
Retinopatia diabetica: la prevenzione può salvare la vista di 1 milione di italiani
Il Diabete Mellito (DM) è una delle patologie cronico degenerative più diffuse a livello globale; in Italia si stima che circa 4 milioni di persone siano affette da diabete, con circa 1 milione di casi ancora non diagnosticati.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la prevalenza di questa malattia è destinata ad aumentare nei prossimi anni, soprattutto nei Paesi occidentali, a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita e della crescente incidenza di sovrappeso e sedentarietà. I numeri, nel mondo, parlano di un nuovo diabetico ogni 10 secondi e di 439 milioni di diabetici nel 2030.
Il Diabete Mellito è particolarmente rilevante per le complicanze che può causare a numerosi organi, influenzando negativamente la qualità della vita dei pazienti e, più in generale, la salute pubblica.
In particolare, tra le principali complicanze della patologia vi è la Retinopatia Diabetica (RD), una grave patologia oculare che rappresenta la principale causa di cecità negli adulti in età lavorativa.
In Italia, oltre 1 milione di persone con Diabete Mellito soffre di una forma di Retinopatia Diabetica, e il numero è in costante aumento. È quindi fondamentale aumentare la frequenza e la diffusione di controlli ed esami per favorire la diagnosi precoce.
Cos’è la Retinopatia Diabetica?

La Retinopatia Diabetica rappresenta una complicanza severa, talora drammatica, basti pensare che nel mondo occidentale è la prima causa di cecità nelle persone in età di lavoro.
“Il diabete nel corso del tempo danneggia la retina attraverso due principali meccanismi. Il primo consiste nella eccessiva permeabilità dei vasi capillari con stravaso di siero e conseguente formazione di edema retinico. Il secondo nella progressiva occlusione dei capillari fino a creare veri e propri infarti retinici che stimolano la neoformazione di gomitoli di capillari fragili, con grande rischio di sanguinamento all’interno dell’occhio“, spiega Giuseppe Perone, Chirurgo Oculista.
Quando è presente l’edema retinico si parla di ‘retinopatia edematosa‘, quando vi è occlusione dei capillari si parla di ‘retinopatia ischemica‘.

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Forma non proliferante
“I vasi retinici presentano zone di indebolimento, con dilatazione della parete (microaneurismi), e possono sanguinare, producendo emorragie retiniche, edema e/o ischemia. L’edema si verifica quando trasuda del liquido dalle pareti alterate dei capillari: il fluido provoca un rigonfiamento della retina o l’accumulo di grassi e proteine (essudati duri). L’ischemia (carenza di ossigeno ai tessuti) è il risultato dell’occlusione dei vasi capillari; la retina, ricevendo sangue in quantità insufficiente, non riesce a funzionare correttamente. Ciò favorisce il passaggio alla forma proliferante“, spiega Perone.
Forma proliferante
“Quando i capillari retinici occlusi sono numerosi, compaiono ampie zone di sofferenza retinica (aree ischemiche ed essudati molli). Queste zone di retina sofferente, nel tentativo di supplire alla ridotta ossigenazione, reagiscono stimolando la crescita di nuovi vasi sanguigni. I nuovi vasi sono però anomali perché hanno una parete molto fragile e si moltiplicano sulla superficie della retina. Essi sanguinano facilmente, dando luogo a emorragie vitreali, e portano alla formazione di tessuto cicatriziale, il quale, contraendosi progressivamente, può provocare il raggrinzimento e/o il distacco della retina“, aggiunge l’esperto.
Quando andare dall’oculista?
Nel caso del diabete di tipo 1 (la variante tipica dell’infanzia) è opportuno controllare il fondo oculare almeno una volta ogni sei mesi.
Se si ha il diabete di tipo 2 (e la glicemia è tenuta sotto controllo) può essere sufficiente una visita oftalmologica all’anno.
“È fondamentale adottare un approccio multidisciplinare nella gestione del diabete, con una stretta collaborazione tra diabetologo e oftalmologo. La gestione del diabete richiede un team di professionisti adeguatamente formati, che rispondano a tutte le necessità dei pazienti, soprattutto per la prevenzione delle complicanze associate. Il danno alla retina, spesso silente e asintomatico, rende la Retinopatia Diabetica sotto diagnosticata. Quando il paziente nota un calo della visione, la malattia è già in stadio avanzato. È vitale motivare le persone con diabete a sottoporsi a screening periodici oculari per permettere una diagnosi precoce e limitare la perdita della visione”, afferma Angelo Avogaro, Presidente della Società Italiana di Diabetologia.
