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Riccardo Gazzaniga, la storia di Adolf Eichmann e Zvi Aharoni

Riccardo Gazzaniga, la storia di Adolf Eichmann e Zvi Aharoni

Ispettore nella Polizia di Stato, dove lavora dal 1996, Riccardo Gazzaniga dice di sé di avere due vite, una da poliziotto e un’altra da scrittore.

Niente di più vero, dal momento che la seconda lo ha portato a pubblicare racconti e romanzi vincitori di numerosi premi letterari e la prima, vissuta a Genova, gli ha offerto spunti importanti su cui riflettere e poi scrivere.

Dalla stesura dei verbali e delle relazioni è passato a narrazioni in cui il presente, anche se molto scomodo, ha avuto una parte rilevante, come nel caso degli scontri del G8 a Genova, diventando materia di osservazione più ampia possibile, con la messa a fuoco di problemi irrisolti e irrisolvibili.

Anche il passato ha però stregato lo scrittore, un passato che ancora bussa alle nostre coscienze, che ci ricorda ogni giorno come il male sia un abisso profondo senza fine, come l’uomo possa dimenticare la sua cifra distintiva, l’umanità stessa, e trasformarsi in una belva.

Parole come Olocausto, soluzione finale, genocidio non hanno bisogno di ulteriori spiegazioni: chi si è reso responsabile di queste azioni non sempre ha pagato il suo debito col genere umano, il processo di Norimberga ha delineato i confini della Giustizia, ma non sempre è riuscito a metterla in atto.

Riccardo Gazzaniga ha studiato la vicenda di uno dei personaggi che per molti anni sono riusciti a eluderla, Adolf Eichmann, trasformandolo nel protagonista di un romanzo sfuggente alle etichette, “In forma di essere umano”.

In queste pagine la realtà storica è romanzata solo marginalmente, forse anche perché la realtà supera spesso la più fervida delle immaginazioni.

Le pagine che raccontano l’individuazione e la cattura nel 1960 di questo criminale di guerra in Argentina ripercorrono quelle che furono realmente le azioni del Mossad e dei suoi agenti segreti.

Riccardo Gazzaniga racconta la storia di una preda sempre in fuga e di un instancabile cacciatore

Su Adolf Eichmann, responsabile di una sezione del RSHA col grado di SS-Obersturmbannführer, molto è stato detto e scritto, a cominciare dal fondamentale lavoro di Hannah Arendt, La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme.

Il lavoro di Riccardo Gazzaniga si pone su un piano diverso, lasciando da parte giudizi di merito e riflessioni etico-filosofiche sulla genesi del male: in lui prevalgono i fatti, così come si sono succeduti dal 26 febbraio del 1960 sino al 31 maggio del 1962, data in cui fu eseguita in Israele la condanna a morte dell’imputato.

La narrazione si focalizza sui mesi in cui, dopo l’individuazione del fuggiasco in Argentina, fu messo in atto dal Mossad israeliano un piano strategico che conducesse all’individuazione certa, non solo possibile, di Eichmann, alla sua cattura e alla sua prigionia, in attesa del suo allontanamento forzato dal Sud America, in sostanza un rapimento.

Riccardo Gazzaniga conduce la sua narrazione in modo serrato, non lascia spazio a tempi lenti, diventa il narratore di una corsa contro il tempo, quella che doveva impedire al ricercato di sottrarsi alla cattura e al governo argentino di intervenire in merito.

Ci sono due uomini che si fronteggiano senza incontrarsi, da una parte Adolf che si è trasformato in Ricardo Klement e lavora come operaio alla Mercedes, vive in ristrettezza insieme alla moglie Vera e ai loro figli in una casa senz’acqua corrente e senza luce, rimuginando sul potere detenuto nella Germania nazista.

Dall’altra c’è Zvi Aharoni, agente del Mossad che ha fatto della cattura del suo nemico il senso del suo tempo e del suo lavoro: troppe piste negli anni precedenti al 1960 si sono rivelate sbagliate, questa volta non si può fallire, visto che le informazioni ottenute sembrano essere fondate.

