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Sport come farmaco. A ciascuno il suo, per stare bene

Sport come farmaco. A ciascuno il suo, per stare bene

L’attività fisica fa bene alla salute: questo è ormai un principio acquisito da tutti. Molta meno consapevolezza si riscontra, invece, quando si tratta di pensare allo sport come a uno degli strumenti possibili per prevenire i rischi delle più importanti malattie dei nostri tempi o per ridurne gli effetti negativi, se sono già presenti, e tenerle sotto controllo. Insomma, ricorrere allo sport come farmaco non è ancora un concetto scontato.

Quando si parla di infarto, diabete, ictus, ipertensione o Alzheimer, l’attenzione è subito diretta ad altri aspetti della vita quotidiana come il peso corporeo e l’eventuale obesità, la dieta alimentare, il grado di esercizio mentale. Eppure le ricerche scientifiche offrono evidenze sempre più numerose di come tutti questi disturbi traggano evidenti benefici (sia in termini di prevenzione sia di cura) da certe attività fisiche fatte nel modo giusto. Ecco alcune indicazioni.

Intervista al Dottor Giacomo Poggioli, specialista in Medicina dello sport, Direttore del Centro di Medicina dello sport degli Ospedali riuniti di Bergamo.

Come specialista in medicina dello sport, qual è il suo consiglio generale?

La prima indicazione importante da dare è che lo sport fa bene se è fatto bene… Con questo intendo dire che ogni attività sportiva è benefica per la salute e previene o allevia certe malattie, ma solo se è fatta con criterio, in modo corretto e controllato. Il rischio, in caso contrario, è che vada a logorare certe strutture dell’organismo.

Esiste in assoluto lo sport giusto per ciascuna malattia?

Non esiste uno sport unico per una specifica malattia. Ma in generale si può dire che i migliori benefici per la salute si hanno con gli sport aerobici. Si possono dare indicazioni utili in questo senso ma bisogna tenere sempre conto delle condizioni generali, delle caratteristiche fisiche e della predisposizione della persona.

Per esempio: la corsa è uno sport aerobico che previene e aiuta a controllare tipi diversi di malattie, dal diabete alle malattie cardiovascolari. Ma se una persona ha problemi di artrosi al ginocchio oppure è un anziano con problemi all’articolazione dell’anca, come medico non consiglierei la corsa ma un altro tipo di attività fisica come il nuoto o la bicicletta... sempre sport aerobici, che però non sovraccaricano queste strutture.

Lo sport come farmaco è un concetto del tutto campato in aria?

Assolutamente no. Diverse ricerche confermano che alcune malattie possono essere “curate” anche con l’attività sportiva, che aiuta a controllare il disturbo e a ridurre, in certi casi, i farmaci necessari.

Un chiaro esempio è il diabete, se non ci sono serie complicanze legate a disturbi cardiovascolari. Un altro esempio è l’ipertensione: dopo aver regolarizzato i valori della pressione, il medico può prescrivere una attività fisica efficace sul sistema cardiocircolatorio; e svolgendo regolarmente questa attività, la persona ottiene una riduzione naturale dei valori pressori; di conseguenza, la dose di farmaci necessari potrà essere ridotta.

Sport come farmaco: qual è allora la “dose giusta” per mantenersi in salute?

Anche in questo caso bisogna tenendo conto che a caratteristiche fisiche e problemi diversi corrisponde una capacità di sforzo diversa.

In linea di massima fare attività fisica almeno 3 volte a settimana – preferibilmente a giorni alterni – per almeno 20-30 minuti è l’ideale. Ma non può essere una regola fissa. Se una persona parte da zero, avrà una resistenza minore di chi è già un po’ allenato; se un individuo è obeso andrà più facilmente in affanno rispetto a un normopeso e così via… Il consiglio generale è di procedere per gradi, senza andare in affanno. E una volta raggiunto un grado di allenamento minimo, aumentare man mano la distanza, il carico o il tempo.

Sport come farmaco: contro infarto e ictus, camminare

Camminare a ritmo sostenuto almeno 30-40 minuti di camminata, ogni giorno, riduce il rischio di malattie cardiovascolari (come infarto o ictus). La regolare attività fisica di tipo aerobico agisce direttamente riducendo i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue e i valori della pressione arteriosa.

Da segnalare, tra i diversi studi in questo ambito, due ricerche:

– una prima ricerca americana (pubblicata su “Stroke”, la rivista dell’American Heart Association) è stata condotta su 39 mila donne con età media di 54 anni, seguite nell’arco di 12 anni. E’ risultato che l’abitudine a camminare almeno 2 ore a settimana, a passo sostenuto, è associata a una riduzione del 37 per cento il rischio di infarto, del 68 per cento il rischio di un ictus emorragico e del 25 per cento quello di ictus ischemico.

– Un altro studio è stato condotto negli anni scorsi in Gran Bretagna sulle donne in post menopausa. Nell’ambito del “Women’s Health Initiative Observational Study”, i ricercatori hanno preso in esame oltre 73.700 donne di età compresa tra i 50 e i 79 anni: anche in questo caso, l’abitudine regolare alla camminata sostenuta era inversamente proporzionale al rischio sia di malattia coronarica sia di eventi cardiovascolari in generale.

Sport come farmaco: ginnastica contro l’Alzheimer

30 minuti di ginnastica dolce al giorno, almeno 3 volte a settimana, aiuta a prevenire l’Alzheimer. Stessi effetti si ottengono con altri tipi di attività fisica dolce e aerobica svolti con la stessa frequenza (come il nuoto, la bicicletta o la camminata).

