Home / Salute / World Obesity Day: giornata mondiale per la prevenzione dell’obesità
World Obesity Day: giornata mondiale per la prevenzione all'obesità

World Obesity Day: giornata mondiale per la prevenzione dell’obesità

Il 4 marzo ricorre il World Obesity Day, la giornata mondiale per la prevenzione dell’obesità e del sovrappeso.

Lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal World Obesity Federation per cercare di sensibilizzare e informare su questo tema.

In quanto l’incidenza dell’obesità dal 1975 è triplicata, e nell’ambito dei giovani e giovanissimi è quintuplicata.

Infatti, ci troviamo di fronte a un’emergenza sanitaria che ha assunto dimensioni veramente importanti.

Chiediamo a ognuno di lavorare insieme per una vita più felice, più sana e più lunga”, è il messaggio dell’OMS per il World Obesity Day.

Una giornata mondiale che esprime la necessità di concentrarsi su una criticità sia sociale che sanitaria.

“L’importanza del World Obesity Day come momento di stimolo per tutti per aumentare la consapevolezza dell’importanza dell’affrontare in maniera corretta questa malattia cronica”, dice Luca Busetto, professore associato di medicina interna presso il Dipartimento di Medicina dell’Università degli Studi di Padova.

Introduzione alla patologia 

L’obesità è una malattia cronica, sostenuta da alterazioni dei meccanismi biologici che regolano il nostro comportamento alimentare, la nostra spesa energetica e di conseguenza il nostro peso corporeo.

Ci sono una serie di fattori complessi che determinano tutto questo, tra cui:

  • Fattori genetici.
  • Fattori legati all’alimentazione, alla qualità del cibo più che alla quantità.
  • Lo stress cronico a cui siamo sottoposti.
  • Fattori legati alla sedentarietà.
  • Alterazione del ritmo sonno veglia e problematiche legate alla qualità del sonno.
  • Esposizione ad alcuni farmaci.
  • Esposizione ad agenti ambientali inquinanti.

Tutti questi fattori possono agire sul centro di regolazione del nostro comportamento alimentare causando una sua disfunzione.

“Come conseguenza i nostri pazienti hanno un’alterata sensazione di fame, in particolare hanno una riduzione della sazietà per cui tendono a mangiare di più quando sono esposti al cibo e quindi hanno un espansione del loro tessuto adiposo.

Questo rende la questione ancora più complessa, soprattutto dal  punto di vista del trattamento.

Perché quando cerchiamo di far perdere peso ai nostri pazienti, si mettono in moto degli altri meccanismi biologici molto potenti e molto efficaci che tendono a difendere l’organismo dalla perdita di peso.

Quindi, abbiamo tutta una serie di segnali che vengono dal nostro corpo che tendono, dopo il dimagrimento, ad aumentare il nostro senso di fame e a ridurre la nostra spesa energetica.

Per questo molti pazienti purtroppo tendono a recuperare peso dopo qualsiasi intervento per il trattamento dell’obesità”, spiega Busetto.

World Obesity Day: lo stigma dell’obesità 

“L’obesità è una malattia complessa dal punto di vista biologico, che non è percepita come tale dell’opinione pubblica.

Persino nei pazienti stessi e addirittura, in alcuni casi, nei medici che li seguono, prevale una narrazione semplicistica: per loro è semplicemente conseguenza di abitudini alimentari e stili di vita errati.

Infatti, nello scenario comune è il risultato di un comportamento individuale sbagliato: il paziente è pigro, goloso, fa poca attività fisica, mangia tanto e quindi sviluppa l’obesità.

Questo approccio, oltre a non funzionare dal punto di vista terapeutico, è alla base dello stigma dell’obesità.

La conseguenza più grave di questa narrazione è quella di colpevolizzare il paziente.

Infatti la persona con obesità è ritenuta responsabile della sua malattia e questo causa molti problemi ai pazienti anche nella vita di tutti i giorni.

Un’altra conseguenza importante di questa narrazione è che noi pensiamo che il nostro peso sia sotto il controllo della volontà e che per curare l’obesità basta dire a una persona “mangia di meno e muoviti di più”.

Questo è il mantra che abbiamo sentito per decenni ma questo mantra è fallimentare.

Finché noi ci fermiamo sia in termini di prevenzione, di ricerca che di cura a questo paradigma sbagliato di trattamento non risolveremo il problema e probabilmente peggioreremo la situazione”, dice il professor Busetto.

