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Disturbi dello spettro autistico: l’importanza di rilevare gli indicatori precoci

Disturbi dello spettro autistico: l’importanza di rilevare gli indicatori precoci

Capacità di strutturare il gioco simbolico, di essere all’interno di un contagio emotivo e di comprendere le intenzioni altrui.

Sono 3 i potenziali predittori di rischio di disturbi dello spettro autistico che possono diventare degli importanti strumenti a disposizione del clinico e del pediatra.

“Si tratta di segnali che consentono sia di capire che il bambino manifesta delle disfunzioni che di comprendere quelle potenzialità che ci permettono di sperare in prognosi migliori”, spiega Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’Istituto di Ortofonologia (IdO).

Autismo: definizione dei disturbi dello spettro autistico

L’autismo, o meglio denominato “disturbo dello spettro autistico“, è un disturbo del neurosviluppo che coinvolge principalmente:

  • Linguaggio e comunicazione.
  • Interazione sociale.
  • Interessi ristretti e stereotipati.
  • Comportamenti ripetitivi.

Infatti, è caratterizzato dalla compromissione dell’interazione sociale e da deficit della comunicazione verbale e non verbale che provoca ristrettezza d’interessi e comportamenti ripetitivi e difficoltà ad adattarsi all’ambiente.

Quindi, una persona autistica è un soggetto che fatica a inserirsi nel contesto sociale, risulta ripetitivo in alcuni suoi comportamenti ed è privo di interessi e della volontà di cimentarsi in nuove attività.

I bambini con autismo hanno difficoltà a elaborare correttamente le informazioni provenienti dal mondo esterno.

Per questo motivo possono avere difficoltà di apprendimento che compromette il loro sviluppo emotivo e intellettivo.

Quindi, i primi segnali di autismo si manifestano con problemi in alcune aree, in particolare la capacità di comunicare e relazionarsi con gli altri.

Ma, è possibile riscontrare abilità insolitamente sviluppate in altre aree, come disegnare, suonare, risolvere problemi matematici o memorizzare i fatti.

Per questo motivo possono risultare sopra la media su test di intelligenza non verbale.

Attualmente, le cause sono poco chiare, infatti, medici e ricercatori devono ancora individuare le precise cause dell’autismo.

Secondo alcune teorie, la sua comparsa sarebbe dovuta a fattori di natura genetica, neurobiologica e fattori ambientali acquisiti.

Aree in cui si manifesta l’autismo

I segni dell’autismo, più o meno presenti e accentuati a seconda dei singoli bambini, riguardano diverse aree, tra cui:

  • Comunicazione: difficoltà nella produzione verbale e non verbale e a comprendere il linguaggio verbale e non verbale. Le persone autistiche possono avere difficoltà di articolazione del linguaggio e dei suoni e interpretano il linguaggio in maniera letterale, non cogliendo le sfumature come l’ironia o i giochi di parole. Inoltre, non riescono a comunicare attraverso le espressioni del volto, i toni della voce e il contatto fisico e visivo.
  • Sociale: l’interesse e la capacità di avviare la comunicazione sociale o di rispondere alle aperture sociali altrui è compromessa o anomala. Inoltre, fanno fatica a inserirsi nel contesto sociale e familiare.
  • Immaginazione: interessi ristretti, comportamenti e abitudini rigidi, ripetitivi e stereotipati.
  • Emotività: manifestazioni anomale delle emozioni, difficoltà o incapacità di riconoscere le emozioni negli altri e di adattare di conseguenza il comportamento, quindi fatica a entrare in sintonia con l’emotività degli altri.
  • Sensoriale: poca sensibilità o ipersensbilità a stimoli di tipo diverso che possono causare comportamenti di difesa o di ricerca di stimoli sensoriali.
  • Funzioni esecutive: riguardano la capacità di pianificare, di organizzarsi e di modificare il comportamento in base al contesto e alle circostanze, e possibili risposte inadeguate.
  • Attenzione: difficoltà a modificare l’oggetto dell’attenzione e le proprie azioni e routine, ad affrontare i cambiamenti, a passare da una attività all’altra.
  • Capacità motorie: molti soggetti con autismo mostrano problemi di coordinazione e goffaggine nei movimenti.
  • Potenziale cognitivo: la memoria, le capacità di calcolo, le abilità musicali, matematiche e artistiche possono essere incredibilmente sviluppati in alcuni soggetti affetti da disturbi dello spettro autistico.

