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Malattie reumatologiche: si potranno prevenire grazie alla ricerca

Malattie reumatologiche: si potranno prevenire grazie alla ricerca

La ricerca scientifica in reumatologia è essenziale alla progressione della qualità delle cure e alla comprensione dei complessi meccanismi che portano alla malattia, è quindi la base per riuscire a curarle.

“Grazie ai decisi progressi della scienza stiamo passando dal trattamento dei sintomi a cure sempre più efficaci della malattia, e in un futuro non remoto potremo arrivare anche alla prevenzione di alcune malattie reumatologiche, con la definizione di interventi, farmacologici e non, per i soggetti a rischio, in modo tale da evitare lo sviluppo della malattia.

Solo dieci anni fa questo era impensabile, ora invece diventa probabile”, dice il professore Carlomaurizio Montecucco, presidente di FIRA, Ordinario di Reumatologia, Direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Terapia Medica dell’Università di Pavia, direttore Struttura Complessa di Reumatologia al Policlinico S. Matteo.

Le malattie reumatologiche

Le malattie reumatologiche sono patologie croniche che hanno pesanti riflessi sulla qualità di vita dei malati.

In Italia si stimano più di 15 milioni i pazienti affetti da malattie reumatologiche con un costo di circa 20 miliardi all’anno.

Nei paesi occidentali, queste malattie rappresentano la prima causa di disabilità e riguardano oltre 150 differenti patologie ad alto impatto sociale, sia per i costi che per il numero di malati, che aumentano con l’avanzare dell’età senza tuttavia risparmiare i soggetti più giovani inclusi bambini e adolescenti e avendo una “predilezione” per il genere femminile.

Queste patologie, per le due costanti dell’infiammazione e del dolore, portano a un ricorso al farmaco così frequente da rappresentare la seconda causa assoluta di prescrizione.

Negli ultimi anni la ricerca reumatologica ha fatto enormi progressi nella identificazione delle cause delle principali malattie reumatologiche con ricadute cliniche determinanti nell’identificazione di nuovi markers diagnostici e di nuovi presidi terapeutici che hanno contribuito a migliorare la vita dei pazienti.

“Una delle armi più potenti contro le malattie reumatologiche è la diagnosi precoce”, dice Edgardo Contato, Direttore Generale Ulss3.

“Che può avvenire solo se si fa attenzione agli eventuali sintomi, ci si tiene sotto controllo e si conoscono le possibilità di contrarre queste patologie.

Per questo parlare delle malattie reumatologiche è così importante: maggiore è l’informazione, maggiori sono i controlli e le opportunità di iniziare a curarsi prima che le malattie peggiorino”.

I passi avanti della medicina

Le malattie reumatologiche sono patologie croniche come: artriti, artrite psoriasica, lupus, connettiviti e sclerosi sistemica, che possono avere pesanti riflessi sulla qualità di vita dei malati.

Fino a vent’anni fa se ne curavano solo i sintomi, con cortisone e analgesici, negli ultimi anni si sono fatti avanzamenti molto importanti grazie a farmaci in grado di colpire selettivamente solo le sostanze coinvolte nello sviluppo della malattia, farmaci intelligenti, come anticorpi monoclonali o falsi recettori, che possono essere estremamente efficaci”, dice Montecucco.

“La cura delle artriti, ma anche delle connettiviti sistemiche, è cambiata in modo straordinario, basti pensare che fino a qualche tempo fa, in caso di malattie come lupus o vasculite, una gravidanza era impensabile e sconsigliata, ora invece si riesce a portarla a buon termine nella maggioranza dei casi. Ma le prospettive della ricerca sono ancora più incoraggianti”.

Gli studi

Si sta studiando, per esempio, il ruolo del microbioma orale, intestinale e vaginale, per capire se ha una correlazione con la maggiore incidenza nello sviluppo di malattie reumatologiche nelle donne.

Se, come si crede, questo legame sarà dimostrato e se ne comprenderà il meccanismo, si potrà intervenire in modo mirato, anche secondo i principi più recenti della medicina di genere.

Lo studio ancora più approfondito degli auto-anticorpi, cioè quelli diretti contro le strutture del nostro organismo invece che contro gli agenti patogeni, e dei meccanismi di disregolazione del sistema immunitario, potrà consentire di tentare di resettare il malfunzionamento e riportare il sistema alla sua efficienza.

Finora invece si è intervenuti per deprimere tutto il sistema immunitario, causando però problemi di immunodepressione.

Per la cura dell’artrite reumatoide, si è compreso che fattori di rischio come obesità e fumo di sigaretta insistono su un terreno genetico e immunologico predisponente alla malattia.

Se si riuscirà a comprendere meglio quali sono le condizioni di pre-artrite reumatoide si potrà trovare il modo per prevenire lo sviluppo della malattia, dilazionarla o sospenderla.

Lo stesso meccanismo si può applicare alle malattie metaboliche come la gotta o ad altre malattie autoimmuni, come le connettiviti, nelle quali si vede che gli auto-anticorpi compaiono prima dei sintomi.

Bisogna affinare quindi la capacità di predizione e saper valutare la gravità del rischio di malattia, così da capire quando trattare in modo preventivo.

Inoltre, sta facendo passi avanti la medicina rigenerativa, con l’obiettivo, non semplice, di ricostruire la cartilagine articolare, soprattutto per la cura dell’artrosi, o dell’osso, per l’osteoporosi.

 

 

 

Immagine copertina di Edward Jenner https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-tecnologia-professionale-laboratorio-4031323/

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