paura di vincere

Si può vincere la paura di vincere?

paura di amareProprio oggi, 5 giugno, iniziano gli Europei di calcio 2024.

Tra poco più di un mese, a Parigi, sarà il turno delle Olimpiadi.

Ma cosa unisce questi due eventi?

Sportivi di tutto il mondo si incontreranno per competere con altri atleti nelle rispettive discipline, cercando la performance perfetta in grado di coronare anni di allenamenti e sacrifici.

Sebbene lo sport sia veicolo di importanti valori (quali, per esempio, lealtà, sacrificio, rispetto, determinazione ecc.), soprattutto in queste competizioni internazionali, il detto “l’importante è partecipare” potrebbe venir meno.

Perché, per moltissimi atleti, l’obiettivo più importante risiede nella vittoria stessa.

Tuttavia, esiste un fenomeno particolare sul quale vale la pena di soffermarci: la paura di vincere.

Infatti, proprio come disse Oscar Wilde: “Due sono le tragedie nella vita: la prima, non realizzare i propri desideri; la seconda, realizzarli“.

La paura di vincere

La vittoria è in cima ai pensieri di tutti, o quasi tutti.

Vincere, essere superiori in una competizione, avere successo, primeggiare, che si tratti di agone sportivo, giudiziario, lavorativo, elettorale, scolastico, persino sentimentale, è una condizione che ci pare sempre desiderabile e che sicuramente potrebbe cambiare le nostre vite in meglio.

La paura di vincereMa negli anfratti oscuri e spesso dimenticati della nostra interiorità si può annidare la paura di vincere. Sono numerosi i casi di atleti, performer, musicisti, cantanti, manager e persone comuni che, a pochi passi dal traguardo, incespicano, cadono, si bloccano, all’improvviso intrappolati in una resistenza paradossale verso la realizzazione del proprio successo.

“A volte non si sentono all’altezza, a volte non vogliono affrontare le responsabilità alle quali una posizione di primo piano o una vittoria li esporrebbe. Si tratta allora di utilizzare stratagemmi terapeutici che facciano cambiare la percezione delle cose e che conducano a sperimentare nuovi punti di vista e nuove reazioni, che siano vere e proprie scoperte, che aprano nuovi scenari e così sblocchino la situazione invalidante. Per riprendere la gara e vincerla, o abbandonarla, con serenità”, spiega Giorgio Nardone, psicologo e psicoterapeuta e autore del libro “La paura di vincere” (Ponte alle Grazie).

Nikefobia: un fenomeno complesso

L’obiettivo di ogni atleta, professionista e non, dovrebbe essere quello di raggiungere ottimi risultati in termini di prestazione e di successi.

Eppure, anche se sembra paradossale, ci sono sportivi che hanno paura di vincere e che, a causa di questo blocco, mettono inconsciamente in atto dei comportamenti auto-sabotanti che impediscono loro di raggiungere la vetta.

In termini tecnici, questo timore è chiamato nikefobia, una parola che deriva dal greco ed è composta da νίκη, vittoria, e φοβία, cioè paura.

In realtà, anche se la paura della vittoria è tipica degli sportivi, può riguardare qualunque tipo di professione e di attività che preveda competizione e messa in gioco.

“Il ‘remarsi contro’ è già di per sé un paradosso comportamentale, farlo poi quando si è a un passo dal raggiungere il proprio obiettivo è qualcosa che percepiamo come totalmente assurdo. Tant’è che spesso si tende a evitare, negare o rimuovere questo argomento, poiché mina le basi del pensiero razionale e della logica comune”, commenta Nardone.

“Eppure, il ‘remarsi contro’ è presente nell’agire umano fin dai tempi più antichi, ed emerge sempre più in quest’epoca moderna: si pensi all’atleta che vince tutte le gare sino all’ultima, la più importante, che perde inspiegabilmente, come se le sue energie si fossero d’un tratto esaurite. Al cantante lirico che resta senza voce proprio il giorno della Prima. A coloro che preferiscono un partner rassicurante all’amore travolgente, per timore di venire traditi. Al manager che, all’apice della carriera, rinuncia a una posizione più elevata. Allo scrittore che entra in un blocco creativo dopo il suo primo bestseller”, continua lo psicologo.

