Fabio Geda, di amicizia, di adolescenza e di farfalle
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Fabio Geda, di amicizia, di adolescenza e di farfalle

30/09/2023
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Fabio Geda, autore di fama internazionale, è lo scrittore che ha fatto del racconto dell’infanzia e dell’adolescenza la sua cifra distintiva.

Torinese di nascita, lega la sua formazione, come lui stesso racconta, al mondo di Don Bosco, che ha saputo lasciare parole di fede e di speranza ai giovani.

A due secoli di distanza dalla  sua nascita, il sistema preventivo di Don Bosco continua a essere applicato, nella speranza di strappare i più giovani dal disagio in cui stanno crescendo.

Dall’uomo con un piede nel sogno e uno nella realtà ricava il senso del dovere legato ai problemi sociali che devono trovare una soluzione.

Prima scout e poi educatore dei servizi sociali alle prese con ragazzi sempre difficili e complessi, Fabio Geda riversa in ogni suo libro il mondo che conosce meglio, che merita un accompagnamento verso l’età adulta.

Non c’è quasi romanzo in cui non siano i più giovani gli assoluti protagonisti, a volte raccontati nel loro mondo a volte messi a confronto con un altro anello debole della nostra società, gli anziani.

Sono i ragazzi delle nostre città o le vittime di un’emigrazione forzata, dettata dalla necessità di salvarsi la vita: Enaiatollah Akbari, il bambino afghano di soli dieci anni approdato a Torino dopo un’odissea incredibile ne è diventato il simbolo dopo la pubblicazione di “Nel mare ci sono i coccodrilli”, nel 2010.

In tutti i romanzi, in tutte le storie non viene mai meno la speranza: senza ricorrere a improbabili finali consolatori, Fabio Geda lascia sempre filtrare uno spiraglio di luce, quello stesso che permise allo stesso Don Bosco di dare vita a una mirabile istituzione basata sul concetto dell’amore.

Fabio Geda, l’amicizia come fondamento dell’oggi e del domani

Anche i protagonisti dell’ultimo romanzo, “La scomparsa delle farfalle” si collocano su questa linea temporale.

Anziché essere cristallizzati nell’anno in cui stringono il loro particolare ed esclusivo rapporto, Anna, Cora, Andrea e Valerio vengono seguiti nel tempo, in una visione diacronica che svela i meccanismi dell’amicizia.

Se anche ci si aggiunge a un piccolo gruppo già consolidato ci si può amalgamare in maniera totalizzante.

E’ questo l’inizio del quartetto, il momento in cui, nel 1995, Andrea si trasferisce con la madre a Torino e diventa compagno di classe degli altri tre ad anno ormai iniziato, dopo la pausa natalizia.

Sono in prima superiore, la loro percezione del mondo sta per cambiare e maturare, il loro modo di porsi nei confronti dei problemi e della realtà, meno superficiale di quello di molti coetanei, li porta a un dorato isolamento, a un legame indissolubile.

Ancora una volta l’autore sottolinea come il sentimento dell’amicizia sia salvifico, annulli le sofferenza della solitudine e della presunta diversità, maturi nell’animo degli adolescenti insieme a loro e non perda mai la sua efficacia.

La storia dei quattro ragazzi è raccontata a ritroso, come un film che proietta a se stessa la mente di Andrea nel momento in cui, poco più che ventenne, si trova a rischio di morire.

Giugno 2002: una pioggia estiva torrenziale, uno smottamento e la meira alpina in cui Andrea ha scelto di vivere è stata spazzata via da un fiume di acqua mista a fango.

Andrea ne è stato travolto, trascinato via immerso nel fango, la salvezza per lui è possibile solo se qualcuno andrà a cercarlo.

Nel silenzio tragico che segue, i ricordi si addensano consci e inconsci e il tempo torna indietro di sette anni, al gennaio 2015 in cui tutto era iniziato.

Immagine di copertina
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L’adolescenza, momento cardine della vita per Fabio Geda

Il romanzo di Fabio Geda è un preciso romanzo di formazione, i suoi protagonisti e la loro corte di amici attraversano nei ricordi cinque anni di liceo, sino alla maturità, per poi confrontarsi con scelte nuove e diversificate.

