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Salto in alto: il campione Stefano Sottile alla conquista del pass olimpico

Salto in alto: il campione Stefano Sottile alla conquista del pass olimpico

Vanta la seconda miglior prestazione italiana di sempre con 2,33 metri, ottenuta il 28 luglio 2019 ai Campionati Assoluti di Bressanone.

Stiamo parlando di Stefano Sottile, campione di salto in alto, specialità dell’atletica leggera.

Questa misura gli ha permesso di conquistare il minimo per partecipare ai giochi olimpici di Tokyo.

Purtroppo però, il 2020 e l’inizio del 2021 non sono stati tempi fortunati per l’atleta.

Perché una serie di problemi fisici hanno rallentato la preparazione e non gli hanno consentito di esprimere le sue enormi potenzialità.

In particolare, un problema al piede lo ha frenato nell’ultimo periodo, ma ora si è ripreso ed è tornato ad allenarsi in vista delle Olimpiadi.

Chi è Stefano Sottile

Classe 1998, di Borgosesia, è un altista italiano che fa parte del Gruppo Sportivo delle Fiamme Azzurre (Polizia Penitenziaria).

L’atleta ha iniziato la sua ascesa agonistica nel 2015, con la vittoria ai Mondiali Under 18.

Ha poi continuato a rimanere ai vertici della classifiche nazionali superando record personali e nazionali di categoria.

Vanta infatti un primo posto ai campionati italiani indoor del 2018 e molti titoli italiani giovanili.

Nel 2019 ai campionati italiani assoluti di Bressanone conquista la medaglia d’oro con la misura di 2,33 m, nuova miglior prestazione italiana under 20.

Andando a eguagliare la migliore prestazione mondiale stagionale ed entrando nella top 10 dei migliori altisti italiani di tutti i tempi.

Secondo solo a Gianmarco Tamberi e a pari merito con Marcello Benvenuti e Marco Fassinotti che ottennero il medesimo risultato rispettivamente nel 1989 e nel 2015.

Ha il diploma di perito meccanico ed è appassionato di informatica.

L’amore per l’atletica e il salto in alto

Stefano Sottile arriva sul campo di atletica circa all’età di 6 anni grazie al fratello maggiore che praticava questo sport.

“La passione per l’atletica è di famiglia, mio fratello faceva questo sport e da piccolo andavo a vedere le sue gare.

Mi piaceva e ho iniziato, all’inizio “giocherellando” poi ho seguito le sue orme.

Quando ero piccolo facevo un po’ di tutto, ho iniziato tirando il giavellotto e poi ho provato il salto in alto.

Quando ho visto che ero molto predisposto per quest’ultimo, in automatico è nata la passione.

Perché comunque quando le cose ti vengono bene sono sempre belle, soprattutto da ragazzino”, dice Stefano Sottile.

Salto in alto: allenamenti e alimentazione

Salto in alto: il campione Stefano Sottile alla conquista del pass olimpicoI campioni per arrivare ai loro obiettivi si allenano duramente.

Infatti i risultati che ottengono sono il frutto di ore e ore di sessione in campo.

“In inverno faccio 8 allenamenti a settimana o anche di più perché è necessario prepararsi perfettamente su tutti i fronti in vista delle gare.

Invece, quando arriva il periodo gare ne faccio anche solo 4 a settimana.

Perché se per esempio la gara è il sabato mi alleno i 4 giorni iniziali della settimana poi faccio 1 giorno di riposo e poi la gara.

Gli 8 allenamenti molte volte li suddivido nell’arco della giornata.

Perché alcuni se fatti tutti insieme diventano troppo difficili, faticosi e complicati quindi si spezzano e si rimanda al pomeriggio la seconda parte.

C’è anche chi negli allenamenti doppi fa allenamento intenso e allenamento intenso.

Io quando faccio il doppio faccio la prima parte di intenso e la seconda parte più leggera.

Di solito alleno velocità, ritmica, quindi faccio gli ostacoli per avere un ritmo simile alla rincorsa, poi tecnica e forza. Resistenza un po’ meno”, spiega Stefano Sottile.

In alcune discipline seguire un’alimentazione dettata da un nutrizionista è quasi d’obbligo.

Il campione azzurro invece, mangia sano per rispettare la forma fisica richiesta, ma non segue regole rigide sotto questo punto di vista.

“Non seguo un’alimentazione particolare, perché seguirla penso che psicologicamente mi destabilizzerebbe.

Mangio quello che c’è, ovviamente nel limite della condizione fisica che devo tenere.

Mangio per esempio una pasta a pranzo e una bistecca la sera.

L’importante è che arrivo al peso giusto alle gare e sto bene.

Finite le gare magari mi abbuffo un po’ di più, togliendomi qualche sfizio, basta non esagerare e soprattutto rimettersi in riga quando si riprende”, dice l’altista.

Salto in alto: concentrazione e tensione da gara

L’anno appena passato per il campione è stato un po’ difficile, l’infortunio e di conseguenza i meno allenamenti, non gli hanno consentito di fare le sue performance migliori.

“L’anno scorso è stato un periodo difficile dove non ho fatto le mie prestazioni migliori.

Ogni tanto entrano anche fattori psicologici o infortuni che ti fanno vivere momenti critici.

