Microbiota intestinale: un test per l'analisi di semplice lettura

Microbiota intestinale: un test per l’analisi di semplice lettura

Il microbiota intestinale è al centro dell’attenzione di moltissimi studi medici.

Questi studi, infatti, evidenziano come l’intestino sia il baricentro della salute fisica e psichica dell’individuo e, in quest’ottica, il microbiota svolge compiti di primaria importanza.

Conoscere e garantire la qualità del microbiota, pertanto, ha importanti conseguenze sul nostro stato di salute.

Tuttavia, possiamo sapere se il nostro microbiota intestinale è sano o meno?

Esistono dei test?

E, qualora esistessero, come e da chi possono essere letti?

Microbiota intestinale: l’origine degli studi 

Il microbiota umano è la popolazione dei microrganismi, vale a dire batteri, virus, miceti e protozoi, che vivono sul e nel corpo umano. Più precisamente, il microbiota è presente sulla pelle, nella cavità orale, negli organi genitali, nella vescica, nelle vie aeree e nell’intestino.

Le prime ricerche sul microbiota umano risalgono alla fine del 1600, quando il microbiologo Antonie van Leeuwenhoek, mediante primordiali microscopi, osservò cinque diversi tipi di “animalcula” (batteri) presenti nella bocca.

Due secoli più tardi, nel 1853, il paleontologo e biologo americano Joseph Leidy pubblica “A Flora and Fauna within Living Animals”, caposaldo dei futuri studi sul microbiota.

Molti altri scienziati, negli anni successivi, si sono concentrati sui rapporti e le interazioni tra “ospite” e “microrganismo“.

In tempi recenti, invece, sono stati puntati i riflettori sul microbiota intestinale umano, l’insieme dei microrganismi che vivono e interagiscono con l’intestino regolandone i meccanismi essenziali. Si è scoperto che il microbiota intestinale pesa poco più di un chilogrammo ed è formato da trilioni di microrganismi (vale a dire miliardi di miliardi). Svolge moltissime funzioni metaboliche, immunologiche e di protezione.

Per esempio, difende l’intestino dai patogeni, favorisce la digestione degli alimenti, produce vitamine, aminoacidi e acidi grassi, elimina scorie e sostanze dannose, mantiene attive le difese immunitarie, contribuendo alla salute dell’intero organismo.

Microbiota intestinale: come si forma e quando si può definire “sano”?

È curioso sapere che ogni persona ha una composizione unica del proprio microbiota intestinale. Infatti, in media, solo 60 specie di batteri sono comuni a tutti gli esseri umani, rispetto alle centinaia di ciascun individuo.

Microbiota intestinale: un test per l'analisi di semplice lettura
Giovanni Barbara

“Il microbiota si plasma in funzione dell’età e dello stile di vita“, afferma Giovanni Barbara, Professore Ordinario di Medicina Interna e Gastroenterologia presso l’Università di Bologna.

Si parla di eubiosi quando tra il microbiota e l’organismo esiste equilibrio e collaborazione con vantaggi reciproci. In questo caso i microrganismi possono riprodursi e collaborano con l’ospite. La disbiosi, invece, quando lo squilibrio numerico e qualitativo del microbiota impedisce a quest’ultimo di collaborare con l’organismo ospite e, quindi, può passare da alleato a nemico.

Il disequilibrio si può generare per diverse ragioni: cattive abitudini alimentari, stili di vita irregolari, malattie, stress, fumo, abuso di farmaci o assunzione di antibiotici.

Infatti, spesso, si sente dire che l’intestino sia il nostro “secondo cervello“. A conferma di ciò, le disfunzioni del microbiota intestinale possono essere causa di obesità, diabete di tipo 1, patologie cardiovascolari, malattie autoimmuni, peggioramento delle capacità cognitive e dell’umore.

“Per questi motivi, conoscere lo stato di salute del microbiota è fondamentale per intervenire efficacemente laddove si manifesti una situazione di disbiosi“, continua Barbara.

Il test di Wellmicro

Wellmicro è la prima e unica azienda italiana microbiota based dedicata esclusivamente all’analisi genetica (DNA) del microbiota umano, animale e ambientale, che si fonda sulle moderne analisi genetiche della Next Generation Sequency (NGS).

L’azienda Wellmicro

Wellmicro nasce nel 2015 come spin-off dell’Università di Bologna grazie al lavoro di alcuni ricercatori del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie tra cui Andrea Castagnetti, microbiologo e Direttore Generale dell’azienda.

Oggi Wellmicro fa parte di Named Group, il polo della salute naturale nato nel 2022, che valorizza ciò che la natura offre a supporto della rigorosa ricerca scientifica.

La visione di Wellmicro è di un futuro in cui il ruolo del microbiota, con le sue caratteristiche specifiche, rappresenti uno dei pilastri della medicina di precisione.

“Attualmente è impensabile mantenere o acquisire un buono stato di salute senza curarsi del microbiota intestinale“, commenta Castagnetti. Conoscere la composizione del microbiota permette, infatti, di valutarne l’impatto fisiologico sull’organismo dell’ospite, diventando così uno strumento chiave per pianificare un corretto approccio nutrizionale e terapeutico.

Lo scopo del nuovo test, infatti, è quello di tradurre l’elenco dei microrganismi identificati, consentendo a medici e pazienti una lettura semplice dei risultati, e permettendo loro di intervenire in maniera efficace.

Come fare un test?

Da molti anni esistono in commercio svariati test per l’analisi del microbiota intestinale. Inoltre, è possibile effettuare il test in ospedale, ma spesso si rinuncia per le lunghe liste d’attesa.

Una volta acquistato il test in farmacia o attraverso i siti online, basterà seguire alcune semplici istruzioni.