La sintomatologia dell’autismo è estremamente variabile, sia per quanto concerne l’entità dei sintomi sia per quanto riguarda la gravità.

Di conseguenza, ogni paziente autistico rappresenta un caso a , differente da tutti gli altri.

Per questo, a causa della vasta gamma di sintomi che varia per livello da individuo a individuo, l’autismo è ora chiamato disturbo dello spettro autistico.

Infatti il disturbo copre un ampio spettro di sintomi, livelli di abilità e disabilità, che possono influire o meno, nell’autonomia quotidiana e di vita.

L’autismo varia in gravità in base al livello di compromissione che limita l’autonomia nella vita quotidiana.

Una diagnosi precoce diventa fondamentale per poter intervenire in maniera efficace sulle diverse componenti di compromissione, o meglio di “diversità di funzionamento”.

Disturbi dello spettro autistico: il modello DERBBI

DERBBI, Developmental, Emotional Regulation and Body-Based Intervention, definito come intervento evolutivo relazionale a mediazione corporea

Prevede un intervento terapeutico che tiene conto del sistema di diagnosi e terapia che considera il profilo individuale del bambino, le componenti ambientali e la finestra evolutiva.

Definendo le aree deficitarie e valorizzando le potenzialità emotivorelazionali e cognitive del singolo bambino.

Attraverso la propria capacità di sintonizzarsi emotivamente con i bisogni del bambino, il terapeuta, introduce il genitore, con giochi e rispecchiamenti corporei, a nuove modalità comunicative e relazionali da utilizzare.

Il terapeuta prende parte attiva nel gioco proposto, per attivare l’interesse del bambino e stimolare l’attenzione condivisa.

Infatti, è attraverso il gioco condiviso che il bambino inizia a imitare, intenzionalmente, la gestualità dell’altro, che inizia a prevederla, ampliando il proprio repertorio di protoforme verbali.

In questo percorso terapeutico, ci sono diversi test, tra cui:

  • Un test semistrutturato che permette di valutare gli affetti sociali, i comportamenti stereotipati e ripetitivi, il gioco e l’utilizzo degli oggetti nel gioco.
  • Test standardizzato che permette di rilevare i precursori dell’empatia e il contagio emotivo. Attraverso una somministrazione di stimoli preverbali (segnali vocali, mimica facciale, gesti), precognitivi delle emozioni base e la codifica delle loro espressioni nel corpo del bambino in osservazione.
  • Un test che permette di rilevare il livello del bambino nella sua capacità di comprendere le intenzioni altrui.
  • Un test per la valutazione delle funzioni intellettive.

Valutare precocemente il rischio che corre il bambino consente di intervenire in una disfunzione il prima possibile e rimodificare il corso dello sviluppo”, sottolinea Di Renzo.

Traiettorie evolutive nei disturbi dello spettro autistico

“Quando parliamo di autismo facciamo riferimento a tutta una serie di variabili che possono incidere nella storia di un bambino che poi diventerà adulto”, spiega Elena Vanadia, neuropsichiatra infantile IdO.

“Il punto di partenza è la variabilità fenotipica, una variabilità in parte legata alla compromissione dei diversi livelli e aree di funzionamento che nel loro intrecciarsi possono definire dei quadri molto differenti.

“È da questa variabilità fenotipica che potranno esserci differenti outcome (risultati) nei bambini.

Ciò significa che non è detto che un bambino che riceve una diagnosi di disturbo dello spettro autistico con una determinata gravità e un determinato livello di funzionamento rimanga tale per tutta la vita”, dice Vanadia.

Infatti, esistono degli optimal outcome: il bambino raggiunge un certo livello di adattamento che pur mantenendo dei tratti autistici mostra una serie di abilità sostanzialmente in linea con quelle dei suoi coetanei.

