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Festa di compleanno per la Giornata Internazionale della felicità

Torta di compleanno pronta per festeggiare, il 20 marzo, la Giornata Internazionale della Felicità, che fu istituita dall’ONU il 28 giugno 2012, invitando “tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica […] “.

E’ pur vero che ogni giorno della nostra vita è ormai scandito da una qualche ricorrenza speciale, che le Giornate dedicate a memorie che non devono essere occultate sono forse più evidenti di questa, ma ci sembra che la Felicità sia un’ambizione significativa della nostra esistenza e che leggere un libro possa contribuire al suo ottenimento.

Se così non fosse, perché mai gli scrittori avrebbero sviscerato ogni possibile canale percorribile, ogni sentimento usuale o insolito per inventare un mondo possibile all’interno del quale il livello del FIL (Felicità Interna Lorda) sia elevato?

Non è consolante sapere che siamo al 47^ posto della graduatoria mondiale, ma ci consola il fatto che lo sprone possa essere maggiore, possa indurci a migliorare per noi stessi e per coloro che abitano questo angolo di pianeta insieme a noi.

Giornata Internazionale della Felicità: leggere per essere felici

La scrittrice Lidia Ravera, molti anni orsono, intervistata sulle motivazioni che l’avevano indotta a raccontare nel suo ultimo libro di allora, “I compiti delle vacanze”, storie costruite su vite ammaccate, fatte a pezzi, invano ricostruite o non ricostruibili, disse con estrema franchezza che “felicità uguale successo di un romanzo” non è un’equazione vincente, che la felicità non interessa i lettori, i quali la percepiscono con fastidio o con invidia.

Giudizio forte e discutibile, tant’è che spesso ci imbattiamo in storie narrate che si  aprono alla felicità conquistata, senza per questo apparirci scontate o melense.

Se si è voluta istituire una Giornata Internazionale della Felicità è perché si ritiene necessario perseguirla a fronte di preventivate disillusioni o di insuccessi parziali.

E così essa è diventata anche argomento di manuali, come “La felicità sul comodino. Piccoli segreti per vivere meglio ogni giorno” di Alberto Simone, il quale si propone di dare la chiave di accesso alla felicità individuale a ciascuno di noi, mettendoci in guardia dalle confusioni su questo concetto.

Dobbiamo ambire ad una felicità persistente e duratura, non effimera e momentanea: se ci fermiamo a questo secondo livello, il più superficiale, finiamo per convincerci che essa non esiste, che, come ci insegnava un Giacomo Leopardi poco più che ventenne, non è altro che una momentanea sospensione del dolore e della sofferenza (“piacer figlio d’affanno”), un’assenza e non una presenza.

Seguendo i suggerimenti di Alberto Simone potremo sgombrare il campo dalle false credenze e concentrarci su ciò che ci sta attorno e che è da noi perseguibile, indirizzandoci verso la perfezione individuale, cioè il massimo raggiungibile in relazione alle nostre possibilità, non in senso assoluto. Nel momento in cui percepiremo i nostri limiti come oggettivi e li elaboreremo compiutamente, la felicità sarà alla nostra portata e la qualità della nostra vita migliorerà.

Ad insegnarci ad essere felici in un centinaio di passaggi successivi ci prova anche Marie Kondo, la scrittrice giapponese che ha ideato il metodo del Grande Riordino illustrato nel suo primo libro, venduto nel mondo in tre milioni di copie: poco convinta dell’ubbidienza dei suoi adepti, al primo ne ha fatto seguire un secondo, che non lascia insensibili: “ 96 lezioni di felicità”.

La sua bizzarra teoria sposta l’asse dell’attenzione dal soggetto all’oggetto, sul quale ricade la responsabilità del renderci felici.

Accesa sostenitrice dell’eliminazione del superfluo e pertanto nemica acerrima degli accumulatori compulsivi, la Kondo ci suggerisce di tenere tra le mani gli oggetti di cui siamo circondati: se essi irradiano felicità, noi la percepiamo attraverso dei minimi mutamenti corporei, nel caso contrario l’oggetto non avrà speranza di sopravvivenza.

Il passo successivo sarà automatico, noi trasferiremo questo benessere dalle cose alle persone e soprattutto a noi stessi,  creando un rapporto più profondo con noi e con gli altri, circondati da un mondo che veicola felicità costante.

Provare per credere: per il 20 marzo il nostro impegno sarà di cominciare ad eliminare il superfluo per festeggiare degnamente la Giornata della Felicità, un superfluo che non contempla ovviamente nemmeno un libro!

Storie di ordinaria felicità per celebrare la Giornata Internazionale della Felicità 2018

La felicità di un lettore si può valutare in quantità o in qualità, o in entrambi i modi, a seconda di come ciascuno desidera far crescere la pila dei libri sul proprio comodino.

Imbattersi in storie narrate che, pur facendo i conti con una realtà difficile e astiosa, lascino filtrare uno spiraglio di luce non può che essere gratificante, nell’ottica di un sommerso bovarismo.

E’ questa la sensazione che lascia “Chi manda le onde”, un romanzo di Fabio Genovesi, giornalista e romanziere.

Nel microcosmo da lui costruito in Versilia si muove un’umanità articolata e di forte impatto, costituita di personaggi che recano in sé, ciascuno a modo suo, una difficoltà fisica o psicologica, se non addirittura un male di vivere che appare inestirpabile.

Ci sono Luna e Zot, una bambina albina che ama il sole ma non può neanche osservarlo senza schermi e un bambino di Chernobyl dalla vita avventurosa, ci sono Luca e Serena, fratello e mamma di Luna, e poi Ferro, il nonno adottivo di Zot, e Sandro, che a quarant’anni ancora non sa cosa farà da grande, con i suoi incredibili amici Rambo e Marino.

Le loro vite all’apparenza poco felici si incrociano in un’estate senza tempo, che rimescola i legami spezzandone per sempre alcuni, lasciando il dolore al posto della speranza.

Lo scrittore non risparmia nessuno dei suoi personaggi, la cui esistenza sembra destinata a scontrarsi con il fallimento dei propri sogni e dei progetti appena iniziati, che siano una vacanza sulle onde dell’oceano con il surf o una storia d’amore tanto intensa quanto improbabile.

Tuttavia, arrivati alla fine delle vicissitudini, senza che Fabio Genovesi elabori per noi un finale consolatorio, sentiamo che ancora una volta il bicchiere può essere visto dalla parte opposta, con un’ottica ribaltata, e apparire mezzo pieno.

In fondo è solo questo che chiediamo e cerchiamo, senza eccessive pretese.

Se non ci sarà possibile scalzare la Finlandia o il Bhutan dalle loro vette delle classifiche sui Paesi più felici del mondo, ci accontenteremo di imparare la lezione impartita da Fabio Genovesi e ci ritaglieremo una nostra piccola nicchia di felicità, dopo aver buttato via l’inutile e aver fissato le mete per noi raggiungibili.

E anche così sarà bello festeggiare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità.

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About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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