Per questo è importante veicolare con questa giornata ma soprattutto tutti i giorni, una narrazione diversa.

Questo perché l’obesità oltre a essere una vera e propria patologia, è anche il motore di molte altre malattie croniche che vanno a interferire in maniera significativa sulla salute medica, funzionale e sullo stato mentale dei pazienti.

Inoltre, è una patologia che ha un impatto sull’aspettativa di vita che è pari a quella di altre malattie croniche.

“Purtroppo a causa di questa narrazione prevalente, che è sempre quella semplicistica di: “mangia di meno e muoviti di più”, questa patologia non viene trattata con la stessa intensità con cui vengono trattate le altre malattie croniche”, spiega Busetto.

World Obesity Day: i dati

Secondo i dati della World Obesity Federation e dell’OMS nel mondo sono quasi 2 miliardi gli adulti con sovrappeso, di cui oltre 800 milioni affetti da obesità.

L’obesità è anche il principale fattore di rischio per diverse complicanze tra cui malattie cardiovascolari, diabete tipo 2, ipertensione, malattia coronarica e cancro.

Queste complicanze influiscono sulla qualità della vita e sulla sua durata.

“Ci sono dei dati che dimostrano che nei non fumatori un paziente donna con obesità ha un’aspettativa di vita media che è 7 anni in meno del paziente normopeso, nell’uomo sono 6 anni.

In Europa abbiamo una prevalenza di obesità mediamente intorno al 20%.

Se la crescita continua con questo ritmo tra poco raggiungeremo il 50%.

Inoltre, in alcune aree d’Europa c’è più del 90% della popolazione che è in sovrappeso o affetto da obesità”, dice Busetto.

L’obesità quindi, può essere la causa di tutte le altre patologie che impattano anche sul servizio sanitario nazionale.

“Almeno l’80% dei casi di diabete di tipo 2 sono in persone che hanno un sovrappeso e un’obesità.

Queste persone non avrebbero il diabete se il loro sovrappeso e la loro obesità fossero curate adeguatamente.

In termini di mortalità stimiamo ogni anno che in Europa sono circa 350 mila i morti e 7 miliardi di euro di spese sanitarie legate alla cura delle patologie indotte dall’obesità e dell’obesità stessa.

La situazione italiana non è diversa, siamo nella media del dato europeo.

Nei due sessi la prevalenza media dell’obesità in Italia è intorno al 10%.

Se andiamo a vedere le classi di popolazione in cui la prevalenza è maggiore, cioè l’età media, l’Italia ha dei numeri che sono nettamente superiori”, spiega Busetto.

“L’obesità deve smettere di essere considerata una condizione legata a errori di comportamento individuali e deve essere considerata almeno alla pari di qualsiasi altra malattia cronica”, conclude il professor Busetto.

Chirurgia bariatrica: come e quando può essere di supporto

“Quando l’obesità è grave, la possibilità di perdere peso in modo duraturo è estremamente rara, non impossibile ma rara, quindi in questi casi la chirurgia rappresenta la soluzione al problema”, dice Diego Foschi, professore ordinario di chirurgia generale, Ospedale San Giuseppe IRCCS MultiMedica Università degli Studi di Milano.

“Il primo scopo che deve avere qualunque intervento sull’obesità è rendere l’attesa di vita maggiore e ovviamente anche rendere la qualità di vita migliore e la chirurgia è in grado di farlo, anche se rimane una soluzione estrema.

Però a fronte di un tasso di obesità della popolazione, che è rimasto nel corso degli anni abbastanza costante, la chirurgia dell’obesità è cresciuta di almeno 3 volte.

Infatti, nell’ultimo decennio c’è stata una progressiva presa di coscienza da parte di professionisti e medici ma anche da parte delle persone che una soluzione c’era, ed era la chirurgia”, dice Foschi.

“La crescita della chirurgia è da considerare il frutto di scelte corrette nell’intervento chirurgico.

La storia della chirurgia ha 2 fronti:

  • Chirurgia restrittiva, cioè interventi che limitano l’introduzione del cibo.
  • Interventi che limitano l’assorbimento del cibo.

Questi 2 fronti però, sono estremi ed entrambi nocivi.

Oggi noi disponiamo di interventi molto semplici che sfruttano uno o l’altro principio ma in un modo delicato.