Uno studio in tal senso è stato condotto dai ricercatori del “Group Health Research Institute” di Seattle, che per 6 anni hanno monitorato un campione di 1740 persone (di età uguale o superiore ai 65 anni, in normali condizioni di salute mentale). A intervalli di 2 anni i ricercatori hanno verificato le funzioni mentali delle persone e il livello medio di attività fisica svolto.

Al termine della ricerca, l’incidenza della demenza senile è stata di:

– 13 casi ogni mille persone, tra chi praticava esercizio fisico almeno o più di 3 volte a settimana

– 19,7 casi ogni mille persone, tra cui praticava esercizio fisico meno di 3 volte a settimana.
Una riduzione del rischio di circa il 30 per cento

Alcuni studiosi americani hanno inoltre fatto una revisione dei più recenti studi in questo campo, fornendo un quadro ancora più completo: 6 ricerche delle 9 prese in esame hanno confermato che l’attività fisica riduce il rischio di Alzheimer, con dati che vanno dal 20 per cento al 50 per cento in meno del rischio, in un arco di tempo dai 5 ai 7 anni.

Dall’Honolulu Asia Aging Study, infine, è risultato che gli uomini anziani che camminano regolarmente oltre 2 miglia al giorno il rischio di demenza senile si riduceva del 40 per cento rispetto a chi camminava per distanze inferiori o non camminava affatto.

Dal punto di vista biologico, questo effetto di prevenzione si spiega con il fatto che l’attività fisica regolare consente un buon irroramento di sangue e ossigeno ai tessuti del cervello e induce – secondo alcune ricerche – una crescita di fibroblasti (cellule che risultano alterate nei malati di Alzheimer) nell’area del cervello chiamata ippocampo.

Sport come farmaco: correre per combattere il diabete

Diversi studi confermano che una corsa lenta o moderata per circa 30 minuti al giorno – da 3 a 5 volte alla settimana – aiuta le persone diabetiche ad aver  me un miglior equilibrio metabolico. Talvolta, consente persino di non assumere più farmaci. Questo vale per la corsa ma anche per altre attività aerobiche equivalenti come il nuoto, la bici, la camminata veloce (e persino il ballo), naturalmente sempre tenendo conto delle condizioni di salute della persona, del suo livello di allenamento e di eventuali altri disturbi.

In merito è utile ricordare i risultati di uno studio condotto dal Lawrence Berkeley Laboratory, in California, pubblicato sulla rivista Medicine&Science in Sport and Exercise.

Lo studio ha preso in esame oltre 100 mila corridori di maratona e di corsa di fondo. E ha rilevato una riduzione generale del rischio, per questo corridori, sia di diabete, sia di disturbi del sistema cardiocircolatorio come ipertensione e ipercolesterolemia. Per il diabete, nello specifico, i ricercatori hanno osservato una riduzione fino al 50 per cento del rischio d i malattia.

E’ indispensabile capire, in questo caso, di quale tipo di diabete di tratti:

– nel diabete di tipo 1 (assenza di produzione di insulina) la corsa consente di bruciare calorie e riduce quindi il bisogno di insulina da parte dell’organismo. Previene inoltre eventuali complicanze del diabete nel lungo periodo, soprattutto a livello dei reni, del sistema nervoso periferico e del sistema cardiovascolare.

– Nel diabete di tipo 2 (il pancreas produce insulina, ma in quantità insufficienti), di solito c’è anche un problema di obesità. La corsa, oltre ad agire sul metabolismo come prima indicato, aiuta anche a mantenere sotto controllo il peso.

Per le persone diabetiche è essenziale chiedere consiglio al proprio medico curante, prima di iniziare l’attività sportiva, in modo da svolgerla in maniera controllata e seguendo certe precauzioni, per evitare ogni rischio.

Sport come farmaco: passi lunghi per ossa e muscoli

La camminata – non faticosa ma regolare, quotidiana e di buon ritmo – torna di nuovo in campo quando si tratta di prevenzione dell’osteoporosi e mantenimento dell’apparato muscolo-scheletrico.

Uno studio positivo in tal senso è stato condotto da un gruppo di ricercatori britannici (e pubblicato sulla rivista medica “Age and aging”) su un campione di 165 donne con osteoporosi e una storia di fratture all’anca nei due anni precedenti la ricerca.

Camminare ogni giorni almeno 20-30 minuti non solo aiuta a mantenere in forma muscoli, lineamenti e tendini, ma rallenta la perdita di densità minerale delle ossa che comunemente avviene con l’avanzare dell’età.

Analoghi benefici si hanno con attività simili, come la bicicletta o il ballo, se fatti più o meno con la stessa regolarità (sempre tenendo conto delle proprie condizioni fisiche e grado di allenamento)

Sport come farmaco: nuoto o bici per la fertilità

Almeno 5 ore a settimana di attività aerobica moderata, come il nuoto o la bicicletta, favoriscono il concepimento. E’ quanto emerge da uno studio della Boston University, in collaborazione con ricercatori della Danimarca, che per la prima volta ha messo in relazione l’attività fisica delle donne con la fertilità.

La ricerca è stata condotta su oltre 3500 donne danesi di età compresa tra i 18 e i 40 anni, che hanno tentato di concepire un figlio nel corso di 12 mesi. Al termine dello studio, quasi il 70 per cento di queste donne era in gravidanza.

Tra le donne che avevano trascorso più di 5 ore alla settimana a fare movimento fisico regolare (in particolare, nuoto, bici, ma anche passeggiate o giardinaggio) si è registrato però un tasso di fertilità superiore del 18 per cento rispetto al resto del campione. Le donne in buona forma fisica, insomma, hanno concepito più velocemente. Al contrario, le donne di peso normale o molto magre che avevano un’attività sportiva molto intensa (come corsi in palestra o di aerobica) ci hanno messo più tempo a rimanere incinte.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista medica “Fertility and Sterility”.

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