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Luca Platini, viaggio ai confini del mondo

Luca Platini, viaggio ai  confini del mondo

Luca Platini, piemontese doc animato da grande amore per la sua terra – come dimostra l’impegno all’interno di associazioni volte alla promozione del territorio dell’Alto Piemonte attraverso l’organizzazione di eventi e la valorizzazione della gastronomia, della tradizione e della cultura locale – ha sfatato un mito.

Chiusi, introversi, poco ospitali e “bugia nen”, ovverosia statici nel loro immobilismo geografico: sarebbero questi i piemontesi, a giudizio dei detti popolari.

Luca Platini, invece, dimostra l’esatto contrario nel suo ultimo romanzo, “Il Benefattore di Emozioni”, per il quale ha scelto una localizzazione geografica ai confini ultimi dell’Europa: Tarifa, un piccolo comune andaluso, il più meridionale dell’Europa continentale.

Come se questo non bastasse, ha aggiunto per i suoi personaggi peregrinazioni in tutta Europa, che solo in ultima battuta li portano proprio lì, in un paese amato forse solo dai surfisti perché battuto dal vento di levante, che si infila di prepotenza nello stretto di Gibilterra per raggiungere l’Oceano, portando con sé nebbia e pioggia.

Ma Tarifa è anche, nelle pagine del romanzo, un luogo simbolico, che rappresenta il limite ultimo del viaggio sia reale che interiore compiuto dai protagonisti: c’è un momento in cui, per tutti, arriva la resa dei conti e la loro avviene proprio lì, all’interno di un vecchio faro.

Per alcuni di loro esso sarà il simbolo della luce, del ritorno alla vita, per altri il buio al termine della loro esistenza.

Il gioco del doppio nel romanzo di Luca Platini

Sono molti i protagonisti che l’autore ha deciso di mettere in azione, ma uno solo ruberà la scena a tutti gli altri, dimostrando di essere colui che regge le fila dei burattini.

Con un accorto escamotage narrativo i lettori capiscono chi sia questo personaggio solo nelle ultime pagine del racconto, senza che i giochi siano stati precedentemente svelati neppure attraverso indizi seminati qua e là.

Romanzo corale, così potremmo definirlo, perché in una fase iniziale seguiamo il cammino attraverso l’Europa e l’Africa di una quindicina di personaggi, apparentemente privi di qualsiasi legame.

In realtà ognuno di loro nasconde un animo pirandelliamo e si manifesta non per quello che è realmente: alcuni giocano allo scambio di identità, altri celano gelosamente la propria, altri ancora la ostentano con fermezza, cercando di occultare prima di tutto a se stessi il proprio lato oscuro.

Sono uomini e donne alla deriva che stanno cercando di ritagliarsi un futuro accettabile, animati da grandi, a volte spropositati sogni o da uno spirito di rivalsa contro chi ha intralciato il loro cammino, o ancora dalla faticosa scoperta di se stessi, di un’identità sempre soffocata.

E’ una forza centripeta ad essi ignota ad attirarli tutti a Tarifa, nello specifico ad alloggiare al Motel Estrella del Sur, gestito da Rafael Llaneza, che lo ha ereditato senza troppa gioia, come appare evidente dal modo in cui lo conduce.

Stanze piccole, cucina casalinga gestita da Magdalen (quando ci sono le pesetas per fare la spesa), relativa discrezione, dato che ogni nuovo arrivo è motivo di illazioni da parte di chi già alloggia e diventa in alcuni casi oggetto di un’attenzione non sana, quasi perversa.

L’estrazione sociale e le motivazioni dell’alloggiamento all’Estrella del Sur sono le più varie: si incontrano una coppia di giovani ladri che hanno lasciato alle loro spalle rapine in diverse città europee, un imprenditore torinese a cui hanno rapito il figlio e che si prepara a pagare il riscatto accompagnato da un investigatore estraneo a qualsivoglia cliché, un pittore che non riesce più a dipingere, che ha perso l’ispirazione e il tratto che hanno contrassegnato le sue opere metafisiche.

A questi si aggiungono due sposi in viaggio di nozze (a Tarifa??) colti da tardive preoccupazioni sulla loro vita di coppia, nonché quattro giovani sin troppo spensierati giunti alla terra di confine per festeggiare un addio al celibato, con i portafogli troppo gonfi e il buonsenso troppo limitato.