Un cacciatore sanguinario si è trasformato in preda, un uomo che avrebbe potuto essere la sua preda ne è diventato il cacciatore, pronto ad agire in nome dei sei milioni di ebrei che sono stati condannati a morte e dispersi come fumo attraverso un camino.

La scelta di Riccardo Gazzaniga è stata quella di scendere all’interno dei due uomini, cercando di immaginarne i pensieri, le ansie, persino le paure, dando poi voce alternativamente ad entrambi, in modo da tenerli perennemente in un atteggiamento di confronto aperto.

Che cosa resta del nazista arrogante e prepotente nella casa fatiscente di Buenos Aires?

La tracotanza, l’imperturbabilità, la ferocia dell’uomo che elaborò il piano di espulsione dalla Germania degli ebrei per poi passare a inviarli nei vari campi di sterminio hanno lasciato il posto al basso profilo di un uomo di poco conto che trova la sua unica, vera soddisfazione nello scrivere i suoi ricordi di nazista, non volendo dimenticare nulla del suo passato.

Smettendo la divisa, che egli ancora vagheggia, non ha però potuto cancellare le  sue azioni, che lo schiacceranno nel momento finale, quando la sua difesa di se stesso come mero esecutore di ordini, soldato fedele ai suoi superiori sarà confutata in un tribunale israeliano.

Il male è davvero banale?

Eichmann è stato davvero ciò che ha cercato di far credere durante il suo processo, un uomo privo di capacità decisionali e dunque non colpevole di sterminio?

Eichmann/Klement è inoffensivo, spaventato all’idea di essere smascherato, pronto a ordire trame nei confronti di chi potrebbe svelare la sua identità, ma la paura non include il rimorso, mai.

Zvi Aharoni non sembra nutrire dubbi, i suoi appostamenti, i piani concertati con superiori e collaboratori, le indagini maniacalmente condotte sul campo, nascosto alla vista ma sempre pronto a cogliere il minimo cenno di conferma non fanno di lui un uomo insensibile: l’obiettivo che egli persegue rappresenta un atto di giustizia, nulla di più o di meno.

Riccardo Gazzaniga individua e racconta tre momenti fondamentali, la preparazione, la realizzazione, il processo e la sentenza finale.

Proprio quest’ultima ci lascia un’ultima immagine di Eichmann poco empatica, come nella realtà è stato.

Senza mai rinnegare il suo passato e la sua ideologia egli ha però rifiutato di  attribuirsi colpe, dipingendosi come un arido burocrate, non come un uomo di comando, ma furono proprio gli uomini grigi e complici come lui a consentire la soluzione finale, a incarnare talora anche la banalità del male.

Uomini tenaci come Aharoni hanno fatto sì che il sipario non calasse mai definitivamente sul processo di Norimberga, che alcune esemplari condanne non bastassero a concedere l’impunità e una nuova vita ad altri uomini collusi col potere nazista.

Il bel libro di Riccardo Gazzaniga ci riporta a quegli anni, a quegli uomini, alle loro fughe e alle loro condanne, tenendo viva la memoria di un passato che ancora brucia.

Al termine del suo racconto, in una nota finale l’autore indica minuziosamente le opere consultate e le scelte di finzione operate, in modo da offrire ulteriori possibilità di approfondimento.

Credere nella banalità del male non significa concedere attenuanti a uomini come Eichmann, bensì togliere loro l’aura di eroi e di vittime da essi stessi costruita, riportandoli alla loro giusta dimensione, affinchè nulla di simile possa mai più accadere.

 Riccardo Gazzaniga, la storia di Adolf Eichmann e Zvi Aharoni AUTORE : Riccardo Gazzaniga

TITOLO : In forma di essere umano

EDITORE : Rizzoli

PAGG.  516            EURO 17,00  (versione eBook euro 9,99)

 

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario dopo una vita spesa tra i banchi di scuola. Amante dei libri, dei gatti e dei viaggi, considera la lettura lo strumento più efficace per crescere, migliorarsi e trovare il proprio posto nel mondo.

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