Gli interventi sono:

  • Bendaggio gastrico, che sta progressivamente scemando proprio perché è un intervento esclusivamente restrittivo.
  • Riduzione dello stomaco verticale che ha diversi vantaggi rispetto alla gastro restrizione.
  • 2 tecniche miste, in cui tocchiamo in parte anche l’intestino, che sono le 2 forme di bypass gastrico: a Y e ad anastomosi singola.

Questi sono i principali interventi che si fanno in Italia (85%) e sono semplici e sicuri”, dice Foschi.

La sicurezza è da attribuire al miglioramento tecnologico che negli ultimi 20 anni ha portato la chirurgia bariatrica a essere la branca chirurgica più tecnologica.

“Il 97% del 2005 e il 99% oggi degli interventi di chirurgia bariatrica viene fatto con tecnica mini invasiva.

Infatti, è una chirurgia molto sofisticata, e per il momento è l’unico sistema terapeutico che consente nel lungo periodo un’efficacia.

È un ottimo sistema terapeutico anche perché è un lavoro d’equipe: medici interni, endocrinologi, dietologi e psicologi, preparano il paziente e lo seguono con attenzione prima, durante e dopo l’intervento.

Il Covid purtroppo, nel corso dello scorso anno, ha portato una riduzione della chirurgia bariatrica del 28%.

Inoltre, anche sul tema dell’utilizzazione delle risorse si ha avuto una riduzione simile per l’intera attività chirurgica.

La pandemia ha,  in molti casi, bloccato il rapporto tra specialisti e pazienti, e questi ultimi si sono trovati senza assistenza, anche a causa degli ostacoli fisici a raggiungere gli specialisti.

Questo ha causato diversi problemi, infatti succede che la gente non ha risposte e che, comunque, ha una difficoltà enorme nell’accompagnamento dell’intero percorso.

Anche perché dopo l’intervento di chirurgia bariatrica ci sono circa 2 anni di lavoro di un team multidisciplinare intorno al paziente”, conclude il professor Foschi.

Obesità e politica

Il 13 Novembre 2019 fu approvata con parere positivo del Governo alla Camera dei Deputati in maniera unanime la mozione che impegnava il Ministero della salute a riconoscere l’obesità come una malattia grave e cronica.

Con la mozione dell’Onorevole Pella infatti, si chiede al Governo e alle istituzioni di iniziare ad affrontare l’obesità come malattia, caratterizzata da costi e incidenza sulla popolazione.

All’interno della mozione Pella si “raccontano” anche  i numeri dell’obesità in Italia che riguarda circa il 10% di tutta la popolazione, un numero di obesi di circa 6 milioni.

Questi 6 milione portano con sé: problematiche personali, stigma e bullismo, soprattutto nei confronti di giovani con obesità.

L’Onorevole Pella con la sua mozione impegnava il Governo a una serie di azioni tra cui intraprendere iniziative congiunte e sinergiche di informazione alla popolazione e ai pazienti.

Nel mondo le persone con obesità sono ancora oggetto di stigma clinico prima ancora che sociale, una forma di discriminazione nel proprio diritto di accesso alle cure e al trattamento.

“Dobbiamo passare dalla proposta parlamentare, approvata a Novembre 2019, a un esempio di collaborazione tra le componenti politiche, quasi un caso di scuola nell’interazione tra il potere legislativo ed esecutivo.

Quindi all’azione sia a livello ministeriale che governativo affinché le cure e i trattamenti per le persone con obesità siano pienamente riconosciuti e inseriti nei percorsi adeguati.

Gli impegni politici devono diventare concreti attraverso 2 principali percorsi cioè l’inserimento dell’obesità nei LEA (livelli essenziali di assistenza) e nel piano delle malattie croniche”, dice il Presidente dell’intergruppo obesità e diabete, l’Onorevole Roberto Pella.

“L’obesità è una malattia e non un fattore di rischio, questo deve essere il nuovo modo di pensare.

Infatti è arrivato il momento di farla entrare nel piano delle cronicità e far si che le persone che soffrono di questa patologia non vengano considerati dei malati di serie B, che non vengano penalizzati.

È fondamentale attuare il piano nazionale sull’obesità e quindi rendere armonica l’attività di contrasto a questa patologia che non è solo prevenzione ma è anche cura, formazione degli operatori socio sanitari e ricerca.

La ricerca negli scorsi anni è stata fin troppo sotto finanziata.

Ora invece, molti dei nostri finanziamenti andranno in ricerca e formazione”, dice il neo sottosegretario di Stato al Ministero della salute, il Senatore Pierpaolo Sileri.

