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Paura: gli anziani si spaventano anche in ambienti considerati sicuri

Paura: gli anziani si spaventano anche in ambienti considerati sicuri

Paura: è un meccanismo di difesa. Essa scatta, infatti, quando si presentano segnali di pericolo. Per gli anziani è più difficile valutare le situazioni pericolose, sulla base del contesto nel quale essi si trovano. Per questa ragione, con l’invecchiamento si tende a spaventarsi anche in ambienti generalmente considerati sicuri. Incide, nel fatto di considerare riparato un luogo, la nostra percezione, che varia con l’età.

La paura: che cos’è?

Paura: gli anziani si spaventano anche in ambienti considerati sicuriLa paura è collegata alla memoria. Una reazione di allarme, in effetti, può essere determinata da uno stimolo associato a un evento negativo passato, come un trauma o un incidente. Percepiamo il pericolo se il contesto è simile a quello che aveva caratterizzato il trauma originale. Il contesto ha un ruolo fondamentale: se, infatti, ci si trova in un ambiente da considerarsi tranquillo, è il segnale di pericolo a essere inibito.

Paura: uno studio recente

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna ha attuato uno studio in argomento, che è stato pubblicato da Scientific reports. E’ stato accertato che sono i giovani a valutare il contesto: in tale operazione gli anziani risultano invece meno flessibili. Per questa ragione essi tendono ad avere timore anche in ambienti senza rischio. Il dato permette di fare il quadro delle paure degli anziani, che possono soffrire di disturbi d’ansia, fobie e attacchi di panico.

Paura: i protagonisti dello studio

Gli autori dello studio, attuato per la precisione presso il Centro studi e ricerche in Neuroscienze cognitive dell’Università di Bologna (dipartimento di Psicologia – Campus di Cesena), sono Simone Battaglia, Sara Garofalo e Giuseppe di Pellegrino. Il lavoro del gruppo di ricerca è supportato da finanziamenti Rfo (Ricerca fondamentale orientata) e Prin (Progetti di ricerca di interesse nazionale).

Paura: la parola all’esperto

Giuseppe di Pellegrino, docente dell’Università di Bologna che ha guidato la ricerca, ci parla della frequente connessione tra ricordi e paure: “Il nostro cervello non rimuove mai definitivamente i ricordi di esperienze traumatiche. Per questa ragione, stimoli ed eventi collegati a situazioni di pericolo vissute in passato possono, in alcune circostanze, attivare allarmi e paure”.

La paura e il contesto

Continua Giuseppe di Pellegrino, spiegando il valore del contesto: “Al fine di regolare in modo flessibile e Paura: gli anziani si spaventano anche in ambienti considerati sicuriadattivo il ritorno dei ricordi emotivi, l’insieme delle informazioni relative a dove e quando abbiamo vissuto una certa esperienza è fondamentale. In ambienti potenzialmente pericolosi il contesto può avere la funzione di segnale di allerta, mentre in ambienti sicuri può inibire l’emergere di memorie spiacevoli”.

Uno studio sulla paura: come si è svolto

Ma come hanno agito gli studiosi nel corso della ricerca? Al fine di comprendere a fondo il funzionamento del meccanismo che scatta, essi hanno coinvolto 48 persone divise equamente in base all’età (24 tra i venti e i trent’anni e 24 tra i sessanta e i settant’anni). Hanno domandato loro svolgere in due giorni consecutivi un compito di apprendimento, estinzione e rievocazione di un “ricordo di paura”.

In primo luogo partecipanti sono stati indotti ad associare uno stimolo neutro (l’immagine di una pianta) a una leggera scossa elettrica al polso, all’interno di una stanza. Dopo alcuni abbinamenti tra immagine e scossa, i soggetti hanno iniziato a reagire all’immagine della pianta con le risposte fisiologiche tipiche della paura, come l’aumento del battito cardiaco e della sudorazione cutanea.

Quando in una stanza diversa è stata mostrata l’immagine di una pianta senza che ci fosse alcuna scossa elettrica, è stato notato che le risposte fisiologiche legate alla paura scomparivano progressivamente.

Il giorno seguente l’immagine della pianta è stata di nuovo mostrata ai partecipanti, sia nella prima stanza, sia nella seconda. Ci si domandava, in effetti, quale fosse il ruolo del contesto nel recupero dei ricordi emotivi da parte dei due gruppi coinvolti.

Paura e invecchiamento: i risultati della ricerca

Paura: gli anziani si spaventano anche in ambienti considerati sicuriSi è passati all’analisi dei dati raccolti, con le relative valutazioni.

E’ apparso chiaro che, mentre nel primo giorno sia i giovani, sia gli anziani rispondevano allo stesso modo (reagendo con timore alla vista della pianta nella prima stanza, ma non nella seconda), durante il secondo giorno il gruppo dei più anziani, a differenza dei giovani, mostrava reazioni collegate alla paura in entrambi i contesti: sia con la pianta nella prima stanza che con la pianta nella seconda stanza. Come valutare tali risultati? Interviene, concludendo, Giuseppe di Pellegrino: “Sulla base dei risultati ottenuti, l’invecchiamento può avere un impatto negativo sulla capacità di utilizzare le informazioni contestuali per modulare in modo flessibile il recupero dei ricordi emotivi. La responsabilità potrebbe essere dei cambiamenti che avvengono con l’età in alcune aree del cervello come l’ippocampo e le cortecce prefrontali, particolarmente soggette agli effetti dell’invecchiamento”.

Delineare nei dettagli tali mutamenti e le loro conseguenze può essere utile al fine di comprendere i meccanismi alla base delle paure patologiche. Comprendere l’anziano più da vicino, nei dettagli della sua psiche, considerando i fenomeni che si manifestano nel suo cervello, le sensazioni che si determinano e le relative reazioni emotive, ci fa astenere dal giudicarlo in maniera superficiale. Ogni mente può invecchiare.

About Giorgio Maggioni

Giorgio Maggioni
È dal 1993 che studia, analizza e sfrutta il WEB. Dicono sia intelligente, ma che non si applichi se non sotto stress, in quel caso escono le sue migliori idee creative. Celebre la sua frase: “è inutile girarci in giro, chi non usa il web è destinato a fallire”. È docente di webmarketing per l’internazionalizzazione d’impresa, dove incredibilmente, per ora, è riuscito a non rovinare alcuno studente. In WMM si occupa di sviluppare modelli di business utilizzando logiche non convenzionali.

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