Non si deve considerare la paura di vincere un fenomeno assurdo o illogico, ma piuttosto un meccanismo biopsicologico naturale, che perturba in quanto sfida i principi rassicuranti del pensiero logico razionale.

Quali possono essere alcune cause scatenanti di questa condizione?

Ciò che riguarda la psiche umana raramente è di facile interpretazione. Proviamo però a individuare alcune cause comuni che potrebbero scatenare la nikefobia:

  • una scarsa autostima e poca sicurezza in se stessi;
  • svalutare la vittoria stessa per non faticare ulteriormente;
  • la convinzione di non essere abbastanza bravi, forti, capaci. Se un’atleta pensa di non possedere le abilità necessarie alla vittoria può avere paura di vincere;
  • il timore di deludere le aspettative altrui. Chi soffre di nikefobia non si vede come lo vedono gli altri, per cui può avere paura di non essere all’altezza delle aspettative di allenatori, compagni, tifosi, genitori;
  • la paura di fallire;
  • l’ansia per le conseguenze che potrebbero derivare dalla vittoria, per esempio il timore di non reggere la pressione che si genererebbe e/o quello di non riuscire a mantenere uno standard elevato di prestazioni, o ancora le pressioni sociali.
  • il timore di dover affrontare avversari sempre più forti.

Non ho più paura di vincere

Si può ‘guarire’, nello sport così come nella vita, tornando ad aver voglia di vincere?

non avere paura“Nelle scienze applicate, affrontare un problema significa rilevare le sue ‘regolarità’, ovvero le dinamiche che si ripetono in modo ridondante e alle quali ‘calzare’ interventi risolutivi replicabili. Ma è anche importante evidenziare le varianti e le loro ‘singolarità’, alle quali bisognerà invece adattare interventi originali, spesso non replicabili”, aggiunge Nardone.

Una strategia efficace deve essere in grado sia di rompere gli schemi regolari della disfunzionalità, sia di affrontare in modo mirato, con tecniche ad hoc, anche il singolare esprimersi del problema.

Nardone, nel suo libro, parla del modello di Problem Solving Strategico, descrivendolo come “un metodo che ricalca la procedura della ricerca scientifica, e che integra lo studio della comunicazione suggestiva e performativa in modo da garantire rigore e sistematicità attraverso la messa a punto di strategie terapeutiche efficaci, replicabili ed empiricamente validate”.

Per affrontare la nikefobia, il consiglio è quello di rivolgersi a uno specialista psicologo o psicoterapeuta, che avvierà un percorso di presa in carico e trattamento del disagio.

Per prima cosa aiuterà la persona a diventare consapevole del proprio malessere e a prendere coscienza delle proprie emozioni, poi la guiderà nella scoperta delle ragioni alla base di questa paura e degli scenari che potrebbero verificarsi se raggiungesse la tanto temuta vittoria (in modo da farle comprendere, nel profondo, che probabilmente non accadrebbe nulla di così terribile, anzi) e infine le suggerirà metodi e soluzioni per affrontare le sue paure.

 

 

 

Copertina Foto di Pixabay: https://www.pexels.com/it-it/foto/campo-della-pista-marrone-e-bianco-163444/

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Foto di Moose Photos: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-che-indossa-giacca-blu-scialle-risvolto-1036622/

 

 

 

 

About Umberto Urbano Ferrero

Umberto Urbano Ferrero, collaboratore - Torinese d’origine, cittadino del mondo per credo. Laureato in Lettere moderne, ama l’arte in tutte le sue forme e viaggia per conoscere il mondo, oltre che se stesso. Umberto è appassionato di sport e Urbano, al contrario di ciò che l’etimologia suggerisce, apprezza la vita a contatto con la natura. Ritiene la curiosità una delle principali qualità in una persona, caratteristica essenziale per guardare il mondo da più angolazioni.

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