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Stipsi: i fattori predisponenti e l'importanza delle fibre

Stipsi: i fattori predisponenti e l’importanza delle fibre

Parlando di stipsi (stitichezza) è necessario fare un piccolo accenno all’anatomia del colon.

Il colon è la parte finale dell’intestino, è lungo circa 1.5m ed è responsabile della processazione del materiale alimentare non digeribile poiché la maggior parte dei nutrienti è stata assorbita nell’intestino tenue.

Svolge un ruolo essenziale anche nell’assorbimento di acqua ed elettroliti inoltre, produce e assorbe vitamine, forma ed espelle feci.

Il colon discendente contiene le feci che alla fine verranno svuotate nel retto.

La frequenza dell’evacuazione è fisiologicamente accettabile quando si mantiene entro un range di 1/2 volte al giorno fino a una volta ogni 2/3 giorni.

Normalmente il cibo ingerito giunge dopo molte trasformazioni nell’ampolla rettale e viene eliminato in circa 24/36 ore.

Ai fini di una corretta motilità intestinale è fondamentale un adeguato consumo di fibre.

Le feci

Le feci sono composte per il 75% da acqua e per il 25% da materiale solido, che include ad esempio fibre non digerite o batteri, acidi grassi, lipidi e muco.

Anche le persone che non si alimentano devono evacuare perché le feci non derivano solo dal cibo ingerito ma anche dai fluidi corporei.

In condizioni fisiologiche la quantità giornaliera di feci oscilla tra i 150g e i 300 g.

Valori superiori possono essere determinati da dieta vegetariana (grande quantità di fibre) o in caso di diarrea.

Invece, valori inferiori a quelli considerati normali possono essere determinati dal digiuno, soprattutto se prolungato, o dalla stipsi.

I diversi tipi di feci

La forma e la consistenza delle feci dipendono dal tempo che trascorrono nel colon.

In condizioni fisiologiche il colore delle feci varia in funzione degli alimenti assunti e di altre condizioni.

Nella normalità il colore si presenta tra il marrone chiaro e il colore scuro per la presenza di stercobilinogeno, prodotto di degradazione della bilirubina a opera degli enzimi e batteri intestinali.

Le feci verdastre sono tipiche in caso di tifo o infezioni intestinale come il Clostridium Difficile.

Le feci marrone chiaro fino al giallastro indicano l’incompleta digestione dei grassi, sono lucide e untuose.

In questo caso si dice che una persona ha steatorrea, una condizione patologica caratterizzata da notevole quantità di sostanze grasse non digerite nelle feci.

Le feci si presentano in genere voluminose untuose maleodoranti e spesso c’è concomitante diarrea.

Le feci picee (o melena) sono in genere dovute a emorragie gastriche o duodenale, dal tratto GI alto.

Il sangue si altera per azione dei succhi digestivi, una volta digerito assume una colorazione nerastra, fuoriesce mescolato al muco e dà alle feci un aspetto simile alla pece o al catrame.

Colore scuro, con odore piuttosto spiacevole.

Le feci acoliche o ipocoliche sono biancastre, color creta, per mancanza di pigmento biliare (malattie epatiche).

Le feci rosso vivo si hanno per sanguinamenti a livello dell’ultimo tratto GI (colon o emorroidi).

L’emissione di sangue dal retto prende il nome di rettorragia, e in questo caso le feci sono striate di sangue.

Parliamo di ematochezia quando le feci sono miste a flussi ematici o ci sono chiazze.

Stipsi: come riconoscere il disturbo

La stitichezza definisce un disturbo riferito in vario modo dalla popolazione generale, rispetto alla consistenza delle feci e alla frequenza delle evacuazioni.

La diagnosi di stipsi cronica si basa su criteri diagnostici precisi.

Meno di 2 evacuazioni a settimana negli ultimi 12 mesi e presenza per un minimo di 3 mesi di almeno due tra:

  • Meno di 3 evacuazioni a settimana
  • Sforzo evacuativo in almeno il 25% delle evacuazioni, in assenza di lassativi
  • Sensazione di evacuazione incompleta
  • Presenza di feci dure in almeno il 25% delle evacuazioni, in assenza di lassativi

Quando la motilità intestinale rallenta la massa fecale rimane per un tempo maggiore a contatto con le pareti intestinali e la maggior parte del contenuto liquido delle feci viene assorbita.

