
Come vive la scuola un bambino che soffre di dislessia?
Ripetizione scorretta delle parole lunghe, confusione tra lettere simili, lettura dei testi lenta e poco fluente: stiamo parlando della dislessia.
La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) caratterizzato da una minore correttezza e rapidità della lettura.
Il termine ‘dislessia’ è stato utilizzato per la prima volta dall’oculista Rudolf Berlin nel 1881 per descrivere il caso di un ragazzo dall’intelligenza normale che però mostrava una grave difficoltà nell’imparare a leggere e scrivere.
Da allora l’attenzione verso la dislessia e i disturbi specifici dell’apprendimento è cresciuta in campo neuropsichiatrico, psicologico e logopedico.
Dislessia: una condizione permanente che necessita di supporto
Nel corso del tempo sono state date numerose definizioni di dislessia. Una delle più accreditate è quella dell’International Dyslessia Association, organizzazione internazionale no-profit che si occupa dello studio, della ricerca e del trattamento della dislessia.

La dicitura recita: “La dislessia è una specifica disabilità dell’apprendimento, di origine neurobiologica. È caratterizzata dalla difficoltà a leggere in modo accurato e fluente e da scarse abilità nello spelling e nelle abilità di decodifica. Queste difficoltà sono causate tipicamente da un deficit nella componente fonologica del linguaggio che non è in relazione a deficit cognitivi o alla qualità della formazione scolastica. Conseguenze secondarie possono includere problemi nella comprensione di testi e una ridotta pratica di lettura che può ostacolare la crescita del vocabolario e delle conoscenze di base”.
Non si tratta di una malattia, cosi come non lo sono gli altri disturbi specifici dell’apprendimento ma, come indicato dall’Associazione Italiana Dislessia (AID), è una neurodiversità.
Per neurodiversità si intende uno sviluppo neurologico non patologico, ma atipico, sottostante alle abilità di lettura, scrittura e calcolo.
“La dislessia è una condizione permanente. Nonostante questo, grazie ai moderni approcci di intervento e a metodi di supporto all’apprendimento, i bambini con dislessia possono avere una carriera scolastica di successo e vivere una vita normale”, afferma Laura D’Alessandro, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale dell’equipe di Focus Dsa di Torino.

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In Italia nell’ottobre del 2010 viene promulgata la legge 170, la quale riconosce pienamente la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia come disturbi specifici dell’apprendimento.
La legge riconosce inoltre il pieno diritto all’istruzione degli studenti con DSA, garantendo loro appositi provvedimenti ‘dispensativi e compensativi’ al fine di favorire il successo scolastico (dalle scuole elementari fino all’università).
Il termine ‘dispensativi’ indica il permesso ai bambini con dislessia di non svolgere compiti per loro troppo impegnativi. Per esempio, copiare alla lavagna e leggere testi lunghi.
La compensazione, invece, riguarda strumenti e dispositivi per aiutare l’alunno nello studio. È il caso dei libri digitali.
Quali sono le principali difficoltà di un bambino con dislessia?
È importante sottolineare comunque che la dislessia può presentarsi in modalità molto diverse da bambino a bambino. Elenchiamo, grazie all’aiuto della Dott.ssa D’Alessandro, alcune caratteristiche tipiche della dislessia, anche se non è necessario siano presenti tutte:
- lentezza nell’apprendere la corrispondenza tra una lettera e il suono
- apprendimento più veloce attraverso altri canali che non siano la lettura (ad esempio video, audio, sperimentazioni)
- confusione tra lettere simili (ad esempio m/n, v/f, b/d, a/e).
- le capacità di lettura e scrittura sono più basse rispetto a quanto ci si aspetta in base all’intelligenza e alla curiosità
- difficoltà a memorizzare e ripetere filastrocche
- rendimento scolastico basso soprattutto nelle prove scritte
- ripetizione scorretta delle parole lunghe
- difficoltà a leggere parole isolate non all’interno di una frase
- la lettura dei testi è lenta e poco fluente
- inverte lettere e numeri (per esempio ‘li’ al posto di ‘il’ oppure ’17’ al posto di ’71’).
