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Il fegato, un organo importante da mantenere sempre sano

Il fegato, un organo importante da mantenere sempre sano

Il fegato, un organo importante da mantenere sempre sanoIl fegato è l’organo più voluminoso presente nell’addome, dove svolge una funzione metabolica di fondamentale importanza per la fisiologia dell’organismo.

Infatti, ha un ruolo sia di “filtro” per la rimozione di scorie e sostanze tossiche sia di regolazione digestiva, partecipando al metabolismo degli zuccheri e alla sintesi di svariate sostanze, fra cui la bile, collegata al metabolismo lipidico.

Il fegato è localizzato in area addominale, a destra, nella parte alta, al di sotto del diaframma, fra stomaco e colon trasverso.

Nel libro “La salute del  fegato” (Layout Edizioni, p.96, € 14,00) , l’autore Massimo Radaelli vuole spiegare quanto sia fondamentale questo prezioso organo per il benessere generale dell’intero organismo.

Le funzioni del fegato

Il fegato svolge svariate funzioni, tra cui

  • È sede della gluconeogenesi, processo attraverso il quale, in caso di necessità conseguente a una riduzione di glucosio nel sangue, un composto di natura non glucidica (proteine, per esempio) viene trasformato in glucosio, unica molecola in grado di fornire energia alle cellule.
  • Rappresenta un deposito di glicogeno (polisaccaride, polimero del glucosio) controllando la mobilizzazione del glucosio in funzione delle richieste dell’organismo, svolgendo anche una funzione fondamentale nella regolazione della glicemia.
  • Sintetizza la bile, sostanza indispensabile per emulsionare i grassi, rendendone così possibile l’assorbimento intestinale.
  • Partecipa alla formazione di acidi grassi, forme di deposito di calorie assunte in eccesso.
  • Sintetizza trigliceridi e colesterolo, fondamentali per la vita cellulare.
  • Distrugge i globuli rossi invecchiati (processo di “emocateresi”) recuperando il ferro legato alla loro emoglobina e creando sostanze metaboliche che entrano nella bile come pigmenti.
  • Sintetizza fattori di coagulazione (fibrinogeno e trombina).
  • Funge da deposito per vitamina B12, ferro e rame, intervenendo nel loro metabolismo.
  • Sequestra e demolisce sostanze tossiche assunte con l’alimentazione.
  • Contribuisce alla metabolizzazione dei farmaci.
  • Partecipa al catabolismo delle proteine per “deaminazione” (rimozione del gruppo aminico -NH2) degli amminoacidi in eccesso, provenienti dalla digestione, in un processo che comporta produzione di ammoniaca e urea, in modo che possano essere avviati alla gluconeogenesi o trasformati in lipidi “di riserva”.
  • Contribuisce alla sintesi di aminoacidi non essenziali, per “transaminazione”.
  • Trasforma in glucosio l’acido lattico, prodotto di rifiuto sintetizzato dai muscoli durante attività fisica intensa.
  • Collabora al mantenimento del normale equilibrio idrosalino.
  • È sede della sintesi di somatomedina, ormone che, stimolato dalla somatotropina, favorisce l’accrescimento di ossa e muscoli, in particolare durante l’età puberale.
  • Sintetizza la bile, che poi si accumula nella cistifellea, o colecisti, per essere escreta nel duodeno, favorendo l’emulsione dei grassi ingeriti con l’alimentazione e delle vitamine liposolubili (A-D-K-E).
  • È sede di deposito di riserve di vitamine liposolubili e di ferro.
  • Rappresenta un deposito di sangue (riserva venosa).

Malattie del fegato

Le malattie che comportano un grave danno epatico sono potenzialmente letali, anche se il fegato è caratterizzato dalla capacità di autorigenerarsi.

Infatti, il fatto che il fegato sia un organo che riceve continuamente sangue ricco di nutrienti ma anche di tossine dall’intestino, potrebbe essere il motivo per cui questo organo è dotato di questa capacità rigenerativa.

Tra le principali patologie a carico di questo importante organo troviamo:

  • Epatite A, B,C,D
  • Epatite alcolica
  • Cirrosi epatica
  • Epatite iatrogena (da farmaci)
  • Emocromatosi (malattie ereditaria)
  • Steatosi epatica (fegato grasso)
  • Morbo di Wilson (malattia ereditaria)
  • Tumori del fegato

Inoltre, ci sono, in via generale, alcuni enzimi prodotti dal fegato che si alterano quando l’organo è sofferente.

Quindi, è importante monitorarli con regolarità con specifici esami del sangue, così da avvertirci precocemente della presenza di un disturbo al fegato.