Attese snervanti, giochi di sguardi accattivanti o volutamente erotici, scambi di battute in pubblico alla presenza di orecchie sin troppo sensibili intrecciano la vita di tutti loro, nell’arco di un solo fine settimana.

Il deus ex machina di Luca Platini

C’è ancora un fondamentale attore in questa storia che si snoda a ritmo frenetico nell’arco di tre giorni, scandita da uno scorrere del tempo definito al minuto: il Benefattore di emozioni, colui al quale Luca Platini ha dedicato il titolo del suo romanzo, colui o colei di cui non sapremo nulla sino alla fine. Ma c’è, è presente ovunque e non solo a Tarifa.

Non sappiamo neppure se sia una persona o un’organizzazione complessa, se ne sia il capofila o se questo imbonitore di proseliti neanche esista, sappiamo solo quali terribili azioni vengano compiute lasciando la sua firma.

Sono atti terroristici che annientano la vita di persone innocenti, che non hanno un’unica localizzazione geografica, ma seminano il terrore in tutta Europa, dove nessuno si sente più al sicuro.

E poi, cosa significa benefattore di emozioni? Benefattore è termine derivato dal latino, bene facere, donare in modo disinteressato il bene: come può allora dare la morte, annullare l’esistenza di chi non ha colpe? E quali sono le emozioni, i moti dell’animo che si vanno a generare? E-motus, ciò che si muove dall’interno verso l’esterno, ha valore neutro, può essere positivo o negativo, dare piacere o dare sofferenza: quale dunque lo scopo di questo benefattore, che più di un deus ex machina greco ci ricorda un Grande Fratello orwelliano?

Il Benefattore non scherza, quando si mette all’opera, la giustizia di tutta Europa brancola nel buio e costruisce ipotesi volte più che altro a dare una blanda rassicurazione, costruite come sono sul nulla.

Svelare la sua identità, capire come le vite di coloro che alloggiano all’Estrella del Sur siano state coinvolte da questo mostruoso meccanismo sarà l’ultimo atto del romanzo, il cadere di un velo che sfido qualunque lettore a dire “io lo sapevo che era stato messo lì”.

La macchina del tempo del romanzo di Luca Platini

Un tassello importante di questo romanzo è l’uso del tempo fatto dall’autore, inteso sia come tempo narrativo che come tempo cronologico.

La storia non si svolge ai giorni nostri, ma nel 1990, l’anno dei Mondiali di calcio in Italia.

Il fine settimana clou è quello in cui la mancata magica avventura ebbe inizio, l’8/9/10 giugno 1990, giorni in cui il narratore conduce un intreccio di molti fili con sapiente maestria, dando ai minuti che scorrono un ruolo fondamentale.

Si può presumere che l’autore, benchè fosse solo un ragazzino di undici anni, sia stato trasportato nella magia di quell’avvenimento, tanto da ricostruirne i diversi passaggi in apertura di ogni capitolo (e sono ben 63!) con citazioni da quotidiani nazionali a cui si alternano drammatiche notizie di quella che era la politica dei mancati equilibri a livello internazionale in quel difficile anno.

Sono passati trent’anni e più da allora, la Storia ci ha consegnato la conclusione di ogni vicenda, dai vincitori dei Mondiali di Italia ’90 alla morte dei temibili dittatori di quel momento, ma non ci permette di leggere come superate, anacronistiche al giorno d’oggi, le vicende dei protagonisti del racconto.

La follia umana, la bramosia di affermazione, il torbido che si nasconde nelle pieghe dell’animo umano erano e purtroppo sono sempre uguali.

Continuare ad aspettare un benefattore di emozioni positive per iniziare un nuovo corso è solo l’ennesima illusione: solo noi possiamo esserlo, ognuno per sé e a cascata per gli altri, per cancellare le tenebre dal nostro animo e tornare a credere fiduciosi.

Luca Platini, viaggio ai confini del mondoAUTORE : Luca Platini

TITOLO : Il benefattore di emozioni

EDITORE : Buendia Books

PAGG. 296     EURO 15,50  (disponibile versione eBook euro 4,99)

 

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Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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