“Nonostante la maggior parte dei bambini mostri le prime difficoltà con l’inizio delle scuole elementari (fine del secondo anno di scuola primaria, momento in cui la capacità di lettura viene data per acquisita) , alcuni indicatori della dislessia sono osservabili prima dell’età scolare. In genere nella prima infanzia i segni che possono far pensare alla dislessia sono:
- ritardo o anomalie nello sviluppo del linguaggio
- confusione tra suoni dentro alle parole
- difficoltà a suddividere la parola in sillabe
- fatica a riconoscere parole in rima o dal suono simile
- il vocabolario del bambino cresce lentamente
- fatica a imparare a scrivere il proprio nome.
Danno psicologico ed esercizi di logopedia
Le cause della dislessia sono di natura prettamente neurobiologica e non sono causate da particolari stress emotivi del bambino. Tuttavia, le difficoltà di apprendimento possono generare difficoltà psicologiche.
Può capitare infatti che a scuola, bambini con dislessia vengano non non riconosciuti immediatamente e quindi vengano descritti dalle maestre come svogliati o che non ci mettano il sufficiente impegno. In questi casi, oltre al disagio legato alla difficoltà di apprendimento, nel bambino può comparire un senso di frustrazione, demoralizzazione e una svalutazione delle proprie capacità personali.
“Il ruolo dello psicologo, in questo contesto, dopo la valutazione cognitiva per capire se il QI del bambino è nella norma, è quello di supporto per la componente emotiva“, continua D’Alessandro.
Non è raro che i bambini ai quali è stata diagnosticata la dislessia possano addirittura arrivare a odiare la scuola.
Ma non solo, anche i compagni e gli insegnanti svolgono un ruolo cruciale. Atteggiamenti riconducibili al bullismo possono influenzare negativamente l’esperienza scolastica del bambino, proprio come la scarsa informazione sul tema da parte dei docenti.
Per non apparire come ‘diversi’ (e quindi sbagliati secondo il loro punto di vista), i bambini dislessici sono soliti trovare alcuni escamotage: per esempio, nella lettura anticipano le parole per poter leggere più velocemente (talvolta scambiando un termine per un altro).
Esistono delle soluzioni?
Il logopedista aiuta i bambini con esercizi propedeutici per migliorare le loro capacità e, conseguentemente, i risultati scolastici. Lo psicologo, allo stesso tempo, aiuta il bambino (e la famiglia) ad affrontare la situazione dal punto di vista emotivo.
“Molti genitori sono preoccupati che il figlio possa sentirsi diverso rispetto agli altri bambini. Ma dotare un bambino con dislessia degli strumenti per poter studiare e apprezzare la scuola non è tanto diverso, facendo un esempio, dal fargli indossare un paio di occhiali“, conclude D’Alessandro.
Una proposta shock per una didattica che premia solo ‘i bravi’
“Credo che invece di mettere l’attenzione sulla medicalizzazione dei DSA, i pedagogisti dovrebbero riflettere sull’inadeguatezza della didattica che sembra sempre più tarata sui ‘bravi’, su coloro che riescono, e che spesso va in crisi appena qualche alunno non impara le tabelline o non è in grado di scrivere in corsivo”, afferma Giacomo Stella, Professore ordinario di Psicologia Clinica al dipartimento di Educazione e Scienze Umane presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, fondatore dell’Associazione Italiana Dislessia.
L’attuale modello educativo, quindi, risulterebbe un ostacolo non solo per i bambini con DSA, ma per tutti coloro che, magari, hanno semplicemente bisogno di più tempo, o strumenti diversi, per imparare come i compagni.
“Ho una proposta shock per la scuola primaria: abolire le certificazioni e liberalizzare l’uso di tutti gli strumenti. Far xerigrafare su ogni banco dei numeri, tavola pitagorica e figure geometriche con le formule. Come reagirebbero i docenti a questa proposta che cancella i vantaggi della prestazione a memoria e mette tutti in grado di fare esperienza, ciascuno scegliendo i propri mezzi e le proprie strade?”, conclude Stella.
Copertina Foto di Arthur Krijgsman: https://www.pexels.com/it-it/foto/bambini-seduti-su-sedie-marroni-all-interno-della-classe-4019754/
Foto di Mikhail Nilov: https://www.pexels.com/it-it/foto/scuola-sfocatura-bambini-studenti-7929449/