Prendiamo, per esempio, in considerazione il test Wellmicro, poichè i suoi risultati possono essere letti semplicemente anche dal proprio medico di base. I test in commercio sono 2, il primo costa 160 euro mentre il secondo, più completo, costa 190 euro. Quest’ultimo offre la lettura e l’analisi dei funghi intestinali, come per esempio la Candida.

Entrambi, una volta acquistati, mettono a disposizione una semplice guida per completare il processo.

Come prima cosa bisogna registrarsi al portale di Wellmicro utilizzando i codici contenuti nel kit.

Successivamente è necessario prelevare del campione fecale mediante appositi dispositivi contenuti nel kit. Il campione raccolto dev’essere chiuso nell’apposita busta fornita nel kit di campionamento. A questo punto può essere inviato nei laboratori Wellmicro, tramite corriere, seguendo le istruzioni.

Attraverso il portale online dal quale si è effettuata la registrazione e attivato il kit, si può controllare se è stato spedito correttamente. I risultati saranno poi caricati nell’area riservata del portale online e saranno disponibili entro 4 settimane.

A questo punto, oltre ai valori del campione, sono segnalati possibili suggerimenti alimentari e, eventualmente, approcci terapeutici per migliorare lo stato di salute del proprio microbiota. Questa è la principale differenza tra questo e gli altri test in commercio. Se le spiegazioni non dovessero essere chiare, ci si può rivolgere al proprio medico di base che sarà in grado di aiutarvi nella lettura dei risultati.

L’analisi del campione

Il campione fecale che viene analizzato nei laboratori dell’azienda subisce 3 fasi di lavorazione.

  • Estrazione e sequenziamento del DNA dei batteri e dei funghi presenti nell’intestino.
  • Analisi bioinformatica. Le sequenze derivanti vengono raggruppate nei cosiddetti amplicon sequence variants mediante l’utilizzo di software dedicati.
  • Interpretazione funzionale brevettata. Ottenuta la composizione microbica del campione, il potenziale impatto del microbiota intestinale viene valutato tramite una tecnologia che utilizza i dati di controllo come riferimento, e indici metabolici funzionali. La lettura è chiara  anche per i meno esperti, ed è in grado di tradurre i dati analizzati in potenziali malattie e problemi all’organismo.

La lettura del campione

La lettura del campione, da parte degli specialisti, si suddivide principalmente in due fasi: lettura della composizione microbica e lettura degli indici metabolici e funzionali.

La prima è in grado di valutare “il discostamento” tra il gruppo microbico analizzato e il campione ritenuto sano.

La lettura degli indici metabolici e funzionali, invece, restituisce un’interpretazione dell’impatto del microbiota intestinale sull’organismo ospite. Tuttavia, gli indici funzionali trattati non costituiscono una valutazione diagnostica di alcune malattie, ma spiegano se il microbiota intestinale può in qualche modo favorire la loro insorgenza.

Gli indici metabolici e funzionali

Ecco quali sono gli indici metabolici e funzionali che vengono espressi tra i risultati del test.

  • Indice di disbiosi. Il microbiota è meno sano in base al numero dei valori alterati e al loro distacco rispetto ai dati standard.
  • Indice di biodiversità. La diversità microbica è un importante strumento di valutazione. In generale, una bassa biodiversità (vale a dire una bassa differenza tra i gruppi di microrganismi che compongono il microbiota) è associata a condizioni infiammatorie e patologiche. La valutazione sulla biodiversità prende in esame 3 parametri: numero di specie, distanza filogenetica, distribuzione della specie.
  • Potenziale metabolico e funzionale. Il test rileva, in una scala che ha per estremi “carenza” ed “eccesso”, il potenziale metabolico del campione. Viene valutato se il microbiota è sano e in grado di svolgere le funzioni di base come, per esempio, la produzione di vitamine, la sintesi degli aminoacidi e molte altre ancora.
  • Indici funzionali. A partire dagli indici metabolici, viene restituita un’interpretazione dell’impatto del microbiota intestinale nell’organismo ospite. L’alterazione di ogni metabolismo (attività antimicrobica, omeostasi immunitaria, omeostasi della mucosa ecc) viene valutata in una scala che va da “ottimale” ad “alterata”.
  • Enterotipo. Il microbiota intestinale ha una variabilità individuale per come si compone, ma può essere classificato in principalmente due enterotipi. Entrambi prendono il nome dal genere batterico più presente. L’Enterotipo 1 (dominato da Bacteroides), è associato al consumo frequente di alimenti di origine animale. L’Enterotipo 2 (dominato da Prevotella), invece, è tipico delle diete che si basano su alimenti di origine vegetale.

Quando fare il test?

Non esiste, in realtà, un momento migliore per eseguire il test, in quanto può rappresentare una valida risorsa anche dal punto di vista della prevenzione”, commenta Andrea Castagnetti.

Tuttavia, è importante ricordare che lo scopo del test è offrire un profilo dettagliato del microbiota presente nel campione analizzato al fine di supportare professionisti qualificati nella pianificazione di interventi alimentari e terapeutici personalizzati.

 

 

 

 

 

Copertina: foto di Pixabay: https://www.pexels.com/it-it/foto/camicia-elegante-bianca-da-uomo-356040/

About Umberto Urbano Ferrero

Umberto Urbano Ferrero, collaboratore - Torinese d’origine, cittadino del mondo per credo. Laureato in Lettere moderne, ama l’arte in tutte le sue forme e viaggia per conoscere il mondo, oltre che se stesso. Umberto è appassionato di sport e Urbano, al contrario di ciò che l’etimologia suggerisce, apprezza la vita a contatto con la natura. Ritiene la curiosità una delle principali qualità in una persona, caratteristica essenziale per guardare il mondo da più angolazioni.

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