E quando non ti vengono bene le cose è ancora peggio, ti arrabbi perché non riesci a fare quello che vorresti e quindi lo fai ancora peggio”, spiega Stefano Sottile.

La concentrazione, in tutti gli sport è fondamentale, serve per focalizzare l’obiettivo e cercare di raggiungerlo.

“Penso che serve molta concentrazione oltre per riuscire a saltare bene anche per raggiungere l’obiettivo che ti sei prefissato.

Io di solito non penso molto quando sono lì, prendo corro e vado! Come viene viene.

Anche perché quando arrivi in gara ti sale la tensione, quindi non riesco a pensare molto, cerco solo di riuscire a fare la mia prestazione migliore.

Nelle gare l’ansia va alle stelle, però sono anche i momenti in cui magari riesco a fare del mio meglio.

Quando ho la sensazione di aver paura di sbagliare salto di più.

Infatti, quando sono consapevole di non riuscire a saltare come mi è successo ai Campionati Italiani, perché sapevo di non essere in una condizione ottimale, non mi allenavo da 2 settimane a causa dell’infortunio al piede, non c’era la paura di sbagliare perché era già sicurezza.

Invece, è bello quando ti sale l’adrenalina e di conseguenza salti bene senza accorgertene, io punto a quello in gara”, dice l’atleta.

Mental coach si o no?

Molti atleti, soprattutto professionisti, sono spesso seguiti da un mental coach o da uno psicologo dello sport.

Altri invece, preferiscono cavarsela da soli.

“Non sono seguito da nessun mental coach perché non ci credo molto, anche se so che con qualcuno funziona. Li sbloccano proprio e fanno performance migliori.

Io invece penso: se riesco saltare salto se non riesco saltare non salto.

Non è che se mi dicono “guarda che puoi saltare” salto.

Se non sto bene so di non poterlo fare, quindi se qualcuno mi dice una cosa del genere non gli crederei a prescindere”, dice Stefano Sottile.

In vista delle Olimpiadi

Le Olimpiadi sono un sogno per tutti gli atleti.

C’è chi ha la fortuna di aver già portato a casa il pass e può stare tranquillo, e altri invece che devono ancora combattere per conquistare il loro posto.

Infatti, per la World Athletics, cioè l’organizzazione che si occupa dell’atletica leggera a livello mondiale, Stefano Sottile ha già in tasca il pass per andare in Giappone avendo ottenuto il minimo di 2,33 a luglio 2019, ma per la Fidal l’accesso non è così scontato.

Di fatto è ancora sotto valutazione, per questo non può abbassare la guardia e dovrà guadagnarsi la conferma per le Olimpiadi.

“Purtroppo, nonostante la misura di 2,33, alle Olimpiadi non so ancora se vado perché l’anno scorso ho saltato poco.

E la Fidal prende i risultati da settembre 2019, quindi per loro sono ancora in dubbio.

Se nelle prossime gare salto 2,28/2,30, penso mi portino, visto che la media d’ingresso è 2,18.

Farei di tutto per andarci, fisicamente sto benissimo quindi spero che in gara mi salga quell’adrenalina che mi permette di raggiungere l’obiettivo.

Ma sono in quelle condizioni in cui dici: può andare bene come può andare male, perché sai di stare bene ma tecnicamente non ne sei sicuro.

Ma già il fatto di stare bene fisicamente mi dà quella sicurezza in più per affrontare al massimo le prossime gare e provare a fare del mio meglio.

Sono anche un po’ più sereno per il fatto che i posti disponibili per le Olimpiadi sono 3, e attualmente oltre a Gianmarco Tamperi, atleti che saltano 2,30 ce ne sono davvero pochi. Quindi ho una chance in più, visto anche le miei misure precedenti”, dice l’altista.

L’emozione dei giochi olimpici

L’emozione di andare alle Olimpiadi è davvero unica.

Un mix tra ansia, adrenalina, voglia di vincere e divertimento, che porta gli atleti a essere sia competitivi ma anche solidali tra loro.

“Essendo giovane avrò altre occasione per poter andare alle Olimpiadi, però vorrei già andare quest’anno.

Anche perché penso che la prima volta sarà un’emozione grandissima e sarò un po’ impacciato.

Quindi poter andare a Tokyo già quest’anno, mi permetterebbe di testare il terreno e cercare di arrivare con una mentalità diversa alle prossime.

Perché comunque mi hanno raccontato che arrivi in uno stadio immenso con tantissima gente intorno, l’ansia sale a mille.

E anche se sei il top player al mondo lì un po’ di paura e ansia ti sale per forza.

Quindi spero davvero di andarci, sarebbe un sogno, e una volta lì andare in finale sarebbe già un grandissimo risultato, poi più viene e meglio è.

Inoltre, auguro a tutti quelli che andranno alle Olimpiadi, di fare il meglio per loro anche se non dovessero vincere la medaglia e che siano felici alla fine della loro gara”, conclude Stefano Sottile.

 

 

 

About Emma Rota

Laureanda in Scienze della Comunicazione, da sempre curiosa e affamata di nuove esperienze. Viaggia ogni qual volta le sia possibile, legge, si documenta, osserva quanto la circonda arricchendo così il suo bagaglio personale di conoscenze. Grande appassionata di moda e di tutto ciò che riguarda il settore. Cresciuta in mezzo alla natura, è un’autentica amante degli animali, attenta e rispettosa nei confronti dell’ambiente.

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