Federica De Paolis, una madre è per sempre
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Federica De Paolis, una madre è per sempre

19/10/2024
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Da parte di madre

Federica De Paolis, una madre è per sempre

AUTORE: Federica De Paolis

TITOLO: Da parte di madre

EDITORE: Feltrinelli

PAGG: 240     

EURO 18,00   

(versione eBook euro 9,99)

Federica De Paolis trova spunto fertile per la sua scrittura nelle vicende familiari, nelle dinamiche che le implementano o nei meccanismi che le devastano.

Uomini e donne si muovono spesso su terreni fragili o scoscesi, mancano della solidità necessaria a un vivere quieto.

Talora si nascondono dietro banali finzioni, facili da smascherare, ma anche sotto bugie pesanti come macigni.

I legami si annodano e si sciolgono, molte volte con grande sofferenza.

I rapporti familiari nascondono verità di cui non sempre sono coscienti neppure i diretti interessati.

Anzi, ci dice l’autrice, a volte è più accorto lo sguardo di chi sta fuori e non è troppo coinvolto.

Nel suo ultimo romanzo, “Da parte di madre”, a essere scandagliato è il rapporto più esclusivo che si possa immaginare, quello tra una madre e una figlia.

Chi ha avuto in dono la vita non potrà mai staccarsi dalla sua prima casa, chi l’ha costruita non riuscirà a recidere un metaforico cordone ombelicale.

E’ questo è vero qualunque siano i fatti della vita.

Una madre e una figlia in un mondo sbilenco

Federica De Paolis ha deciso di mettere da parte la finzione e scrivere un romanzo autobiografico, con due protagoniste assolute: lei stessa e sua madre.

Tutti gli altri vanno e vengono, entrano ed escono dalle loro vite, ma loro due non arretrano, tra liti e sconvolgimenti emotivi.

Il fil rouge del romanzo è costituito dalle case, quelle abitate e poi lasciate, quelle amate e quelle odiate per il dolore in esse contenuto.

Ogni luogo raccontato è una propaggine della prima casa, l’utero materno, dal quale si viene sfrattati per amore.

Federica De Paolis, mescolando a suo piacimento le successioni temporali, colloca la sua “fantasmagorica mamma bionda” in tempi e luoghi che si sono stratificati nella sua memoria.

Paradossalmente è il ricordo più lontano, risalente al 1976, a chiudere il romanzo: in realtà è l’origine del cerchio disegnato nei capitoli precedenti, una sorta di segno premonitore che il destino aveva manifestato.

Una bambina di cinque anni scopre di avere una mamma fantastica, capace di azioni memorabili, da pura adrenalina: e in fondo tutto è iniziato da lì.

Immagine di copertina
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Federica De Paolis racconta una madre che è modello e schiavitù

Ci sono venticinque anni di vita in questo romanzo.

Forse sono un po’ romanzati, ma lo dichiara la stessa Federica De Paolis in chiusura: il suo è il punto di vista da parte di madre, una personale e soggettiva ricostruzione di un pezzo di vita.

A sette anni si è  ritrovata in una casa nuova immensa, con una madre che piangeva sempre perché suo padre l’aveva lasciata e la sola compagnia di un criceto.

Un po’ poco per una bambina con tutta una strada in salita davanti.

Essere in una zona elegante di Roma non l’aiutava a uscire dal nido in cui si era rintanata trovando nella sola madre un appoggio sufficiente.

Ma sua madre era una donna bella ed elegante, proiettata verso un destino irreale, desiderabile e sedotta da uomini che non l’amavano veramente.

Come il Selvaggio, arrivato mentre il padre stava per avere un bambino da un’altra donna.

Come il Fisico, che arriverà anni dopo ma sarà oggetto di un amore tormentato ed impossibile.

Federica De Paolis ha sempre visto di fronte a sé una madre che avrebbe voluto imitare per i caratteri eclatanti, ma della cui volubilità e insicurezza si sentiva prigioniera.

Una madre dipendente da un telefono che avrebbe dovuto tenerla legata ai suoi uomini, troppo spesso muto o foriero di messaggi anonimi e feroci.

Una madre incapace di sottrarsi alle botte di un uomo diventato padrone della sua vita.

Un uomo che a volte esce di senno al punto che Federica preferisce  trascorrere il suo tempo a casa della sua unica amica tra i tanti compagni che si comportano da bulli, Neracomelapece.

Crescere per Federica De Paolis significa anche perpetrare un rapporto conflittuale con la scuola e costruire relazioni affettive sghembe, come quelle della madre.

Da una parte una donna adulta tradita ma incapace di staccarsi dall’uomo che la fa soffrire, dall’altra una ragazzina che vuole scoprire il sesso con il Gigante e l’amore con Ragazzodoro.

Una che cerca la giovinezza nel lifting, l’altra che deve iniziare un percorso con un’analista per snidare i suoi fantasmi.

Case nuove, vite nuove?

Le tappe dell’esistenza di Federica De Paolis e di sua madre sono scandite dai cambiamenti delle case.

Potrebbe essere un bene solo se riuscissero ad accantonare il passato, ma nelle loro vite questa possibilità è remota.

Federica trova un suo spazio nel liceo artistico, un mondo apparentemente nuovo e più consono, ma l’adolescenza non l’aiuta certo a ricomporre i cocci della relazione con la madre.

Eppure è solo lei il punto fermo di una vita in continuo divenire, solo lei è sempre lì.

E impara a raccontare alla figlia anche la vita che le ha sempre tenuto nascosta, quella che rivela a quest’ultima come siano simili più di quanto potesse pensare.

I problemi però restano, tra anoressia e bulimia e uno studio improvvisamente forsennato per recuperare una bocciatura e superare la maturità concentrando due anni in uno.

Tanti, troppi segnali di un rapporto così complicato da generare anomalie.

Dibattersi tra le profonde malinconie o i facili entusiasmi materni, sempre sconfessati, richiede una forza titanica, una fatica quotidiana.

Con il distacco da lei e l’inizio di una vita indipendente compare una quiete nuova, ma sotto la superficie covano ancora braci roventi, tante domande senza risposta.

Sono quelle che cementano un rapporto madre-figlia, che ogni donna spera di poter ascoltare, in un tempo mai definito.

Federica De Paolis chiude un cerchio poco magico

Federica De Paoli non è mai riuscita a tracciare per sé e la madre un cerchio magico, una forma di protezione in cui sentirsi sicura, esente da energie negative.

La loro vita è stata più tempesta che armonia, più imperfezione che completezza.

Eppure, ogniqualvolta si palesa ciò che sempre i figli temono, la malattia del genitore, il passato assume contorni nuovi, gli angoli si smussano senza troppa fatica.

La morte ricompone ciò che la vita aveva disperso.

Perdere la propria prima casa è uno strappo violento, occorre tempo per metabolizzarlo.

A Federica De Paolis sono occorsi circa vent’anni.

Poi è stato possibile scrivere questa autobiografia a due, un memoir che mescola stati emotivi molto diversi, protrattisi sino alla morte della madre.

Molte risposte sono rimaste inespresse, alcuni ricordi si sono sedimentati, altri sono scomparsi, quelli più forti sono racchiusi in queste pagine.

Con una sola, grande certezza: una madre è per sempre.

Luisa Perlo, Critico Letterario dopo una vita spesa tra i banchi di scuola. Amante dei libri, dei gatti e dei viaggi, considera la lettura lo strumento più efficace per crescere, migliorarsi e trovare il proprio posto nel mondo.