I segnali del corpo

Se al medico è affidata la diagnosi precoce di possibili patologie epatiche, è importante ricordare che la comparsa di alcuni “segnali” può direttamente allertarci e spingerci ad approfondimenti.

Patologie iniziali, disfunzioni e disturbi epatici possono infatti essere segnalati da tutta una serie di segni e sintomi che è opportuno avere presenti anche per indirizzare il medico verso gli accertamenti del caso.

Molti di questi segnali vengono dalla pelle, altri riguardano alterazioni più o meno importanti rispetto alla normalità, con diverso grado di “importanza” percepita, ma tutti da tenere sotto controllo, tra cui:

  • Emissione di urine molto scure
  • Feci più chiare del solito o tendenti a una colorazione gialla
  • Dolori addominali non correlati a specifici disturbi intestinali
  • Comparsa di stanchezza che tende a cronicizzare
  • Variazioni di peso non correlate a cambianti significativi della dieta
  • Insorgenza di febbre alta

Tra le patologie della pelle correlabili a disturbi epatici troviamo:

  • Angiomi stellati (dilatazione di capillari superficiali della cute)
  • Ecchimosi e sanguinamenti
  • Eritema palmare
  • Iperpigmentazione
  • Ittero (colorazione gialla di pelle e mucose, soprattutto oculari)
  • Lichen planus (eruzione infiammatoria ricorrente e pruriginosa)
  • Malattia di Dupuytren (patologia caratterizzata da ispessimento fibroso dei tendini della fascia palmare)
  • Porfiria cutanea tarda (patologia derivante da deficit di enzimi epatici collegati alla sintesi dei gruppi “eme” dell’emoglobina)
  • Porocheratosi superficiale disseminata (patologia che comporta presenza di papule bianche tendenti a fondersi in placche)

Fegato e alimentazione

Nonostante la capacità di autorigenerazione, esistono dei limiti oltre i quali il fegato non può andare: da qui la fondamentale importanza di conoscere i cibi “amici” e “nemici” di questo organo.

Infatti, se la quantità di sostanze tossiche da trattare si fa eccessiva, la capacità depurante viene meno e di conseguenza le sostanze dannose tornano in circolo.

Anche eccessi alimentari, in senso quantitativo, contribuiscono a determinare insufficienza epatica, perché l’impegno metabolico richiesto al fegato va a discapito delle sue altre attività.

Ecco quindi che un’alimentazione equilibrata e, il più possibile, “sana”, ricca di sostanze antiossidanti, e “misurata” sulle specifiche esigenze individuali in termini quantitativi, viene ad assumere un ruolo fondamentale.

Cibi amici del fegato

Sostanze nutrienti in grado di aiutare la funzione epatica (antiossidanti, Vitamina A, Vitamina E, Vitamina C, selenio, glutatione), si trovano soprattutto:

  • nella frutta
  • nella verdura
  • nei cereali integrali
  • nei legumi
  • nel pesce.

Inoltre, la fase forse più importante nei processi di detossificazione epatica è rappresentata dalla “coniugazione” delle sostanze tossiche con agenti che siano in grado di renderle idrosolubili, cioè di aumentarne la solubilità in acqua, in modo che tossine e prodotti di scarto possono essere espulsi con le feci oppure con le urine.

Questo è reso possibile dalla presenza di aminoacidi “solforati” (cioè contenenti zolfo) quali cisteina e taurina, di cui sono ricche le “Crucifere” (broccoli, cavolfiori, verze, cavolini di Bruxelles, cime di rapa) e, soprattutto aglio, cipolla e porro.

Anche un eccesso di ammoniaca, conseguente ad abuso di alimentazione proteica, può comportare gravi effetti sull’intero organismo, sistema immunitario e sistema nervoso centrale compresi (aumento di allergie e intolleranze alimentari, aumentata sensibilità alle infezioni, problemi di attenzione).