Le feci di una persona che soffre di stipsi sono dure, secche, scarsamente lubrificate e quindi l’atto della defecazione diventa spesso faticoso e doloroso.

Stipsi: i fattori predisponenti

  • Apporto di liquidi inferiore a 1L al giorno
  • Dieta a basso contenuto di fibre
  • Scarsa attività fisica: con meccanismi non chiariti (rilascio ormoni che regolano motilità intestinale, stimolazione meccanica)
  • Abitudine a rimandare evacuazione
  • Gravidanza
  • Età senile (riduzione motilità intestinale)
  • Patologie intestinali o di altro tipo che diminuiscono la peristalsi (colon irritabile, ipotiroidismo, neuropatia diabetica, sclerosi multipla, morbo di Parkinson)
  • Interventi chirurgici su tratto GI
  • Paura del dolore durante la defecazione
  • Farmaci che rallentano motilità GI (oppioidi)
  • Ostruzione meccanica (tumori)

La persona che soffre di stipsi può manifestare principalmente:

  • senso di distensione addominale (con fatica a respirare)
  • tenesmo rettale (sensazione di dover defecare anche se ha appena terminato)
  • meteorismo
  • inappetenza
  • alitosi
  • lingua impaniata (mucosa ricoperta da patina biancastra).

Gli sforzi per far uscire le feci possono contribuire allo sviluppo di:

  • ragadi (lesioni di forma lineare della pelle o delle mucose, come piccoli tagli o lacerazioni)
  • emorroidi (dilatazione delle vene del plesso emorroidario del retto interno o esterno a causa dello sforzo che induce aumento della pressione addominale che si riflette sulle vene).

Per espellere le feci dure la persona ricorre sperso alla manovra di Valsalva, che consiste nell’espirazione forzata a glottide chiusa.

Raramente questa azione può causare problemi più importanti, come uno svenimento, soprattutto in persone con pre-esistenti malattie cardiache o respiratorie.

In persone con trombosi venosa profonda può esserci distacco di un trombo, che può andare a embolizzare il polmone.

Possono esserci lesioni endocraniche.

Un aumento della pressione intraddominale può determinare la rottura di un aneurisma cerebrale.

Terapia

  • Educazione alimentare
  • Cambiamenti nella dieta
  • Lassativi

L’importanza delle fibre

L’integrazione di fibre può sicuramente migliorare i sintomi in pazienti con stitichezza.

La fibra di agrumi e legumi stimola anche la crescita della flora batterica del colon, aumentando massa fecale e lo stimolo della motilità del colon.

La crusca di frumento è una delle fibre più efficaci ma può peggiorare gonfiore e dolore in casi di infiammazione.

Il consumo di grandi quantità di fibre può causare gonfiore addominale o flatulenza.

Iniziare con piccole quantità e aumentare gradualmente.

Tra gli alimenti più ricchi di fibra abbiamo:

  • Legumi
  • Cereali integrali e derivati come pane e pasta
  • Frutta
  • Verdura
  • Frutta secca

Info utili

Se sei interessato a maggiori informazioni sull’alimentazione o consigli per una dieta più equilibrata puoi chiedere consiglio a Daniele Sciotti scrivendo QUI

About Daniele Sciotti

Daniele Sciotti, biologo nutrizionista, dott. in Scienze della nutrizione umana Origini contadine e un amore incondizionato per la dieta mediterranea. Nato a Velletri, in provincia di Roma, da sempre a contatto con il verde e la natura di quei meravigliosi luoghi ricchi di tanta storia e soprattutto di tradizioni, inizia lo studio della scienza dell’alimentazione dopo aver sofferto di obesità. Una laurea magistrale in scienze della nutrizione umana conseguita presso l'Università San Raffaele di Roma Una laurea in scienze dell’alimentazione e gastronomia presso l’Università San Raffaele di Roma. Iscritto all’ordine nazionale dei biologi a seguito del superamento dell’esame si stato presso l’università di Tor Vergata Roma. "100 Alimenti 10 e lode" è la sua prima opera letteraria pubblicata ad agosto 2020.

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