Home / Libri / La vita a trent’anni, fotografata da Paolo Ruggiero
La vita a trent’anni, fotografata da Paolo Ruggiero

La vita a trent’anni, fotografata da Paolo Ruggiero

  “La grande stagione” di Paolo Ruggiero è un romanzo d’esordio in cui si riflette come in uno specchio una generazione di trentenni, uomini e donne che hanno ubbidito all’imperativo del divertimento, del vivere il tempo come se esso fosse dilatabile all’infinito, del rinunciare a fare delle scelte difficili a vantaggio di altre più soddisfacenti, anche se fragili come carta velina.

Il suo sguardo si posa su di loro per scannerizzarli fin nell’intimo attraverso il suo emblematico protagonista, Livio, che ha dilazionato la consegna della tesi di Laurea per spostare in avanti il momento della responsabilità, quello in cui non si è più studenti (anche se abbondantemente fuori corso), ma si diventa adulti, capaci di badare a se stessi mediante un’attività lavorativa con la quale ci si stacca definitivamente dall’alveo familiare.

Copywriter e fotografo, consulente webmarketing, caporedattore, responsabile ufficio stampa per numerosi eventi e responsabile editoriale, giornalista pubblicista dal 2004 l’autore ha collaborato con numerosi periodici come redattore (in particolare su tematiche di design, architettura, tendenze urbane) e fotografo free-lance.

La sua ricca esperienza lavorativa si riflette nella sua scrittura, nel suo narrare ma soprattutto nel suo descrivere e fotografare semanticamente i luoghi in cui Livio si avventura nel volgere di alcuni mesi.

I luoghi d’elezione di Paolo Ruggiero

E’ una terra difficile, fatta di uomini e donne caparbiamente lavoratori quella che ha dato i natali a Livio e in cui lui spesso ritorna, attraversando in auto senza fretta i luoghi della sua prima autocoscienza, dove la morte prematura del padre, pilota caduto in volo col suo biplano, lo lasciò troppo presto senza risposte.

E’ un Friuli tagliato da autostrade che attraversano campi di frumento, che si lasciano ai lati vigneti e porzioni superstiti di boschi, luoghi della memoria abbandonati senza rimpianti a diciannove anni per andare a studiare in città, a Bologna.

Da allora di anni ne sono trascorsi quasi dieci, la tesi di Livio è finalmente stata depositata ed è ora di volgere lo sguardo altrove.

Ma prima di lasciarla, la si vuole vivere ancora per breve tempo, spremendola sino al limite: serate con gli amici di sempre come Jaco, aperitivi che si rimpallano da un locale all’altro, ma soprattutto nessun impegno affettivo e donne che si susseguono senza lasciare traccia.

E’ così bella la Bologna decadente che Paolo Ruggiero ci racconta, scattando istantanee della sua vivacità e della sua atmosfera da eterni adolescenti che ce la rendono viva e palpitante come per Livio.

La laurea mette fine all’edonismo fine a se stesso e contempla presupposti che non si possono più evitare: Livio cerca e trova lavoro in un’agenzia pubblicitaria di Bologna, dopo aver scartato Milano che giudica dura da digerire.

La sua passione per la fotografia ha giocato a suo favore, si lavora nel turismo, pubblicizzando i viaggi non più attraverso le guide cartacee bensì mediante siti appositamente costruiti. Poiché l’agenzia è francese, anche la buona conoscenza della lingua, retaggio dell’Erasmus, ha avuto buon gioco.

L’autodisciplina che si impone lo aiuta a entrare nella nuova dimensione, anche se non è facile cambiare prospettiva, adeguarsi alle richieste compulsive, affrontare la possibilità di nuovi scenari, come un trasferimento nella sede di Parigi.

Si fa, si deve fare, forse è il biglietto vincente della lotteria della vita.

Livio non è nuovo alla città, vi ha trascorso i mesi dell’Erasmus, ma ci torna da uomo, da adulto, pronto a investire sulle sue potenzialità.