Sono anni complicati, per tutti e quattro.

Anna cresce con un padre padrone arrogante e violento, anaffettivo e desideroso soltanto di imporsi alla moglie e ai figli, troppo deboli per una ribellione.

Ma Anna supera il livello di sopportazione e con un gesto violento e traumatico tenta di chiarire la sua posizione, il suo no deciso.

E’ il suo spartiacque, il momento in cui si cresce all’improvviso.

Per Cora crescere vuol dire accettare la morte di suo fratello Renzo, riempire il vuoto che ha lasciato con i suoi acquerelli, appesi ovunque.

Valerio fa i conti con una madre impegnata nella trattoria di famiglia, un’eredità che spera un giorno di fare sua, dopo il liceo.

Anche Andrea ha un rapporto speciale con sua madre, data l’assenza del padre, un eterno adolescente incapace di responsabilizzarsi e farsi carico della sua famiglia.

Quando ritorna da loro all’improvviso vorrebbe ricucire un rapporto col figlio, ma non fa che persistere nei suoi errori.

Gli adulti che Fabio Geda affianca ai quattro ragazzi non sono dunque sempre modelli a cui fare riferimento, come spesso accade nella realtà.

Bisogna crescere non grazie a loro ma nonostante le loro ingombranti presenze o assenze.

Tra tutti uno, però, è per loro una specie di collante: è Azeglio, un anziano rigattiere del loro quartiere, che nasconde nel suo magazzino un mondo fantastico, di oggetti introvabili.

Con lui e per lui Anna, Cora, Valerio e Andrea si scopriranno capaci di dare affetto al di là del confine della loro amicizia, di realizzare un progetto che porterà ad Azeglio miglior fortuna, di ritrovarsi stretti nel momento del dolore.

Nel corso dei sette anni che precedono l’alluvione i ragazzi crescono, aprono i loro orizzonti al di là del gruppo, scoprono l’amore al suo interno e all’esterno, si sentono pronti a dei progetti di vita.

Scoprire la propria identità comporta a volte staccarsi dal mondo che si pensava essere il proprio guscio per sempre, capire che anche l’amicizia cambia e si trasforma: quello che non cambia è l’affetto profondo che ne è stato all’origine e che anima i ricordi.

Nel fango che lo avvolge e in cui si sforza di non soffocare sono proprio questi ultimi a supportare Andrea e sarà il passato a trasformarsi in un presente di potenziale salvezza.

Una serra di farfalle

Tra i tanti momenti vissuti dai quattro ragazzi Fabio Geda ne sceglie uno in particolare, denso di significati simbolici.

Risale al 1995, alla prima estate vissuta in gruppo.

In una sera qualsiasi Valerio propone di introdursi nascostamente in un vivaio, la serra in cui sua madre acquista le piante da esporre in trattoria.

E’ un gioco, è vincere le proprie paure, è sfidare il buio e trovarsi in un ambiente fiabesco.

In una gigantesca voliera, infatti, si sollevano in volo migliaia di variopinte farfalle, creature dalle incredibili varietà e forme.

Sono come i loro sogni, i desideri che devono prendere il volo, i sentimenti di meraviglia e stupore che, se mantenuti, renderanno l’età adulta più colorata, più intensa.

I quattro riescono con una fuga rocambolesca a evitare le ire dei proprietari, portando con sé il ricordo di quella meraviglia.

E quando le farfalle saranno scomparse e non resterà traccia del loro passaggio il ricordo di quella sera rimarrà vivido e segnerà per sempre il loro legame, un’amicizia che ognuno, a modo suo, continuerà caparbiamente a coltivare.

Fabio Geda, di amicizia, di adolescenza e di farfalleAUTORE : Fabio Geda

TITOLO : La scomparsa delle farfalle

EDITORE : Einaudi

PAGG. 256    EURO 17,50  (versione eBook euro 9,99; versione audiolibro con abbonamento Audible)

Luisa Perlo, Critico Letterario dopo una vita spesa tra i banchi di scuola. Amante dei libri, dei gatti e dei viaggi, considera la lettura lo strumento più efficace per crescere, migliorarsi e trovare il proprio posto nel mondo.