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Melanoma: ecco il paradosso dell’obesità (magro è bello?)

Melanoma: ecco il paradosso dell’obesità (magro è bello?)

Melanoma: ecco il paradosso dell’obesità (magro è bello?)Melanoma: è un tumore maligno che origina dal melanocita, la cellula della sintesi della melanina. Melanoma: c’è una chance in più per gli uomini con chili di troppo. Infatti essi rispondono meglio alle cure innovative, terapie target e all’immuno-oncologia, rispetto a chi fa riscontrare un peso normale.

Siamo in contro-tendenza rispetto alle teorie salutistiche in voga?

Si tratta del “paradosso” dell’obesità. Quando il melanoma metastatico colpisce gli obesi, la situazione appare più rosea. Migliorano, in particolare, la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale.

Abbiamo parlato di uomini con chili di troppo: lo stesso risultato non riguarda le donne e i pazienti obesi (uomini e donne) trattati con la chemioterapia. Ma approfondiamo il discorso.

Obesità e neoplasie

Secondo le parole dell’esperto, “Nel 2017 nel nostro Paese sono stimati circa 14mila nuovi casi di Melanoma: ecco il paradosso dell’obesità (magro è bello?)melanoma, 1.000 in Campania. È in costante crescita soprattutto fra i giovani, infatti è la terza più frequente negli under 50. Questa ricerca ci può permettere di capire meglio il meccanismo di funzionamento delle nuove terapie. Resta fermo il ruolo dell’obesità quale fattore di rischio di molte neoplasie. È dimostrato infatti il rapporto fra chili di troppo e tumori frequenti come quelli del colon-retto, del seno, della prostata e dello stomaco. Una dieta corretta potrebbe inoltre rivelarsi utile anche nella prevenzione del melanoma. Molti agenti antiossidanti in fase di sperimentazione per la prevenzione di questa patologia sono derivati alimentari: i licopeni, composto che si trova principalmente nei pomodori, i sulforafani, una piccola molecola isolata dai fiori di broccoli, e gli estratti del tè verde”.

Melanoma e ricerca

Nell’ambito proprio del melanoma, la ricerca è vitale.

Così si è espresso Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia melanoma, Immunoterapia oncologica e Terapie innovative dell’Istituto ‘Pascale’ di Napoli e presidente della fondazione Melanoma: “La ricerca ci può aiutare a comprendere meglio il meccanismo d’azione delle terapie target e dell’immuno-oncologia. Oggi sono disponibili armi efficaci per contrastare la malattia nella fase avanzata”.

Melanoma: trattamento della malattia metastatica

Ecco quanto sottolinea il professor Ascierto: “Il primo step nel trattamento della malattia metastatica è la valutazione dello status mutazionale. Il 40-50% dei melanomi cutanei presenta una mutazione del gene Braf, alterazione che identifica quei pazienti che possono beneficiare del trattamento con la combinazione di dabrafenib/trametinib e vemurafenib/cobimetinib, in grado di prolungare la sopravvivenza globale”.

Melanoma: il ruolo della chemioterapia

L’arrivo di queste molecole ha cambiato le carte in tavola, variando il ruolo della chemioterapia.

Il tasso di sopravvivenza a un quinquennio, nella fase metastatica, non aveva mai superato il 12%. Sulla nostra Penisola, l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha reso disponibili nel 2016 due molecole immuno-oncologiche, nivolumab e pembrolizumab, per il trattamento del melanoma avanzato indipendentemente dalla mutazione del gene Braf. La combinazione nivolumab e ipilimumab nel melanoma avanzato è stata approvata nel maggio 2016 dall’Agenzia regolatoria europea (Ema), in base ai risultati dello studio CheckMate -067 (945 persone coinvolte).

Melanoma: il successo di questa combinazione

Sempre secondo le parole del professor Ascierto: “Il 58% dei pazienti trattati con questa combinazione è vivo a tre anni, si tratta di un dato senza precedenti che rende concreta la possibilità di cronicizzare il melanoma in più della metà dei casi perché sappiamo che dopo 36 mesi le percentuali di sopravvivenza si mantengono stabili nel tempo. Inoltre a tre anni il 59% dei pazienti trattati con la combinazione era libero dalla necessità di ulteriori terapie”.

Melanoma: immuno-oncologia nel trattamento adiuvante

Ecco una delle ultime novità: è possibile utilizzare l’immuno-oncologia nel trattamento adiuvante, come evidenziato in uno studio (CheckMate -238) pubblicato sul New England Journal of Medicine. Sono stati coinvolti pazienti con malattia in stadio III ad alto rischio di recidiva dopo resezione chirurgica completa. Continua il professor Ascierto: “Sono stati arruolati 906 pazienti, di cui 30 a Napoli. Il trattamento con nivolumab ha evidenziato una riduzione del rischio di progressione della malattia del 35% rispetto a ipilimumab, la prima molecola immuno-oncologica approvata. Si aprono quindi nuove prospettive nella terapia adiuvante del melanoma, cioè dopo l’intervento proprio per ridurre il rischio di recidiva. I tassi di sopravvivenza libera da recidiva a 18 mesi nei gruppi trattati con nivolumab e ipilimumab erano rispettivamente pari al 66,4% e al 52,7%. Va inoltre sottolineato che nivolumab ha raggiunto questi risultati indipendentemente dallo stato mutazionale del tumore”.

Melanoma: un enzima importante

“Uno dei meccanismi noti di resistenza è rappresentato da un enzima, Ido, prodotto all’interno delle masse tumorali dalle cellule malate e dai linfociti. Epacadostat è in grado di neutralizzare questo enzima che blocca l’attività del sistema immunitario. Nella strategia delineata in questo studio da un lato si attiva la risposta immunitaria togliendo il ‘freno’ alla risposta del sistema immune grazie a pembrolizumab dall’altro con epacadostat si agisce direttamente dentro il tumore eliminando l’enzima Ido e facendo sì che il microambiente tumorale sia meno resistente alla terapia”.

Melanoma: la sfida

Così conclude il professor Ascierto: “La sfida è individuare i pazienti che risponderanno all’immunoterapia selezionandoli in anticipo. E il ‘Pascale’ è stato fra i primi centri al mondo a studiare l’immunoscore, un esame innovativo che apre importanti prospettive in questo senso. È stato infatti istituito un gruppo di lavoro a livello globale per promuovere questo esame che facilita la prognosi, la World-Wide Immunoscore task force”.

About Giorgio Maggioni

Giorgio Maggioni
È dal 1993 che studia, analizza e sfrutta il WEB. Dicono sia intelligente, ma che non si applichi se non sotto stress, in quel caso escono le sue migliori idee creative. Celebre la sua frase: “è inutile girarci in giro, chi non usa il web è destinato a fallire”. È docente di webmarketing per l’internazionalizzazione d’impresa, dove incredibilmente, per ora, è riuscito a non rovinare alcuno studente. In WMM si occupa di sviluppare modelli di business utilizzando logiche non convenzionali.

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