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Ambasciator non porta pena? È falso, lo dice una ricerca

Ambasciator non porta pena? È falso, lo dice una ricerca

Ambasciator non porta pena: è un detto diffuso. Riflettiamo un momento sul senso. E’ molto semplice: colui che ci dà l’annuncio di brutte notizie, da parte di un’altra persona o a causa di situazioni esterne imprevedibili, non si può ritenere responsabile di quanto dice.

Ambasciator non porta pena: un assioma valido da molto tempo

Si tratta di un assioma che esiste fin dall’antichità ed è rimasto valido a lungo. E’ stato tuttavia completamente rivisto, in virtù dei risultati ai quali è giunta una ricerca recente.

Ambasciator non porta pena: chi ci ama se siamo latori di cattive notizie?

Ambasciator non porta pena? E’ falso, lo dice una ricercaSe condividiamo cattive notizie, ci ameranno sempre meno.

C’è una classica scena da film: un aiutante nervoso deve consegnare cattive notizie al suo capo malvagio. Incespica sulle parole e chiede incessantemente scusa. Come si conclude, di solito, la scena? Con un apparente stato di calma e con la sensazione erronea che tutto vada per il meglio. In seguito, si verifica il colpo di scena: l’esecuzione sommaria del messaggero, a opera del capo.

Ambasciator non porta pena: modalità tipiche

Di recente, le modalità tipiche di questo atteggiamento sono state confermate dai ricercatori. Studi sonoAmbasciator non porta pena? E’ falso, lo dice una ricerca stati eseguiti da uno staff del Journal of Experimental Psychology: è stato evidenziato come le persone, nella maggior parte dei casi, tendano a considerare come soggetti negativi coloro che sono portatori di cattive notizie. Ciò avviene anche nell’ipotesi nella quale stiano semplicemente svolgendo il compito innocente di messaggero, senza che la loro comunicazione sia caricata di ulteriori finalità.

Ambasciator non porta pena: siamo alla conclusione opposta

Il team di ricercatori, in sintesi, è giunto alla conclusione opposta a quella del famoso proverbio. In che modo? Attraverso una serie di 11 esperimenti, è stato esaminata la maniera in cui le persone rispondevano, quando prendevano parte a una situazione nella quale qualcuno consegnava cattive o buone notizie, oppure la immaginavano soltanto.

Per esempio, l’équipe di ricercatori ha definito un’ipotesi nella quale alcune persone avessero avuto un appuntamento in ospedale: le notizie ricevute — in merito a una possibile forma cancerogena, rilevata in seguito ad una biopsia effettuata sulla pelle — sarebbero state sia buone, sia cattive.

Consideriamo i dettagli dell’ipotesi: era prevista la presenza di due persone: nella fattispecie, due infermiere. Una di esse aveva il compito di comunicare alle persone la notizia e l’altra invece doveva semplicemente prendere un successivo appuntamento di follow-up, al fine di tenere sotto controllo la situazione. Nel momento in cui è stato domandato alle persone che hanno ricevuto la notizia di fornire un giudizio sulle due infermiere, soltanto l’infermiera “messaggera” è stata giudicata meno simpatica e meno competente: quando, beninteso, le notizie erano cattive.

Ambasciator non porta pena: capovolgimento del detto

Il detto è stato capovolto. E’ stata data un’ulteriore conferma: il giudizio negativo verso una persona che ha il compito di comunicare una notizia risultava anche in situazioni in cui era palesemente chiaro che il messaggero non poteva avere alcuna responsabilità sull’evento negativo. Lo scenario tipico? Quello dell’assistente di volo che viene chiamato a informare i passeggeri in attesa della partenza che, a causa di un problema tecnico, quest’ultima sarà ritardata di un periodo abbastanza lungo.

Secondo PsicologiOnline.net la ricerca suggerisce che provare “antipatia” verso i messaggeri di brutte notizie ha una base reale nel modo in cui, soggettivamente, le persone agiscono e vivono le situazioni quotidiane.

Desiderio di trovare un senso a situazioni negative

Da che cosa deriva questo fenomeno? Dal desiderio di trovare un senso a situazioni negative o inaspettate e dalla necessità ad addossare la colpa agli altri. E’ così che, erroneamente, si attribuiscono intenzioni malevole ai portatori innocenti di cattive notizie, come se lo facessero per renderci più infelici o procurarci un disagio. Anche se, poi, ciò in realtà non corrisponde assolutamente al vero.

Ambasciator non porta pena: le tendenze psicologiche

L’esistenza è più difficile per via di tali tendenze psicologiche: non soltanto per la persona che riceve la cattiva notizia, ma anche per colui che è chiamato a comunicarla.

Fornire cattive notizie? Un compito stressante

Coloro che devono riferire cattive notizie si trovano a cimentarsi in un compito estremamente stressante.

La consapevolezza di essere percepiti dagli altri in modo negativo non fa altro che rendere ancora più complicato e doloroso l’ingrato compito. La maggior parte delle persone, generalmente, non accolgono consigli da parte di coloro che non apprezzano. Perdono, in tal modo, anche la possibilità di ricevere un aiuto fondamentale.

Ambasciator non porta pena? E’ falso, lo dice una ricercaAmbasciator non porta pena: al di là del detto, opportunità non colte

Torniamo per un momento all’esempio dell’ospedale: come abbiamo detto, la persona che comunica la cattiva notizia è percepita in modo negativo. Ecco che corriamo il rischio di non cogliere l’opportunità che possa anche fornire dei consigli o informazioni utili. Esse, magari, potrebbero permetterci di affrontare meglio la situazione e rendere il nostro avvenire più roseo. E’ possibile che nella psiche del soggetto si possa, con il ragionamento, correggere via via questo comportamento controproducente. Un consiglio: se ci sono cattive notizie da dare, si può sempre ricorrere a un messaggio in una bottiglia.

About Giorgio Maggioni

Giorgio Maggioni
È dal 1993 che studia, analizza e sfrutta il WEB. Dicono sia intelligente, ma che non si applichi se non sotto stress, in quel caso escono le sue migliori idee creative. Celebre la sua frase: “è inutile girarci in giro, chi non usa il web è destinato a fallire”. È docente di webmarketing per l’internazionalizzazione d’impresa, dove incredibilmente, per ora, è riuscito a non rovinare alcuno studente. In WMM si occupa di sviluppare modelli di business utilizzando logiche non convenzionali.

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