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Colesterolo LDL e infarto: nuovo test del DNA aiuta a calcolare il rischio

Colesterolo LDL e infarto: nuovo test del DNA aiuta a calcolare il rischio

La salute del cuore dipende anche dai geni.

A dimostrarlo è un nuovo studio che prova come l’analisi genetica può aiutare a riconoscere nel singolo individuo un aumentato rischio di infarto e ictus.

Infatti, il nuovo test genetico fa compiere un passo avanti verso la prevenzione di precisione, che consente una valutazione individuale del rischio e quindi interventi più mirati ed efficaci.

“Il rischio di un individuo di avere un infarto o un ictus è determinato dall’interazione di molti elementi, essendo esso multifattoriale e poligenico.

Oggi i risultati del nuovo score di rischio poligenico (PRS) cardiovascolare apre interessanti prospettive cliniche per i nostri pazienti.

Dimostrando che il rischio cardiovascolare di un individuo dipende da una correlazione tra colesterolo LDL e rischio genetico” spiega il professore Ciro Indolfi, Presidente SIC (Società Italiana di Cardiologia).”

Colesterolo LDL e rischio cardiovascolare: lo studio

L’effetto del colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”) sul rischio di sviluppare un infarto miocardico dipende anche dai geni.

Questo è quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Circulation (American Heart Association) e realizzato da Allelica. Società di software di genomica specializzata nello sviluppo di Punteggio di Rischio Poligenico (Polygenic Risk Score – PRS) per la medicina personalizzata.

Grazie al software di analisi PRS i dati hanno mostrato che la combinazione delle informazioni sul rischio genetico del paziente con il suo livello di colesterolo LDL permette di identificare persone a maggior rischio cardiovascolare. Che sarebbero altrimenti invisibili ai modelli di rischio tradizionali.

Queste persone con alto rischio hanno potenzialmente bisogno di un trattamento farmacologico adeguato.

Lo studio mostra, in particolare, che:

  • Le persone con livelli medi di colesterolo LDL (130-160 mg/dl) ma con uno score poligenico elevato hanno un rischio equivalente di soffrire di malattie cardiovascolari e infarto rispetto alle persone con ipercolesterolemia (> 190 mg/dl) ma con un PRS di valore medio.
  • Le persone con punteggi poligenici elevati rispetto alle malattie coronariche possono ridurre il rischio di malattia portandolo nella media della popolazione se mantengono livelli ottimali di LDL (<100 mg/dl).
  • Gli individui con score poligenico basso non presentano un aumento del rischio all’aumentare dei livelli di LDL.

“Lo studio effettuato su più di 400.000 individui, ha dimostrato che il rischio di infarto e ictus dato dal colesterolocattivo” (LDL-C) è modificato dal background genetico di un individuo.

Inoltre, suggerisce che i maggiori benefici dei farmaci che abbassano il C-LDL si otterrebbero negli individui con alti score di rischio poligenico (PRS).

Dimostra anche che nei pazienti con alto PRS l’aumento del rischio cardiovascolare, a parità di colesterolo LDL, è stato il doppio rispetto al gruppo PRS intermedio”, dice Ciro Indolfi.

PRS: prevenzione di precisione

Il PRS è una misura del rischio di malattie di una persona basata sui suoi geni. Si calcola combinando gli effetti di un gran numero di varianti genetiche nel genoma.

Allelica ha sviluppato avanzati strumenti digitali per la stima del PRS di una persona rispetto a patologie cardiovascolari. Basandosi sulla più recente tecnologia bioinformatica applicata allo studio dei dati genetici di circa 408.000 individui della biobanca del Regno Unito.

Basandosi su questo algoritmo, ha preparato un semplice test genetico salivare, chiamato CardioriskSCORE®. Che consente di valutare il PRS di ogni individuo.

Il PRS è in grado, inoltre, di identificare con precisione quegli individui che nonostante siano indicati come bisognosi di un intervento terapeutico, secondo le linee guida correnti, non sono in realtà ad alto rischio cardiovascolare in base ai loro geni e ai livelli di LDL. E che quindi potrebbero potenzialmente evitare il trattamento.

“La definizione del rischio cardiovascolare individuale è oggi uno step fondamentale per le strategie di prevenzione cardiovascolare.

Non è sufficiente diagnosticare e trattare i singoli fattori di rischio, come ipertensione arteriosa, dislipidemie, diabete. Ma occorre definire il profilo di rischio cardiovascolare totale (RCT) in ogni singolo individuo. E mettere al centro di tutte le strategie e interventi di prevenzione la riduzione di questo valore complessivo, non di singoli elementi”, dice il professore Massimo Volpe, Presidente SIPREC (Società Italiana per la prevenzione cardiovascolare).

“Assistiamo all’emergere di un concetto nuovo, cioè la prevenzione di precisione, che intende rendere gli interventi più efficaci e personalizzati.

In questo contesto, può essere molto utile avere a disposizione un test genetico che affina la valutazione del rischio cardiovascolare. Così da interpretare il vero significato dei diversi livelli di colesterolo e identificare meglio gli individui su cui concentrare l’azione preventiva”, dice il professore Alessandro Boccanelli, Presidente SICGe (Società Italia di Cardiologia Geriatrica).

Colesterolo LDL: l’utilizzo di PRS

“Nella pratica clinica risultava un gap informativo. Si possono osservare per esempio formazioni di placche aterosclerotiche in pazienti nonostante livelli di colesterolo LDL non elevato e l’assenza dei fattori di rischio notoriamente associati a questa condizione.

A oggi non era ancora stato effettuato uno studio sistematico su come la predisposizione genetica collegata al livello colesterolo LDL influenzi il rischio di infarto miocardico.