“Oltre alla predisposizione e al fenotipo iniziale ci sono 2 elementi che incidono sulla definizione di un outcome: il tipo di intervento e la precocità dell’intervento stesso.

Individuare precocemente bambini con disturbi dello spettro autistico o quelli che sono in una condizione di rischio rappresenta dunque un elemento fondamentale.

Prima si interviene e migliore sarà l’outcome”, spiega Elena Vanadia.

“Per questo oltre al linguaggio e al quoziente intellettivo, che sono predittori internazionali, abbiamo cercato di individuare degli indicatori prognostici che potessero aiutare anche nei casi in cui non fosse ancora emerso il linguaggio o dove non fosse possibile definire il quoziente intellettivo del bambino.

Indicatori che consentissero di orientare non solo la prognosi ma anche il raggiungimento di livelli di sviluppo e adattamento buoni.

Il nostro impegno è di riuscire a definire se gli indicatori predittivi sono assoluti.

Cioè se qualunque bambino, indipendentemente dal livello di sintomatologia, di gravità, di sintomatologia autistica e di quoziente intellettivo, al momento in cui mostra quei predittori positivi avrà un buon outcome.

O se gli indicatori sono specifici rispetto a un certo tipo di intervento significa che i bambini che hanno quel tipo di indicatori positivi avranno un buon outcome se faranno quel tipo di terapia”, conclude Vanadia.

Autismo: dati e indagini

Un’indagine condotta nel Regno Unito su un campione di 1.047 genitori ha evidenziato come la media di età a cui questi bambini avevano diagnosticato l’autismo era di 7 anni e 4 mesi, con un picco di 18 anni per il 4% e un’età massima di 40 anni.

Una ricerca simile, condotta su 1.420 bambini statunitensi con autismo, ha rivelato che la media di età alla diagnosi è stata di oltre 5 anni.

“Sono dati sorprendenti se consideriamo che siamo nel 2021 e che molto può essere fatto per individuare alcuni campanelli d’allarme che ci consentirebbero di intervenire precocemente su questi disturbi”, dice Rosaria Ferrara, presidente di Oisma (osservatorio italiano studio e monitoraggio dell’autismo).

L’importanza degli insegnanti

“Gli insegnanti hanno un ruolo molto importante e devono essere sempre coinvolti nel processo di valutazione e di individuazione di segnali da portare poi alle famiglie”, dice Ferrara.

Inclusione/socializzazione sviluppo di abilità e autonomie sono gli obiettivi sui quali lavorare in adolescenza con ragazzi con disturbi dello spettro autistico.

“Su questi aspetti la scuola può fare moltissimo.

Proponendo un apprendimento che sia accompagnato da emozioni positive che scolpiscono la memoria e vengono ricercate molte altre volte.

L’emozione è più potente del sistema cognitivo”, dice Ferrara.

“Per motivare positivamente i ragazzi autistici all’apprendimento, bisogna coinvolgerli personalmente e attivamente.

Fare leva sulle loro abilità cercando di stare al passo con la classe e proponendo attività inerenti a quello che stanno facendo i compagni.

Ovviamente, sempre stabilendo livelli di difficoltà adeguati.

Inoltre, non dobbiamo mai dimenticare che l’apprendimento è stimolato in ambienti percepiti sicuri, protettivi, di supporto“, specifica Ferrara.

Per interessare i ragazzi con autismo all’apprendimento, la psicologa ha suggerito di non costringerli a fare esercizi di scrittura o di matematica.

Ma di usaretrappole ed esche” che aggirino l’ostacolo e li portino a scrivere o contare concentrandosi su argomenti di loro interesse.

“Il motto con questi ragazzi deve essere: se non imparo nel modo in cui mi insegni, insegnami nel modo in cui imparo”, dice Rosaria Ferrara.

“Inoltre, per consentire agli adolescenti con autismo di acquisire competenze e fare progressi, è molto importante creare un’alleanza con i genitori.

Tenendo conto delle difficoltà di accettazione dell’autismo dei figli adolescenti, quando ormai le atipicità sono molto evidenti e si entra in contatto anche con le loro possibilità di vita future“, conclude Ferrara.