Le descrizioni di Parigi attraverso gli occhi e l’obiettivo del protagonista sono tra le più belle regalateci da Paolo Ruggiero: la città palpita attraverso le sue parole, è viva e pulsante, è come se sulla bicicletta di Livio ci fossimo anche noi, inebriati dal vento della capitale.

Sei mesi come tempo per la formazione, prima di affrontare la prima grande delusione, il fallimento dell’aver scommesso su se stessi.

Il Friuli, Bologna, Parigi: manca ancora un tassello per completare il percorso geografico e temporale, manca la Grecia: qui, in un’isola minuscola scoperta a diciannove anni durante il viaggio post diploma con gli amici, torna Livio, con tante domande e poche risposte su se stesso e sul suo vivere, cercando di chiudere un cerchio importante, tra colori accecanti che possano fargli scordare il grigio reale e metaforico della sua vita precedente.

La ricerca del tutto nel racconto di Paolo Ruggiero

Per trovare ciò che va cercando Livio deve compiere un gravoso percorso della memoria, colmare i vuoti lasciati dalla morte del padre, da un’infanzia troncata dalla morte dell’uomo che ammirava più di ogni altro.

Il web gli appare come un utile supporto: apre una pagina in cui chiede aiuto per cucire i suoi strappi attraverso persone che sappiano qualcosa di quel giorno, di quel pilota, di quel piccolo velivolo scomparso dietro gli alberi, tra i vigneti.

E più di uno risponde, a volte con particolari quasi insignificanti, altre con tasselli importanti, chiarificatori.

Paolo Ruggiero, che dimostra in questo romanzo di conoscere  a fondo la forza delle parole, sa anche quale potenza e prepotenza possano essere celate nelle immagini, come queste fissino una volta per sempre un momento, un affetto, una risposta.

Un’immagine è un dono: una serie di immagini contenute in un rullino mai sviluppato, miracolosamente salvatosi dall’incidente aereo, sono il mezzo  con cui Livio riuscirà a far pace col suo dolore passato, a guardare meno indietro e più avanti.

E’ come se gli avessero riconsegnato un pezzo di vita del padre, a lui che padre non vuole diventare, che ha paura del chiudersi a guscio richiesto ai neogenitori, che rifugge dal tipo di vita condotto dai suoi coetanei affascinati dalla genitorialità.

Chissà, è forse anche per questo che Paolo Ruggiero gli ha negato una vita sentimentale appagante: le tante donne che attraversano le notti di Livio sono evanescenti, non hanno storia né durata, sono solo sesso da cultore, figurine di un album senza spessore.

Minuziosamente descritta dall’autore, la vita sessuale di Livio appare molto triste, non è che una funzione fisiologica da espletare come molte altre, una richiesta dei suoi istinti primordiali più che un’espressione del proprio essere e del proprio sentire.

Sarà forse una greca a scalfire la superficie della sua impenetrabilità? Potrebbe essere, perché tornato nell’isola greca di K, dove coi suoi amici visse un’estate di inconsapevole ebrezza giovanile, egli pare aver trovato un nuovo equilibrio, aver recuperato il lento vivere mai assaporato, la leggerezza smarrita nei frenetici anni precedenti.

Qual è, dunque, la grande stagione di Livio?

Quella del bambino innamorato di un padre aviatore, pronto a salire con lui nella carlinga?

Quella dello studente perenne a Bologna, pronto a procrastinare l’assunzione di responsabilità perchè troppo divertito da una città che gli appare come un grande Luna Park?

Quella vissuta a Parigi in due tempi distinti, dolorosa nelle sue conseguenze?

O forse quella che sta per essere vissuta a K, costruita sugli straordinari ricordi ammassati sul limitare dell’adolescenza?

Ognuna lo è stata in parte o lo sarà nella realtà o nei ricordi, nei racconti lucidi e penetranti del protagonista, finalmente disposto (forse) a svestire per sempre i panni di Peter Pan.

 La vita a trent’anni, fotografata da Paolo RuggieroAUTORE : Paolo Ruggiero

TITOLO : La grande stagione

EDITORE : Castelvecchi

PAGG. 319,    EURO 19,50

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »