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Spalla congelata: le cause, i sintomi, le terapie e la riabilitazione

Spalla congelata: le cause, i sintomi, le terapie e la riabilitazione

La spalla congelata o capsulite adesiva, è una patologia infiammatoria che causa la perdita di mobilità dell’articolazione omero scapolare.

Le persone che ne soffrono possono percepire un dolore così acuto alla spalla da non riuscire a muovere l’articolazione e questo porta a pensare di avere una lesione.

Infatti,  il dolore è così forte da essere confuso con una contusione o una frattura.

È una malattia che può avere conseguenze secondarie importanti, infatti, spesso, nella fase acuta, il dolore può essere così intenso da impedire di dormire la notte.

Inoltre, con il passare del tempo, si ha sempre più difficoltà nel compiere movimenti una volta naturali.

È una patologia in cui all’inizio i sintomi si presentano in maniera lieve per poi peggiorare gradualmente nel tempo.

Se trascurata o non curata adeguatamente quindi, può causare la perdita progressiva della funzionalità dell’articolazione e, nei casi più gravi, la totale rigidità diventando quindi invalidante.

È importante eseguire il prima possibile un esame diagnostico mirato per poter intervenire in tempo attraverso una terapia adeguata ed efficace.

Cos’è la spalla congelata

Spalla congelata: le cause, i sintomi, le terapie e la riabilitazioneLa spalla congelata è un’infiammazione che colpisce l’articolazione omero scapolare, in particolare la capsula articolare.

Cioè la struttura di tessuto connettivo fibroso che avvolge l’articolazione sostenendo e stabilizzando i 2 capi ossei che la formano.

Questa infiammazione quindi provoca l’ispessimento e la cicatrizzazione dei tessuti che la compongono fino a bloccarne i movimenti.

Infatti, provoca la comparsa di aderenze (una sorta di cicatrici interne) responsabili della perdita della mobilità articolare.

La patologia quindi, comporta una forte limitazione dei movimenti della spalla e rigidità articolare.

Il dolore costante, che tende a peggiorare nelle ore notturne, può rendere impossibili anche i gesti più semplici.

Infatti, la condizione porta spesso chi ne soffre ad avere difficoltà con il sonno, anche a causa dei movimenti molto limitati che è costretto a compiere.

In condizioni normali, l’articolazione della spalla  grazie alla sua particolare conformazione anatomica, permette di compiere un’ampia gamma di movimenti.

Quando una persona sviluppa la spalla congelata però, la capsula che la avvolge diventa rigida e forma le aderenze.

La perdita di elasticità e la compromissione di alcune strutture anatomiche con cui prende contatto causa il dolore e la limitazione dei movimenti tipici della malattia.

In particolare, quando si soffre di spalla congelata diminuisce la possibilità di movimento sia attivo che passivo.

Cioè questa limitazione è presente sia quando il paziente tenta di muovere attivamente il braccio, sia quando questo viene mosso dal medico o dal terapista.

La diminuzione del movimento passivo è una delle caratteristiche che distingue la spalla congelata da altre patologie che colpiscono questa articolazione.

I sintomi dolorosi della spalla sono, infatti, spesso confusi con altri disturbi.

Questo problema, spesso richiede tempi lunghi di recupero, soprattutto se non curata in tempo o in maniera adeguata.

Spalla congelata: le cause

Al momento le cause dell’insorgenza sono ignote.

Anche se può colpire persone di tutte le età, tipicamente sono affette da spalla congelata quelle con un’età compresa tra i 35 e 55 anni, ed è più frequente nelle donne che negli uomini.

Studi epidemiologici hanno dimostrato che la capsulite adesiva arriva a colpire circa il 2% della popolazione generale.

Le cause di origine non sono ancora state completamente chiarite e spesso la patologia insorge senza alcuna causa apparente.

Tuttavia, tra i fattori che aumentano il rischio di sviluppare questa malattia, ci sono:

Infatti, il dottor Riccardo Compagnoni, ortopedico della I Clinica Ortopedica dell’ASST Gaetano Pini-CTO, specifica che: “a oggi non si conoscono le cause dell’insorgenza della spalla congelata ma alcune ricerche sostengono una possibile correlazione con patologie autoimmuni”.

Identificare rapidamente la spalla congelata e affidarsi subito alle cure di uno specialista può ridurre in modo sensibile la durata e i sintomi della malattia.

Tende invece a peggiorare se non è trattata o è trascurata per lunghi periodi di tempo.

I sintomi della capsulite adesiva 

La spalla congelata si manifesta solitamente in maniera progressiva.

Infatti, i sintomi tipici di questa patologia, cioè il dolore e la limitazione della mobilità della spalla, si presentano con una sequenza tipica descritta in 4 fasi dal dottor Riccardo Compagnoni:

  • Prima fase

È caratterizzata da dolore acuto che aumenta velocemente, senza però limitare il movimento della spalla.

  • Seconda fase

Si assiste a una significativa limitazione dei movimenti, specialmente dell’extrarotazione, dovuta alla retrazione capsulare, ossia alla contrattura.

In questa seconda fase il dolore è presente anche a riposo e risponde poco ai comuni antiinfiammatori, ma può essere alleviato da un ciclo di infiltrazioni con cortisone intraarticolare.

Questa fase può durare anche mesi ed è sconsigliato iniziare una fisioterapia troppo aggressiva in quanto potrebbe infiammare ulteriormente la capsula rallentando il processo di guarigione.

  • Terza fase

La spalla è ancora congelata ma il dolore è presente solo ai massimi gradi di escursione articolare, la fisioterapia può essere intrapresa con estrema delicatezza.

  • Quarta fase

Si assiste alla scomparsa del dolore e al progressivo recupero funzionale, è possibile intensificare la fisioterapia che nella maggior parte dei casi porta a un pieno recupero.

Spalla congelata: la diagnosi

Lo studio dei sintomi abbinato all’anamnesi del paziente e ad alcuni test specifici consente, normalmente, la diagnosi clinica della patologia.

L’esame fisico, solitamente, è sufficiente per effettuare la valutazione della spalla congelata.

Il medico verifica la mobilità dell’articolazione e la possibilità di compiere determinati movimenti.

La risonanza magnetica e la radiografia possono essere utili a escludere che i sintomi derivino da condizioni differenti e per accertarsi che non vi siano ulteriori lesioni specifiche.

Altri esami, come quelli ematici, possono essere effettuati per valutare la presenza di malattie predisponenti come l’ipercolesterolemia, il diabete e le disfunzioni tiroidee.

Le cure e le terapie

I trattamenti per questa patologia si concentrano sulla riduzione del dolore e sul recupero della funzionalità e della mobilità dell’articolazione.

“Nella prime 2 fasi, quelle più dolorose, si raccomanda un’adeguata terapia con antiinfiammatori e antidolorifici, associata a un ciclo di infiltrazioni.

Dalla terza fase è possibile iniziare con una delicata e progressiva fisioterapia, mirata al recupero dell’articolarità della spalla, sempre evitando di forzare i movimenti se si sente dolore”, spiega Riccardo Compagnoni.

“La spalla congelata è una patologia che non richiede trattamenti chirurgici.

Il rischio di un’errata diagnosi è proprio quello di confondere il quadro iniziale doloroso con una lesione della cuffia dei rotatori.

Sottoponendo il paziente a un intervento che può accentuare l’infiammazione locale rallentando la guarigione”, conclude il dottor Compagnoni.

Il trattamento antinfiammatorio e una corretta fisioterapia quindi, sono essenziali per la risoluzione della spalla congelata e possono influenzare notevolmente il suo recupero funzionale.

Il piano riabilitativo

“Il fisiatra stila il Progetto Riabilitativo Individuale che può comprendere l’utilizzo di terapie fisiche a scopo anti infiammatorie, come la tecarterapia e laserterapia ad alta potenza“, dice il dottor Alessandro Tomba.

La tecarterapia è un trattamento elettromedicale che permette un recupero da traumi e patologie infiammatorie dell’apparato muscolo-scheletrico.

Diffusa soprattutto in ambito fisioterapico, prevede l’utilizzo di un dispositivo capace di generare calore all’interno dell’area anatomica che necessita le cure.

La laserterapia è una tecnica che usa l’energia luminosa di un laser per ridurre il dolore e l’infiammazione.

Accelera la guarigione dei tessuti danneggiati, rilassa i muscoli e stimola la rigenerazione.

“Inoltre, il fisiatra segue un programma di rieducazione assistita per il recupero articolare che deve avvenire il più precocemente possibile nel rispetto delle fasi di evoluzione della patologia.

Il fisioterapista invece, applica il programma riabilitativo attraverso tecniche di mobilizzazione passiva di tutte le articolazioni del cingolo scapolare e di assistenza ai movimenti attivi da parte del paziente.

Questo con un attento monitoraggio della sintomatologia dolorosa per evitare un ulteriore stimolo infiammatorio e la sviluppo di reazioni di difesa.

Recuperata la mobilità dell’arto il paziente può seguire un programma di rinforzo della muscolatura della cuffia dei rotatori della spalla e la rieducazione al gesto funzionale”, spiega il dottor Alessandro Tomba.

 

About Emma Rota

Laureanda in Scienze della Comunicazione, da sempre curiosa e affamata di nuove esperienze. Viaggia ogni qual volta le sia possibile, legge, si documenta, osserva quanto la circonda arricchendo così il suo bagaglio personale di conoscenze. Grande appassionata di moda e di tutto ciò che riguarda il settore. Cresciuta in mezzo alla natura, è un’autentica amante degli animali, attenta e rispettosa nei confronti dell’ambiente.

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