l’ampio studio di GWA definendo in maniera più approfondita il coinvolgimento causale del colesterolo nella patogenesi della malattia per coinvolgimento di geni implicati nel suo metabolismo.

Con la conferma di un’alterata metilazione del DNA, che oggi rappresenta il miglior parametro studiabile di una modificazione epigenetica, si rafforza l’evidenza di un interessamento metabolico e in particolare del colesterolo nella malattia, accanto al ruolo, già evidenziato in passato, dell’immunità.

Lo studio apre nuove frontiere di intervento

“È importante che fattori ambientali noti”, conclude il Professore Silani. “Come il trattamento farmacologico con riluzolo, con cui la maggior parte dei pazienti italiani viene trattata, non interferiscano con i risultati raggiunti”.

Questo accurato studio di epigenetica oggi conta più di 30 geni causali coinvolti in diverse vie metaboliche.

Ora l’epigenetica identifica nella variazioni del metabolismo lipidico e nella immunità due momenti patogenetici di rilievo, proponendo una malattia correggibile alla luce delle conoscenze mediche attuali.

La ricerca, che oggi vanta tecnologie sofisticate, ha sempre come fine ultimo però la terapia di una malattia che rimane di riferimento per tutta la neurodegenerazione per la particolare severità e per il coinvolgimento multisistemico”.

 

 

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