Nuove strategie per la cura della patologia
“Si stima che quasi tutti i pazienti affetti da diabete mellito (DM) di tipo 1 e oltre il 60% di individui con DM di tipo 2 sperimentino forme di gravità variabile di retinopatie in un arco temporale di circa 20 anni dalla diagnosi. Data l’importanza di questi numeri, dobbiamo mettere in campo tutte le strategie di prevenzione disponibili. Per esempio, la digitalizzazione e la telemedicina possono diventare validi alleati, offrendo nuove opportunità per la diagnosi precoce dei disturbi della macula”, aggiunge Massimo Nicolò, Professore Associato Malattie Apparato Visivo, Università di Genova.
La telemedicina, per esempio, è costituita dall’insieme di tecniche mediche e informatiche che permettono la cura di un paziente a distanza o più in generale di fornire servizi sanitari a distanza.
Un problema economico, e non solo
Il Covid, unito alle interminabili liste d’attesa, ha peggiorato l’accessibilità alle cure e alle visite (una condizione imprescindibile se si parla di Diabete e Retinopatia Diabetica).
Ma la necessità di migliorare l’accessibilità alle cure ha anche una finalità economica.
Si stima che circa il 13% del carico dell’ipovisione possa essere attribuito alle forme più gravi di Retinopatia Diabetica.
Con circa 108.856 persone aventi diritto a esenzioni correlate ad alterazioni visive, si prevede che, nel periodo 2015-2030, solo la RD produrrà un aggravio di costi statali pari a 4,2 miliardi di euro.
Diagnosi della patologia
Le metodiche per la diagnosi di Retinopatia Diabetica sono:
- Foto a colori del fondo, eseguita con il retinografo.
- Fluorangiografia retininica, se vi sono segni di retinopatia diabetica proliferante per definire la presenza di aree ischemiche. Questo esame prevede l’iniezione nel braccio del paziente di un colorante (fluoresceina) che, una volta arrivato all’occhio, permette di evidenziare con grande nitidezza le più piccole alterazioni della rete capillare e fornisce informazioni utili per un eventuale trattamento laser.
- Tomografia assiale computerizzata (OCT), che permette di studiare in dettaglio la macula e il nervo ottico. Si tratta di un esame diagnostico retinico non invasivo.
Esistono delle cure?
- In caso di retinopatia non proliferante, e in presenza di edema maculare, il trattamento classico è la fotocoagulazione laser, con pattern a griglia o focale, volta a ridurre l’edema, contenere l’andamento della malattia e ripristinare la funzione visiva.
- In caso di edema della macula clinicamente significativo, si può intervenire con iniezioni intravitreali di farmaci in grado di bloccare il vascular endothelial growth factor (VEGF), una molecola che partecipa allo sviluppo anormale dei vasi sanguigni. “Il limite principale di questa terapia è rappresentato dalla necessità di fare iniezioni all’interno dell’occhio che, pur non essendo dolorose e associate a un basso rischio di complicanze (infezioni, rotture retiniche, cataratta), costituiscono un disagio organizzativo e psicologico non trascurabile per il paziente”, commenta Perone.
- Nei casi in cui la retinopatia diabetica sia particolarmente grave ed evoluta, le emorragie abbiano invaso il vitreo ed i processi cicatriziali creino trazioni sulla retina bisogna passare alla chirurgia (vitrectomia). “Sotto controllo microscopico si fa penetrare all’interno dell’occhio una sonda sottilissima (vitrectomo) che taglia, frantuma ed aspira i coauguli di sangue e le briglie (formazioni fibrose) patologiche che sollevano la retina. Durante lo stesso intervento è possibile cauterizzare i capillari che sanguinano ed effettuare un trattamento laser (endolaser) di tutte le aree retiniche patologiche”, conclude Perone.
Copertina Foto di João Jesus: https://www.pexels.com/it-it/foto/occhio-sinistro-della-donna-879178/