Autismo: coinvolgere di più i papà

I ricercatori dell’Istituto di Ortofonologia hanno condotto una ricerca su un campione di 30 padri di bambini con diagnosi di disturbi dello spettro autistico (Asd).

L’obiettivo era esplorare la capacità di sintonizzazione genitoriale nei padri di bambini con Asd, osservata durante le interazioni di gioco.

Inoltre, di indagare la relazione tra la capacità di sintonizzazione e la percezione paterna delle caratteristiche psicologiche messe in campo nelle relazioni di assistenza.

“Quello che è emerso è che non riescono a cogliere lo stato emotivo e a sintonizzarsi con i bisogni del bambino da un punto di vista affettivo-corporeo.

Questo soprattutto quando le atipie del bambino potrebbero costituire una interferenza nella comunicazione e interazione con gli altri”, dicono i ricercatori.

Nell’osservare il rapporto tra padri e figli sono state valutate le capacità di assistenza responsabile, di assistenza affettiva, la sensibilità verso gli altri e l’aggressività.

È stata inoltre valutata la qualità dell’interazione padre-figlio durante il gioco, per stabilire il livello di sintonizzazione emotiva dei padri.

Per quanto riguarda i bambini, sono stati valutati l’affetto sociale e i comportamenti ristretti e ripetitivi.

“Nel nostro campione è emerso che la capacità di sintonizzazione, la corporeità e la capacità di comprendere gli stati mentali del bambino sembrano particolarmente deficitari.

Quindi, nelle interazioni mostrano una importante difficoltà nel comprendere i segnali del bambino e di rispondere in modo appropriato nel qui e ora.

Questo studio, fornisce indicazioni utili al fine di migliorare le interazioni padre-figlio con disturbi dello spettro autistico.

Questo attraverso il coinvolgimento dei padri in un intervento precoce.

Con lo scopo finale di migliorare le capacità di sintonizzazione genitoriale, con particolare attenzione alla dimensione affettivocorporea”, dicono i ricercatori.

Lo studio: l’importanza della sintonizzazione tra padre e figlio

Un progetto specifico per i padri dovrebbe sostenerli innanzitutto nella comprensione dei comportamenti atipici e poi nella possibilità di rispondere al bambino secondo i suoi bisogni.

Questo significa aiutarli a comprendere che anche nelle stereotipie e nei comportamenti sensoriali insoliti dei loro bambini si cela un’intenzione comunicativa.

La cui comprensione permette al genitore e al figlio di sperimentare una relazione maggiormente sintonizzata e amorevole.

“Abbiamo cercato di approfondire e conoscere meglio le capacità di sintonizzazione dei padri.

Lo abbiamo fatto somministrando dei questionari e facendo incontri.

In tal modo abbiamo avuto la conferma di quanto già sospettavamo: i padri devono essere coinvolti molto di più nel rapporto con i figli.

Hanno la capacità di essere empatici e di relazionarsi con i loro bambini se gli viene spiegato“, dice Federico Bianchi di Castelbianco, co-autore della ricerca.

“Abbiamo usato la parola sintonizzazione perché i padri devono proprio sintonizzarsi con le esigenze, le richieste dei figli, comprendendole e vivendo in sintonia.

Nel momento in cui abbiamo dato loro gli strumenti, i padri hanno risposto in modo ottimale, hanno fatto tutto quello che dovevano o pensavano di dover fare.

Questa loro attività è stata accolta dai bambini in maniera incredibile.

Un dato che ci fa comprendere, quindi, che il valore del padre nel rapporto con il figlio è enorme.

Che il contributo dei padri è grandissimo e i primi a beneficiarne sono proprio i loro bambini“, conclude Federico Bianchi di Castelbianco.

 

 

 

About Emma Rota

Laureanda in Scienze della Comunicazione, da sempre curiosa e affamata di nuove esperienze. Viaggia ogni qual volta le sia possibile, legge, si documenta, osserva quanto la circonda arricchendo così il suo bagaglio personale di conoscenze. Grande appassionata di moda e di tutto ciò che riguarda il settore. Cresciuta in mezzo alla natura, è un’autentica amante degli animali, attenta e rispettosa nei confronti dell’ambiente.

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