È quindi consigliabile:

  • Privilegiare una alimentazione vegetariana (frutta fresca e verdura in grandi quantità, preferendo vegetali di colore giallo, arancio, viola, bianco e rosso: colori a cui sono associate sostanze “amiche del fegato”, quali vitamine antiossidanti e amminoacidi solforati).
  • Consumare cibi ricchi di fibre alimentari (cereali integrali, legumi, semi oleosi), che riducono l’assorbimento di sostanze tossiche e ne facilitano l’evacuazione intestinale. Le fibre svolgono anche una fondamentale funzione di “prebiotici”, cioè di sostanze utili alla “flora buona”, il probiota intestinale, il cui ruolo è quello di adattare alle esigenze umane le caratteristiche dei cibi di cui ci alimentiamo.
  • Consumare regolarmente alimenti ricchi di glutatione o che ne favoriscano la produzione, quali asparagi, anguria, papaya, crucifere.
  • Consumare regolarmente mirtilli, more, fragole, lamponi e ribes, ricchi di antocianine, sostanze antiossidanti che contrastano lo sviluppo di fibrosi epatica.
  • In stagione consumare abbondantemente uva rossa, che migliora la funzionalità epatica.
  • Cibi come il tarassaco, la cicoria, il carciofo, il cardo mariano, oltre alle solite crucifere, aiutano il fegato nella sua funzione detossificante.
  • Non risparmiare nell’acquisto di olio extra-vergine di oliva (EVO) in quanto contribuisce a sostenere sintesi e attività degli enzimi epatici riducendo l’accumulo di grassi nel fegato.
  • Consumare regolarmente pesce azzurro e “Krill” (quest’ultimo attraverso specifici integratori), che sono fonte di omega-3, dalla documentata attività antinfiammatoria.
  • Consumare regolarmente “frutta secca”: noci, nocciole, mandorle e altra frutta “a guscio” sono ricchissime di grassi “buoni” e di sostanze antiossidanti, come la vitamina E, utilissime nel proteggere il fegato da patologie quali la steatosi epatica non alcolica.
  • Introdurre nelle abitudini alimentari il consumo di barbabietola rossa (come succo o in minestre) ricchissima di molecole antiossidanti (betalaine), fitonutrienti presenti anche nei cactus e nell’amaranto in fiore, in grado di ridurre danni ossidativi e stati infiammatori del fegato, migliorando i livelli di enzimi epatici.
  • Prendere la sana abitudine di iniziare la giornata con una tazza di spremuta di limone in acqua calda, che stimolerà la produzione di bile, depurando l’intero apparato digerente e normalizzando la peristalsi, soprattutto nei soggetti stitici.
  • Idratarsi adeguatamente, indipendentemente dalla sensazione di sete: bere acqua pura (almeno due litri al giorno) aiuta la funzione intestinale e quella renale nell’espellere le sostanze tossiche trattate dal fegato.

Attenzione in cucina

In generale, è sempre raccomandabile limitare l’assunzione di cibi eccessivamente ricchi di grassi saturi come:

  • insaccati (salami, salsicce)
  • lardo
  • strutto
  • pancetta
  • guanciale
  • burro
  • formaggi
  • latte intero

Un discorso a parte meritano le uova che, per quanto ricche di colesterolo (tuorlo), se di origine controllata nella alimentazione delle galline, possono essere tranquillamente inserite nelle strategie alimentari, fino a due-tre volte alla settimana.

Assolutamente da limitare (e da evitare in assoluto, in presenza di disturbi o patologie del fegato), sono le fritture: durante il processo di cottura in olio ad elevate temperature si producono infatti sostanze tossiche.

Importante per la salute in generale, e per quella epatica in particolare, anche limitare drasticamente zucchero bianco, dolciumi e caramelle di ogni tipo, che impegnano il fegato nella metabolizzazione di zuccheri semplici in eccesso.

Recenti abitudini provenienti dall’Oriente (sushi) stanno aumentando il consumo di pesce crudo, certamente non raccomandabile in generale e in soggetti a rischio di patologie epatiche in particolare.

Così come andrebbe evitato il consumo di bivalvi (cozze, vongole, ostriche e frutti di mare in genere, anche se ricchi di ferro e nutrizionalmente importanti), che non sia preceduto da cottura anche breve ma adeguata a distruggere eventuali patogeni di natura prevalentemente ma non esclusivamente virale (Virus della Epatite A).

Per i cibi affumicati (bacon, würstel, speck, salmone e altri pesci) il suggerimento è di limitarne il consumo, fino a renderlo occasionale, per un documentato rischio di cancerogenicità gastrointestinale (soprattutto a livello dello stomaco), per la presenza di aromi ricchi di nitriti, impiegati per accelerare l’affumicatura.

Quanto al caffè,  molti studi hanno ormai chiarito che un suo consumo moderato e regolare non solo non è dannoso ma risulta in grado di proteggere il fegato da patologie anche gravi, quali la cirrosi.

Così come il tè verde, per la sua ricchezza in sostanze antiossidanti, migliora i livelli di enzimi epatici, riducendo anche il rischio di patologie a carico del fegato.

 

Immagine di copertina di Andrea Piacquadio https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-in-viola-mangiare-3811663/

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