Lo strumento di analisi del PRS rispetto alle malattie coronariche, basandosi su un nuovo calcolo del punteggio, ci ha consentito di comprendere come il colesterolo LDL non influisca sul rischio cardiovascolare per tutte le persone allo stesso modo”, sottolinea Giordano Bottà, PhD, CEO di Allelica.

Inoltre, l’utilizzo di PRS può inserirsi in ulteriori filoni di ricerca nell’ambito delle malattie cardiovascolari.

Infatti, lo studio combina dati di imaging cardiovascolare (TAC coronarica ad alta definizione) e una serie di parametri che provengono dalle scienze cosiddette “omiche” (genomica, epigenomica, trascrittomica). Per prevedere quale sarà la prima manifestazione clinica in un soggetto con aterosclerosi coronarica.

Cioè se presenterà un evento acuto, un infarto o una forma stabile dal decorso più favorevole.

Il rischio genetico calcolato come PRS sarà valutato insieme agli altri parametri per fornire indicazioni e strumenti personalizzati utili alla prevenzione della malattia coronarica a livello individuale.

“Crediamo sia molto importante investire in metodi innovativi di prevenzione.

Il PRS offre una soluzione semplice ed efficace, in linea con un nuovo approccio nella cura, che deve essere sempre più personalizzata, predittiva, preventiva e partecipativa. Siamo convinti possa avere ulteriori, utili applicazioni in futuro”, dichiara Andrea Paolillo, Medical Affairs Director Merck Italia.

Le malattie cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari sono una vasta gamma di patologie che includono:

  • Malattie cerebrovascolari.
  • Insufficienza cardiaca.
  • Disturbi del ritmo cardiaco (come la Fibrillazione Atriale).
  • Cardiopatia ischemica (IHD).
  • Arteriopatia periferica degli arti inferiori (PAD).
  • Cardiopatia valvolare.

Negli anni la ricerca ha identificati diversi fattori di rischio modificabili e non modificabili.

  • I fattori di rischio modificabili individuali sono: il fumo, un’alimentazione malsana, l’inattività fisica, l’uso dannoso di alcol, la dislipidemia, l’aumento della massa corporea, l’aumento della glicemia e ipertensione (questi possono spiegare il 75% dell’IHD).
  • I fattori di rischio non modificabili sono: l’età, il sesso, l’etnia, i fattori ereditari e la presenza familiare (inclusa l’ipercolesterolemia familiare).

Epidemiologia

Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte in Europa, rappresentando quasi 4 milioni di decessi (43% di tutti i decessi) nel 2016.

Anche in Italia le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la principale causa di morte, essendo responsabili del 34,8% di tutti i decessi (31,7% nei maschi e 37,7% nelle femmine).

In particolare, secondo i dati Istat 2018, la cardiopatia ischemica è responsabile del 9,9% di tutte le morti (10,8% nei maschi e 9% nelle femmine), mentre gli accidenti cerebrovascolari dell’8,8% (7,3% nei maschi e 10,1% nelle femmine).

Chi sopravvive a un attacco cardiaco diventa un malato cronico.

La malattia modifica la qualità della vita e comporta notevoli costi economici per la società.

In Italia la prevalenza di cittadini affetti da invalidità cardiovascolare è pari al 4,4 per mille (dati Istat).

Il 40% degli adulti presenta almeno 3 dei fattori di rischio cardiovascolare: ipertensione, ipercolesterolemia, sedentarietà, fumo, eccesso ponderale, scarso consumo di frutta e verdura. E solo una piccolissima quota (meno del 3%) risulta del tutto libera dall’esposizione al rischio cardiovascolare (dati Progetto Cuore 2016-2019).

Ipercolesterolemia in Italia

In Italia, secondo i dati raccolti tra il 1998 e il 2002 dal Progetto Cuore, che misura i fattori di rischio cardiovascolare in campioni di popolazione adulta (uomini e donne di età compresa fra 35 e 74 anni), il 21% degli uomini e il 23% delle donne è ipercolesterolemico. Ha cioè il valore della colesterolemia totale uguale o superiore a 240 mg/dl, oppure è sotto trattamento specifico.

Mentre il 37% degli uomini e il 34% delle donne è in una condizione definita border line (colesterolemia totale compresa fra 200 e 239 mg/dl).

Nella popolazione anziana (uomini e donne di età compresa fra 65 e 74 anni), il 24% degli uomini e il 39% delle donne sono ipercolesterolemici, il 36% degli uomini e il 38% delle donne è border line.

Oltre agli anziani, le donne in menopausa (età media 62 anni) costituiscono una classe particolarmente a rischio di ipercolesterolemia.

In Italia, il 36% delle donne in menopausa ha il valore della colesterolemia totale uguale o superiore a 240 mg/dl, oppure è sotto trattamento farmacologico specifico. Mentre il 38% è in una condizione border line.

Costo delle malattie cardiovascolari per il sistema sanitario

Il costo per le malattie cardiovascolari a livello Europeo è di 196 miliardi di euro l’anno.

Il 54% sono costi diretti sanitari sostenuti dai Sistemi Sanitari Nazionali, il 24% costi indiretti associati alla perdita di produttività dei pazienti.

In Italia, il costo è di circa 16 miliardi di euro di costi diretti, cui si aggiungono altri 5 miliardi di euro derivanti dalla perdita di produttività.

Le patologie del sistema cardiocircolatorio rappresentano la seconda voce di costo in termini di prestazioni previdenziali.

Sono state pari al 19% della spesa totale dal 2009 al 2015, seconde solo alle patologie oncologiche.

Per una spesa totale nel periodo di circa 13,7 miliardi di euro e una media annua di 1,9 miliardi di euro.

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