Sensibilizzazione, informazione e prevenzione devono essere le parole chiavi della nostra azione, volta a contrastare questa patologia in continua crescita.

Il tema dell’obesità è già al centro dell’attenzione della Camera dei Deputati del Parlamento.

Abbiamo approvato alcune risoluzioni che impegnano il Governo a intervenire sul tema delle pubblicità dei prodotti alimentari e di bevande inappropriate per bambini.

Sono ancora tanti i versanti sui quali possiamo lavorare ed è importante farlo insieme”, dice la Presidente della 12esima commissione affari sociali della Camera dei Deputati, l’Onorevole Marialucia Lorefice.

Il World Obesity Day ha trasmesso 3 parole chiave: protection, understanding, education.

“Nell’ottica di questi messaggi è necessario aumentare la consapevolezza e migliorare le politiche.

Il compito di Open (Obesity Policy Engagement Network) è quello di sensibilizzare, portare all’attenzione e ingaggiare la politica nella problematica obesità”, dice il professore Andrea Lenzi.

Open è un’iniziativa globale che ha lo scopo, attraverso il confronto reciproco e lo scambio di best practice, di sostenere il percorso nazionale di ogni membro aderente per il raggiungimento degli obiettivi di policy per la prevenzione e la cura dell’obesità.

“È compito di noi medici fornire alla politica gli strumenti per identificare il come, il dove e il quando e ovviamente l’accesso ai LEA come patologia registrata e considerata tale”, conclude Lenzi.

App BEOK! e spot sociale

Fanno parte di una campagna informativa rivolta alle persone con obesità lanciata in occasione del World Obesity Day, che si celebra il 4 Marzo: un’app e uno spot sociale.

L’app “BEOK! – Path to fight obesity”, è stata creata con l’obiettivo di aiutare in modo continuativo, attraverso attività specifiche, le persone con obesità a migliorare il proprio stile di vita e raggiungere così un miglior benessere.

Un team di consulenti specializzati ha creato una serie di video che affrontano la vita quotidiana sotto molteplici aspetti:

  • Tutorial di ginnastica dolce e yoga.
  • Video motivazionali che aiutano a migliorare la propria positività.
  • Trucchi e astuzie per migliorare la propria dieta con gli alimenti più salutari, come cuocerli e servirli o su come fare la spesa, porzionare i piatti, gestire la cucina.
  • Consigli pratici per migliorare la qualità del sonno.

Accanto a questi aspetti pratici che investono la vita quotidiana, la app aiuta a inquadrare l’obesità come malattia che investe sia aspetti fisici che psicologici, per aiutare il paziente a prendere coscienza della propria condizione.

“Abbiamo dato vita a questa iniziativa proprio in occasione del World Obesity Day il 4 Marzo, di cui condividiamo le finalità: far crescere la consapevolezza a livello sociale che l’obesità è una patologia e come tale è ufficialmente riconosciuta.

Quindi, la condivisione di esperienze, la sensibilizzazione sociale, uno stile di vita più sano e salutare sono gli obiettivi che accomunano la nostra app a un contesto internazionale”, spiega la dottoressa Maria Chiara Fontanella.

Oltre alla app BEOK!, fa parte dell’iniziativa anche uno spot sociale in corso di creazione, che uscirà sulle tv nazionali.

L’idea prende ispirazione dalla mozione parlamentare approvata nel 2019 che impegna il Governo a riconoscere l’obesità come malattia cronica e ad avviare una serie di azioni sociali, educative e informative.

“Abbiamo deciso di supportare la app BEOK! per andare incontro ai pazienti con consigli sulle attività e il percorso da intraprendere per prevenire e curare questa patologia.

In linea con la nostra missione di alleviare il dolore, ridonare salute e prolungare la vita dei pazienti, cercando di creare consapevolezza su questa patologia”, ha spiegato Emanuele Abate, business director surgical innovations Medtronic Italia.

About Emma Rota

Laureanda in Scienze della Comunicazione, da sempre curiosa e affamata di nuove esperienze. Viaggia ogni qual volta le sia possibile, legge, si documenta, osserva quanto la circonda arricchendo così il suo bagaglio personale di conoscenze. Grande appassionata di moda e di tutto ciò che riguarda il settore. Cresciuta in mezzo alla natura, è un’autentica amante degli animali, attenta e rispettosa nei confronti dell’ambiente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »